MARIA CALLAS : LA SIRENA CHE INCANTO’ IL MONDO

DI ELENA PINTORE

Artisti si nasce e si rimane artisti anche quando la voce non è proprio una meraviglia” cit. Maria Callas.

Il 16 settembre 1977 a soli 53 anni si spegneva a Parigi per un arresto cardiaco la regina indiscussa della lirica Anna Maria Cecilia Sophia Kalos, per tutti semplicemente Maria Callas o La Divina.

Nata a New York il 2 dicembre del 1923 da due farmacisti greci, non fu accolta con molto entusiasmo dalla famiglia. I genitori avevano già una figlia di 6 anni e soffrivano il lutto per la recente scomparsa dell’amato figlio maschio. Complice questo disinteressamento iniziale Maria venne registrata all’anagrafe con diversi giorni di ritardo.

Seppur non ardentemente desiderata dalla sua famiglia Maria visse una fanciullezza serena anche se in precedenza, a soli cinque anni, un fatto tragico rischiò di spezzarle la vita: investita da un’auto nella 192ma strada di Manhattan, rimase in coma per ventidue giorni.

Con il passare degli anni Maria mostrò il suo interesse per le lezioni di musica e canto a cui la sorella maggiore prendeva parte e da cui lei invece veniva esclusa per volere dei genitori.

Spiando di nascosto le lezioni, la Callas mostrò da subito il suo talento, davanti al quale i genitori non poterono far altro che arrendersi e utilizzare a proprio vantaggio.

A soli undici anni partecipò alla trasmissione radiofonica “L’ora del dilettante”, cantando “La Paloma” e aggiudicandosi il secondo premio.

Dopo il divorzio dei genitori si trasferì con la madre in Grecia dove continuò a studiare musica. Considerata un’ enfant prodige, Maria viene iscritta nel 1937 al Conservatorio di Atene. Un impegno non indifferente per la sua giovanissima età al quale dedicava anche 12 ore della giornata, mettendo in secondo piano attività e interessi tipici della fanciullezza. La musica sin da allora era e resterà sino alla fine della sua esistenza la sua ragione di vita.

Gli anni in Grecia non furono facili per la Callas, sopportò la miseria e la fame, ma con la fine della guerra arrivò la libertà e la prospettiva di un’esistenza serena.

In campo professionale arrivarono i primi successi, esordì con “Cavalleria Rusticana “nel ruolo di Santuzza e poi “Tosca”, che divenne il suo cavallo di battaglia.

Dopo una parentesi di due anni negli USA per riabbracciare il padre, nel 1947 si trasferisce in Italia ancora povera e senza soldi ma con una valigia carica di aspettative ed entusiasmo.

Tra le opere da “Gioconda”, “Tristano e Isotta”, “Norma”, “I Puritani”, “Aida” e “I Vespri siciliani”, “Il Trovatore” nascono amicizie importanti che caratterizzeranno la sua vita privata e professionale quali il maestro d’orchestra Arturo Toscanini che rimane da subito folgorato dal bel canto di Maria, ma anche personaggi come Luchino Visconti che la dirige a Milano, nel 1954, nella “Vestale” di Spontini, Pierpaolo Pasolini e Zeffirelli.

I successi si susseguono in tutta l’Europa e in America. La sua voce incanta, emoziona e stupisce. La vita privata inizia ad alimentare il gossip e l’aspetto mondano di Maria prende piede.

Nel 1959 lascia il marito di 27 anni più grande di lei e che probabilmente non ha mai del tutto amato, ma per cui ha provato un affetto paterno, di gratitudine per il riscatto sociale ed economico. Inizia una relazione con l’armatore greco Aristotele Onassis, definito “il collezionista di donne”. Sarà una storia d’amore intensa e passionale, vissuta nel lusso e nella sregolatezza, un amore da lei stessa definito “distruttivo, brutto e violento”.

Dalla loro unione nascerà un figlio, Omero , che non sopravvivrà più di qualche ora.

Il declino della cantante inizia nel 1964 con l’abbandono dell’amato Onassis che la preferisce a Jacqueline Kennedy.

La notizia è devastante per il soprano, arriva attraverso la stampa e da quel momento, il dolore e la delusione intaccheranno irrimediabilmente lo spirito della Divina, perdendo la luce e l’intensità che la caratterizzano.

Nel 1964 il ritiro dalle scene a Parigi. Sofferto, doloroso e definitivo. Da quel momento cala il sipario sulla vita professionale e mondana dell’artista.

La sua morte, sopraggiunta per arresto cardiaco nel 1977 nel suo appartamento di Parigi, è sempre stata avvolta nel mistero. Avvenuta ufficialmente per arresto cardiaco e ufficiosamente per suicidio per mezzo di barbiturici legato all’esaurimento nervoso.

Le persone che le furono vicine negli ultimi anni della sua vita smentirono con veemenza l’ipotesi del suicidio e confermarono che la Callas non superò mai l’abbandono del suo amato Onassis , cadendo nella spirale oscura della depressione. Cuore e fisico gravemente provati dalle pene d’amore sarebbero state la causa della prematura scomparsa dell’artista.

In realtà l’arresto cardiaco fu dovuto ad una malattia degenerativa di cui la Callas soffriva.

Nel 2010 uno studio di ricerca presentato presso l’Università di Bologna firmato da due noti foniatri, Franco Fussi e Nico Paolillo, rende noto che la cantante era affetta da dermatomiosite, una malattia che provoca un cedimento dei muscoli e dei tessuti in generale, compresa la laringe: di qui la discontinuità e il declino della voce che iniziarono a manifestarsi già all’inizio degli anni Sessanta.

Attraverso le registrazioni delle interpretazioni eseguite dal vivo con un’analisi spettrografica hanno verificato che già alla fine degli anni Cinquanta col famoso forfait alla prima della Norma di Bellini all’Opera di Roma, il registro della Callas era diventato mezzosoprano di qui la difficoltà nel raggiungere le note più alte.

L’ analisi della postura e la respirazione confermerebbero l’ipotesi, sostenuta anche dal medico della Callas, Mario Giacovazzo che la visitò nel 1975 e ne rivelò il segreto solo nel 2002: “La cassa toracica non si espandeva in corrispondenza delle prese di fiato ma si alzavano impropriamente le spalle e si contraevano i muscoli deltoidi. Insomma: il cedimento muscolare era evidente.”

Dopo la morte, i vestiti della Divina, sono andati all’asta a Parigi. Fisicamente di lei non rimane nulla: le ceneri sono state disperse nell’Egeo, una lapide la ricorda presso il cimitero monumentale parigino di Pere Lachaise .

Rimane di lei il ricordo di un’artista che ha incantato il modo con la sua voce, ha dato nuova luce e intensità ad un’arte conosciuta a pochi.

Il suo timbro vocale, le sue interpretazioni continuano ad emozionare e a rapire il pubblico di ogni genere ed età anche a distanza di 40 anni dalla sua scomparsa.

La dea che vivrà per sempre

«Era quasi una persona immortale incarnata nell’arte lirica, è stata per il canto quello che Toscanini è stato per la direzione d’orchestra». Queste le parole del maestro Riccardo Muti “grazie a lei, tornò a essere (forse per l’ultima volta) arte popolare, business, colonna sonora delle nostre vite. Merito del suo talento da “soprano drammatico d’agilità”, definizione ottocentesca riesumata per il suo timbro unico. Dotata di “tre voci” la sua eccezionale estensione vocale.”