SALVINI A PONTIDA AFFONDA LA LEGA NORD

DI LUCIO GIORDANO

A Pontida, davanti a diecimila persone, Matteo Salvini ha commesso un errore. O meglio, ne ha commessi diversi . Ma il principale sbaglio ha un nome e un cognome:  Umberto Bossi. Relegare infatti  il fondatore della Lega Nord nel retropalco, non permettergli di parlare al suo popolo, usando giustificazioni meschine, porterà ad una conseguenza scontata: la spaccatura della Lega nord. E saranno dolori.

Vedrete, tempo pochi mesi, e il Carroccio si dividerà in due. Da una parte il nucleo storico, Maroni e Bossi su tutti, dall’altra Salvini, che sul palco della festa padana snocciola cifre, indossa una felpa subliminale ( Salvini premier) e si fa supportare da un gruppetto di ragazze distratte. Alle quali, come hanno raccontato le riprese tv, interessava più essere inquadrate che ascoltare i discorsi del segretario della Lega Nord. “Sono molto arrabbiato è il segnale che devo andarmene”, ha sibilato il senatur, tenuto in ostaggio dietro le quinte. Come dargli torto. La Lega Nord è Umberto Bossi. Salvini al più  è un giovane e ruspante intruso, che ha un bel visino: convincente, certo,  per i profili televisivi. Ma che non ha di sicuro il carisma dell’unico ‘animale’ politico sfornato dalla destra radicale italiana negli ultimi trent’anni, Berlusconi a parte.

Già, Berlusconi. Oltre al clamoroso autogol di ignorare Bossi, il segretario del carroccio ha commesso un altro grossolano errore: attaccare l’ex Cavaliere, sfidarlo sul terreno più caro a Silvio. Diventare cioè il capo della destra  radicale italiana. Andare in pratica al muro contro muro con una vecchia volpe della politica. Un guanto che un tonico ex presidente del consiglio, da Fiuggi,  ha raccolto senza indugi. Il che vuol dire che tenterà senza grossa pena  di  condurre a più miti consigli Salvini. E, se non riuscisse nell’operazione, di comprarsi la Lega Nord, come altre  cronache dell’epoca raccontano, appianando dunque  i debiti di 49 milioni di euro bruciati con i gioielli della Tanzania. Insomma, Salvini a Pontida alza la voce,  provando a fare il gradasso, ma somiglia sempre più all’altro Matteo nel momento più disperato di maggior declino, all’indomani del referendum perso a dicembre .

Nella realtà, e lui lo sa benissimo, il segretario della Lega Nord, tanto più se arrivasse la molto probabile scissione, non avrebbe i voti per governare. Né ora né mai. Con il nuovo corso del suo partito, ordine, pulizia, lotta ai migranti “che portano malattie”, abolizione del reato di propaganda fascista, potrà succhiare al massimo qualche voto alla esangue  destra della Meloni, di Casapound e  di Forza Nuova, in nome del voto utile e del comune sentire politico. Nient’altro. Poi, lo andasse a spiegare ai sostenitori di Padania libera.

Per il resto, Berlusconi spinge sapientemente sulla politica dei due forni, sa che non potrà più tornare ad essere Presidente del consiglio, ma prepara ulteriori accordi con il partito renziano per poter governare dietro le quinte con l’attuale segretario del Pd. Il tutto costringendo appunto  Salvini ad un out out.

Vedrete, anche in questo caso andrà così. Nella cesta degli errori , infine, Salvini mette anche la matematica. Parla di milioni di elettori pronto a votarlo, ma in fondo il bacino elettorale della destra, quello è, tanto più se il M5s dovesse continuare la miope cavalcata verso l’elettorato reazionario e rosicchiare a sua volta altri voti a destra. Insomma, altro che futuro premier.  Con tutti gli sbagli politici e mediatici, la corsa di Salvini può dirsi conclusa proprio ieri sul prato di Pontida.

Cesare Polacco,  almeno, di errori ne aveva commesso solo uno: non aveva usato la brillantina Linetti.