DELITTO NOEMI: RIGGIO, E IL CONTROLLO SANITARIO? RIVISITARE LA180

DI CARLO PATRIGNANI

Se il Ministro della Giustizia si è mosso per far luce sul delitto della 16enne Noemi di cui è accusato il fidanzato 17enne, avviando in loco un’indagine ispettiva, mi chiedo perchè non venga in mente un altro tipo di controllo, quello sanitario, che a mio parere doveva esserci: mi riferisco al fatto che il ragazzo aveva subito, in un anno, tre Tso, il trattamento sanitario obbligatorio.

A porre la richiesta del ‘controllo sanitario’ è lo psichiatra e psicoterapeuta Martino Riggio, che rafforza con riflessioni sull’inumano atto e sulla storia sanitaria del suo autore.

Mi pare di aver letto che era in cura al Sert, al centro per le tossicodipendenze, e che quindi i Tso, almeno presumo, siano scaturiti dall’abuso di sostanze. So, per esperienza personale, che è abbastanza raro che i Tso riconoscano come unica causa l’abuso di sostanze. Generalmente questa è concomitante a un disturbo psichiatrico più o meno grave, chiarisce subito e precisa: in genere si aspetta, si idrata il paziente, così da permettergli un allontamento rapido della sostanza e si valutano, quindi, successivamente le condizioni psichiche: se queste risultano non compromesse, si dimette il paziente, a volte revocando il Tso se questo è stato fatto.

Detto ciò a premessa del suo ragionamento, Riggio approfondisce l’analisi. Da quando è avvenuto questo fatto, io non ho mai letto quale fosse stata la causa del Tso e, se c’era una malattia, se questa veniva curata. Insomma, qual’è la diagnosi, cosa ha questo ragazzo? E’ un malato psichiatrico, un abusatore di sostanza, e quali, e quando ha commesso l’omicidio era sotto effetto di queste? E’ ovvio che non ci si può esimere dal conoscere questi dati che finora però non stati resi noti, ed è ovvio che cambia radicalmente la percezione del fatto se alle spalle c’è o no una malattia psichiatrica.

Una breve pausa, prima di affondare il bisturi. A tal proposito forse c’è un dato che va riportato, a mio parere molto significativo. Il ragazzo continua a dire che avrebbe ucciso Noemi per salvare i genitori di lei, che lei stessa voleva morti. Ovviamente questa è una affermazione totalmente astratta, priva di qualsiasi veridicità. E’ come dire – rimarca lo psichiatra – che glielo hanno comunicato i marziani. Ma forse è troppo incongruo. Lascerebbe pensare a certi convincimenti deliranti che portano il paziente alla certezza di qualcosa che, qualora viene comunicato, lascia ben vedere la fatuità, l’inconstistenza, la povertà del pensiero psicotico: non ho nessun mezzo per affermarlo, ma, se fosse così, siamo in pieno territorio psichiatrico e questo ragazzo sarebbe un malato di mente grave.  

A questo punto, la dettagliata e forbita analisi, si arrichisce di quesiti. Ci si potrebbe chiedere: perchè un malato così grave è stato possibile dimetterlo dal reparto psichiatrico dove era stato ricoverato in Tso? La risposta è semplicissima, non è possibile non farlo. Il Tso per legge dura sette giorni e, in casi eccezionali, può essere proprogato per altri sette giorni. La legge prevede, se necessarie, altre proroghe, ma così non accade quasi mai. Al settimo o al più al 14esimo giorno il ricovero diventa volontario: il paziente, al pari di tutti gli altri malati, può uscire dal reparto e quasi sempre, o sempre, se non c’è coscienza di malattia, chiede di esser dimesso.

Forte di una formazione di livello acquisita sul campo, Riggio puntualizza: se altre volte abbiamo puntato l’indice sulla formazione psichiatrica che deve essere in grado di intercettare anche da piccoli sintomi una malattia al contrario importante, adesso, in questo caso, mi sembra che nell’obiettivo ci sia l’intera legge 180.

E il j’accuse dello psichiatra e psicoterapeuta diventa culturale e politico. Occorre che la gente sappia. Perchè, secondo me, certe cose non vengono comunicate bene. L’Italia è l’unico paese al mondo a non avere ospedali psichiatrici. Questa legge democratica e all’avanguardia, la 180, nessun paese ce l’ha copiata. Vogliamo pensare al tempo di ricovero? In qualsivoglia branca, lo sceglie il medico in base alle condizioni cliniche del paziente. In psichiatria no. Il tempo di ricovero deve essere sancito per legge, come se ci fosse il pericolo di sequestare le persone. Dopo il secondo Tso, il paziente, se lo chiede, deve uscire. Quando esce gli viene fornito un appuntamento presso una struttura ambulatoriale dove dovrà andare. Se il malato è grave e non ha coscienza di malattia, quasi mai ci andrà. E nessuno lo cercherà. E vagherà per la strada fin quando per un motivo precipitante, non subirà un nuovo Tso.

L’analisi arriva al punto dolente che Riggio non elude, tutt’altro. Quando uno psichiatra fa discorsi di questo tipo si crea il vuoto intorno a lui, come se stesse facendo una apologia di fascismo e cose simili. Non parlo dei manicomi, so fin troppo bene come erano. Basta solo dire che i malati perdevano i diritti civili e non potevano, se picchiati, neppure sporgere denuncia. So benissimo che i manicomi diventavano spesso il mezzo con cui si allontavano da ‘buone famiglie’, figli un pò troppo ribelli. Ma io non intendo quello. Intendo ospedali psichiatrici dove possono essere ricoverati e curati, per un tempo debito, stabilito dagli psichiatri, con tutte le debite garazie, i malati psichiatrici.

La constatazione dell’assenza – per l’improfanabile tabù della 180 – di una sanità umana rivolta al benessere psichico, e non solo fisico, delle persone. Allo stato attuale questa possibilità non c’è e questo fa sì – conclude Riggio – non che vadano in giro pericolosi delinquenti da dover rinchiudere, ma che restino fuori dal circuito reale di assistenza e di cura, dei malati che certamente, da soli, non guariranno mai.