CASO GHERSI. LA DESTRA SI VENDICA E METTE L’ANPI CON LE SPALLE AL MURO

DI NELLO BALZANO

Non può essere dimenticata l’ultima campagna referendaria della riforma costituzionale, lunga, aspra e ricca di colpi di scena, quello che forse più aveva creato problemi allo stesso PD è stato la querelle con l’ANPI, la posizione di invito al NO assunta dal presidente Carlo Smuraglia, vide la replica piccata della ministra Boschi: “I veri partigiani, quelli che hanno combattuto voteranno sì!”.
Una sfida che aprì profonde ferite nel PD, a partire dalla dura accusa dell’ex segretario Bersani di irresponsabilità del governo nel dividere il Paese, insomma qualcosa che non poteva spegnersi con la fine del referendum e la vittoria del NO, anzi questa rottura con l’ANPI da sempre protetti dalla sinistra del Paese, ma anche rispettati dalla componente politica moderata, creò seri problemi anche alla stessa associazione, diversi esponenti, che non si riconoscevano nella posizione di Smuraglia, rassegnarono le dimissioni dai ruoli ricoperti negli organismi nel territorio nazionale, insomma l’anziano popolo partigiano soffriva quella separazione con il partito erede della sinistra storica, non importava chi lo stava discutibilmente gestendo, ma il pericolo che la destra strumentalizzasse a suo vantaggio la vicenda non poteva essere permesso.
La frittata ormai era fatta, da lì in avanti l’ANPI perdeva la storica posizione di rispettosa neutralità, soprattutto si acuisce sempre più la distanza con gli italiani, da tempo sempre più disinteressati alla difesa della Resistenza partigiana; la crisi fornisce sempre più ossigeno alla destra nel facile ruolo di sostegno ad una sempre piú pesante “guerra tra poveri”, ogni piccola occasione per colpire i nemici storici non può essere lasciata scappare, come quella della lapide da dedicare alla tredicenne savonese Giuseppina Ghersi, stuprata ed uccisa dai partigiani dopo il 25 aprile del 1945, per la sua riconosciuta collaborazione con i fascisti.
La lapide sarà scoperta il 30 settembre a Noli, un piccolo comune del ponente savonese, in una piazza dedicata ai fratelli Rosselli, un particolare letto come provocazione di un consigliere comunale di centrodestra, dalla sinistra, ma soprattutto dal presidente provinciale Samuele Rago, che in un duro comunicato condanna questa celebrazione, ma soprattutto ricorda il ruolo della ragazza durante gli ultimi anni del fascismo, delazione e minacce, una condotta che ha visto una vendetta dei partigiani sicuramente atroce nella guerra civile che seguì la Liberazione, una delle tante migliaia che, seppur nella sua violenza, non può essere letto come un episodio di cronaca nera, al di fuori di un contesto cosí cruento.
Insomma un comunicato che in passato sarebbe stato la normale risposta ad un becero tentativo di revisionismo, diventa benzina sul fuoco anche all’interno del PD della provincia di Savona, vanno in secondo piano le atrocitá del fascismo, si evidenzia la violenza sulla tredicenne, dove in parte la cronaca odierna di molti reati sulle ragazze e donne probabilmente ha influito.
Tante polemiche e liti soprattutto sui social, amplificate a livello nazionale, tanto da spingere il presidente Smuraglia nel difficile ruolo di pompiere, qualcosa che viene lettto come una frattura con il suo omologo savonese Rago.
In tutto questo gli unici a sfregarsi le mani sono gli esponenti di Forza Nuova che hanno invitato alla massima partecipazione tutta l’estrema destra il 30 settembre nell’antica Repubblica marinara di Noli ed una sinistra sterilmente divisa.