UN CAFFÈ IN VENEZUELA TRA RUPIE, DIALOGO E DEMOCRAZIA

DI ANTONIO NAZZARO

Hai sentito da oggi abbiamo una nuova moneta: la rupia.” Il caffè di Sabana Grande, un tempo ritrovo di poeti e luogo frequentato dal famoso evaso Papillon, oggi vede due gruppi da anni seduti a consumare un guayoyo che non ricorda il caffè d’Italia né del Portogallo. Oramai sono tutti oltre la settantina e parlano del Venezuela come di un paese vissuto ma non proprio, come se fosse possibile un ritorno che nessuno ha mai programmato.

La proposta del presidente Maduro di creare un nuovo ventaglio di cambio con monete alternative al dollaro, dopo le sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti, non sembra sorprendere più di tanto i signori che parlano uno spagnolo dalle cadenze strane accompagnato da gesti che solo loro capiscono. “Non è che adesso ci toccano dopo la telenovela cinese i film ballati dell’India dove muovono la testa come i cagnetti che si mettevano dietro nelle auto?” Ridono.

Nessuno sa esattamente cosa comporta questo cambio nell’economia venezuelana e se funzionerà e quanto tempo ci vorrà per la sua realizzazione. L’unico dato certo è che le riserve internazionali del Banco Central del Venezuela (BCV) non si sono diversificate per poter ampliare l’offerta di divisa in altre monete che non siano il dollaro.

Dai che così riappaiono i contanti, oggi tre ore di coda per ritirare 10 mila bolivares per le sigarette, che quelle non te le vendono con il bancomat e più di quello la banca non ti da. Non pagano i soldi nuovi e sono rimasti senza contanti di nuovo.” La scarsità di banconote nel paese ha prodotto un razionamento nella consegna dei contanti nelle banche.

Antonio dovevi andarci tu a Santo Domingo al dialogo tra governo e opposizione…” Antonio capelli bianchi una vita alla Dino Campana ma senza poesia scritta risponde: ”A bastonate li prenderei. Che minchia di dialogo… qui non si riesce a mangiare e questi a Santo Domingo vanno a parlare…” Si gira apre la mini busta di carta che nasconde la bottiglia di cocuy e butta giù un sorso.

Da qualche giorno rappresentanti dei due fronti politici del Venezuela sono riuniti a Santo Domingo con la speranza di gettare le basi per l’apertura di un nuovo dialogo che dovrebbe portare ad una nuova riconciliazione nazionale che nessuno sa cosa voglia dire e quali effetti porterebbe nella crisi che attraversa il paese.

Quello che è certo è l’impossibilità di una democrazia. Impossibilità che le ultime votazioni hanno messo in evidenza in entrambi gli schieramenti:” Sono andata a votare per le primarie dell’opposizione e mentre sceglievo chi votare avevo di fianco un rappresentante che segnava su un blocco per chi stavo votando”.

Tutti scuotono la testa mentre una signora anziana di quelle che si fanno i capelli azzuri ma non per sembrare fate dice: “Mia nipote, quella che le piacciono i computer, mi ha fatto vedere che quando introduce i miei dati nella pagina del Centro Nazionale Elettorale, al fondo appare scritto e in grande per chi ho votato. Ci hanno schedato”. Si guardano senza parlare poi qualcuno dice: ”Tutti sti anziani antirivoluzionari…” Ridono mentre Sabana Grande si fa luce bianca che acceca.

Ma la vita del paese sembra scorrere su questi tavolini che ne hanno attraversato la storia, passando di trasformazione in trasformazione nel loro restare lí: immobili.

Dai che anche il governo se la passa male, hai visto che hanno chiuso l’ambasciata in Australia perché non pagava l’affitto?”.

Silenzio. Ridono mentre un altro aggiunge: ”Ma le rupie le accettano in Australia?”.

Arriva la notizia che ci sono gli antibiotici nella farmacia vicina e tutti, come se fossero ringiovaniti, si alzano e vanno. Resta Antonio all’ombra bevendo il cocuy :”Io ho il mio antibiotico per la vita”.