CASO GHERSI: LE FONTI FANNO ACQUA. GATTA CI COVA

DI MATTEO MARCHETTI

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Un consigliere di un paesino ligure coltiva un tema usuale della propaganda neofascista. Condito di tali e tanti dettagli “originali” (le fotografie attribuite in maniera falsa, circostanze del crimine rese ancora più truculente eccetera) da divenire immediatamente caso nazionale.
E subito l’opinione “democratica”, dal Corriere in giù, la coltivano e la rilanciano. A nulla valgono i distinguo, le obiezioni, le incongruenze della vicenda. La versione è vera.
La versione che per lo più viene da blog neofascisti, dai libri di Pansa, da voci. Una versione che si arricchisce ulteriormente grazie ai sentito dire su Facebook.
Avete scritto contro l’Anpi, contro i partigiani, anche contro la Resistenza. E non solo avete sbagliato nel metodo (non si proiettano retroattivamente le categorie morali del presente sul passato) e nel merito (fonti insufficienti), ma avete anche accusato di reticenze e insensibilità – quando non di maschilismo o di “antifascismo fascista” – chi eccepiva.
Ecco, il can can è partito da un consigliere comunale. Non “di centrodestra”, ma di Forza Nuova.
Aspettiamo magari che la vicenda si chiarisca, o preferite insistere con Gramellini?