“PAPA’ HA UCCISO LA MAMMA”. E CON LEI ANCHE LA LORO INFANZIA

DI ANNA LISA MINUTILLO

La lista dei femminicidi continua ad aumentare e con essa anche la scia di sgomento ed orrore che porta con sè.
Ad uccidere le madri di questi bimbi sono spesso i papà incuranti delle conseguenze che questo gesto contiene , ennesima dimostrazione di cieca follia ma anche di egoismo smisurato.
Bambini che in pochi attimi restano da soli e vengono a perdere i loro punti di riferimento, bambini che finiscono sulle pagine della cronaca e nei cuori di chi legge, bambini che avrebbero il diritto di vivere la loro vita in modo sereno ed equilibrato, ma spesso si ritrovano a stringere un cuscino nel buio della notte, pensando che sia la loro mamma ad essere accanto a loro , senza ricevere la buonanotte da chi gli ha donato la vita prima di andare a dormire.
La mamma protagonista dell’ennesimo caso di femminicidio e il padre, autore del delitto, paga con il carcere o con il suicidio. Per gli orfani di femminicidio inizia una “vita” nell’ombra e tutta in salita.
Il femminicidio raccoglie su di sé tutta l’attenzione che merita ma è un evento che coinvolge più soggetti che devono rimanere a sopravvivere elaborando questo dolore
Non bisogna dimenticare che il femminicidio è l’apice di un crescendo di violenze di ogni tipo a cui i bambini spesso hanno assistito, diventando vittime silenziose di quella che non a caso si chiama “violenza assistita”, con tutte le conseguenze devastanti del caso.
La cosa peggiore è che, se la visione delle scene di violenza domestica è per loro quasi “ordinaria”, molte volte sono presenti anche al momento dell’omicidio, cosa che li rende testimoni involontari dell’atto di ferocia più subdolo e atroce che ci sia.
Il loro dramma è più che primario visto che se lo porteranno dentro per tutta la vita ma anche fuori, nella vita di relazione, nei rapporti sociali, di scuola, di amicizia, di lavoro, perché qualcuno al tempo debito glielo ricorderà.
Nel nostro Paese non esiste una legge ad hoc che si occupi di questi bambini , tutto è demandato al Tribunale per i Minorenni, che decide con ampia discrezionalità caso per caso. Il più delle volte essi vengono affidati ai parenti più prossimi, i nonni, spesso materni, gli zii.
Quando dopo una simile tragedia, le famiglie dei genitori non sono in grado di occuparsi dei nipoti, si ripiega sull’affidamento ad altre famiglie, o all’adozione.
Questi bambini vivono una condizione di disagio psicologico totale e devono elaborare e superare la perdita della mamma e spesso del papà, avvertire il dolore e la repulsione per le condizioni di quest’ultimo, una solitudine senza paragoni con l’emergere non raro di sensi di colpa per non avere potuto reagire, parlare o evitare ciò che è accaduto.
Una realtà disarmante di bambini che devono affrontare un dolore immenso, paragonabile a tre in una volta sola:

Il dramma degli orfani perché perdono i loro genitori, in un incubo ancora più terribile, dove chi dovrebbe prendersi cura di mamma la uccide, un imprevisto inimmaginabile.

Il dramma della guerra perché nella loro casa è come se si fosse scatenata una guerra orribile, preceduta da urla, litigi a cui hanno fatto seguito il sangue e la morte.

Il dramma dei terremotati perché gli orfani di femminicidi come i piccoli terremotati perdono la loro casa, le loro cose, i loro giochi, il loro ambiente, che è letteralmente devastato.

Spesso il dolore diventa fisico, i bambini soffrono di tremori forti e inarrestabili, pallore, occhi sbarrati, il rannicchiarsi volendo isolarsi, dondolando il corpo, la paura del buio e della sera che spesso li riporta a quel giorno fatidico e all’insonnia che spesso li accompagna per anni e di insonnia.
Le “vittime secondarie” del femminicidio sono minorenni che devono spesso affrontare problemi come le lungaggini burocratiche di case famiglie e di adozioni. Da maggiorenni, quando va bene, possono avere problemi di carattere psicologico ed economico, mentre se va male rischiano di finire nel mondo dello spaccio o della prostituzione.
Vengono trattati da vittime di serie B, mentre occorre una norma specifica che li tuteli o li sostenga, anche economicamente, a differenza di quanto invece accade per altre categorie, anche perché il loro è drammaticamente in crescita.
Scaturiscono quindi delle domande Che tipo di tutela hanno ricevuto, negli anni, questi bambini? Quale percorso è stato intrapreso per loro a livello terapeutico, sociale o giuridico? Quanto e come è stato affrontato e ridotto il loro danno da trauma? Quando l’orfano non è maggiorenne può essere affidato dal tribunale dei minori ai nonni o ad altri parenti, qualora ne facciano richiesta, ma questa soluzione non sempre si rivela ottimale poiché anche gli stessi familiari devono gestirne le conseguenza psicologiche, e vanno seguiti perché chiaramente resta l’inevitabile astio tra la famiglia del padre assassino e quella della madre uccisa.
Potrebbe non arrivare ad essere approvata in Parlamento entro fine legislatura la proposta di legge a tutela degli orfani delle vittime di questo crimine. Una proposta in discussione da oltre un anno, presentata il 26 maggio 2016 e approvata all’unanimità il primo marzo scorso alla Camera. Il testo prevede, tra l’altro, l’ergastolo per il coniuge che finora poteva cavarsela con una pena di 11 anni.
Ciò che è passato rappresenta però solo il minimo, come la reversibilità della pensione e l’asse ereditario, ma per i bambini si prevede un fondo legato solo a borse di studio e le priorità nel mondo del lavoro hanno delle condizioni che non danno garanzie. L’assistenza medica nel pubblico è insufficiente, ci vogliono mesi solo per avere il primo incontro.
Alla ripresa dei lavori in commissione sono stati presentati 71 emendamenti e 13 ordini del giorno in commissione Giustizia e FI è pronta a votarlo solo se la platea dei minori si estenderà a tutti quelli i cui genitori sono rimasti vittime di omicidi volontari.
E intanto il tempo trascorre e non sono poche le nonne che si ritrovano investite del ruolo di mamme delle loro nipoti, seguite da psicologi che le supportano , si devono trasformare in breve tempo da persone sofferenti in persone accoglienti, devono cambiare l’organizzazione della loro vita , spesso andando a prendere i bimbi fuori da scuola, accompagnarli nelle loro attività sportive, o restando a casa dal lavoro per assistere i bimbi quando questi si ammalano.
Il tutto viene svolto con amorevoli cure e spesso senza neanche avere il tempo necessario per interiorizzare e fare proprio quanto accaduto alle loro figlie, sono preziosi gli aiuti da parte di altri membri della famiglia e degli insegnanti .
Chi commette femminicidio spesso non si interessa di chi rimane ed anche potendolo fare forse non ne sarebbe in grado e con il decadere della podestà genitoriale sono spesso i nonni a ricoprire i ruoli che prima appartenevano ai reali genitori.
E’ ancora molto lunga la strada da fare in un paese troppo spesso distratto e preso più da questioni secondarie che di reale importanza e non si possono ignorare ancora questi bimbi che hanno avuto la sola “colpa” di ritrovarsi ad affrontare situazioni troppo grandi per la loro giovane età, situazioni con cui spesso anche noi “adulti” non ci sappiamo confrontare.
Non dimentichiamo queste vittime che sono state private dell’affetto più caro e devono scontrarsi con la bruttura del mondo quando dovrebbero ancora poter continuare a credere nelle favole, favole interrotte da chi avrebbe dovuto continuare a raccontarle.