AL SUPERMERCATO: LA TENERA CASSIERA CON UN BRACCIO ARTIFICIALE

DI CARLA VISTARINI

Ieri sera ero in fila alla cassa del piccolo supermercato sotto casa all’ora di chiusura, ed eravamo in tanti, noi ritardatari della spesa all’ultimo momento. E‘ una spesa fatta di poco, quella pre-chiusura, e in fretta. Spesso è appena uno spuntino, senza carrello, hanno tutti poche cose strette in mano: un panino, un frutto, un surgelato, e, quasi sempre, qualcosa di dolce. La coda si allungava, tra qualche sospiro, borbottìi di impazienza, occhiatacce all’orologio. Perché a quell’ora l’importante è fare presto. Sono quei momenti in cui non vedi l’ora di tornare a casa, o magari correre a cena fuori, o semplicemente finire sul divano e cercare in tv un programma qualsiasi. Davanti a me c’era una ragazza. E, come avviene quando sei lì in fila ad aspettare il tuo turno che non viene mai, cominci a notare le cose. I capelli biondi, ondulati, la postura dritta, fiera direi, la borsa a tracolla, i pantaloni neri, la maglietta nera senza maniche, il fisico asciutto. Insomma, quasi senza rendertene conto, fai una piccola radiografia della schiena e della vita di chi ti sta davanti. “Una bella ragazza”, penso. e poi, subito distratta: “Ma quanto manca a uscire?”. E in quel momento: “Il negozio sta per chiudere, affrettarsi!” dice l’altoparlante. Magari mi potessi affrettare, penso, come pensano gli altri intorno. Sembriamo tutti cavalli pronti a scattare appena le porticine dell’ippodromo si spalancano, e via tutti di corsa. Ma niente, siamo lì, in attesa. Aspetta e spera. E osserva. E così a un certo punto scopro che il gomito sinistro della ragazza bionda davanti a me è scrostato. Dapprima il mio è uno sguardo superficiale, distratto, una registrazione della mente appena accennata. Poi mi rendo conto che il gomito non è scrostato, è aperto. La pelle si apre come un piccolo fiore. E allora mi accorgo che il braccio sinistro della ragazza è artificiale. Tutto. Dalla spalla alla punta delle dita. Un vecchio, consumato, slabbrato, arto di pastica, gomma e metallo che la ragazza tiene su con l’altro braccio, e non nasconde. Sento un colpo dentro, uno smarrimento. Poi arriva il suo turno alla cassa e la cassiera, che forse la conosce, fa quello che mai fa con gli altri clienti, le imbusta la spesa. E lo fa con una discrezione tale che nessuno, credo, forse solo io, si accorge della gentilezza che protegge la vulnerabilità della ragazza, che da sola non potrebbe fare, se non a fatica, quell’operazione. Lei, la giovane con il braccio diverso, ha anche un viso bellissimo, ora posso vederlo. E sul braccio destro, muscoloso perché usato tanto, ha dei tatuaggi, come molte ragazze della sua età. Forse 25 anni, chissà. Io intanto non so più cosa guardare, perché il coraggio, la fierezza della ragazza col braccio diverso, a mostrarsi così, quasi con spavalderia, merita discrezione, ma anche tenerezza. Poi mi accorgo che tutta la sua spavalderia è una difesa. “Ho un braccio solo, e allora?” c’è scritto su quel visetto. Ha gli occhi che guardano intorno, senza fermarsi mai su nessuno. Ha paura di leggere negli occhi degli altri. Cosa? Non so. Pietà, forse, ma anche indifferenza, anche solo fredda curiosità. Chissà. E dentro ti attraversano mille pensieri. Ma come fa questa ragazza, come farà nella vita a sbrigarsela, chi l’aiuterà, perché, così giovane e così bella ? cosa è stato? un incidente, cosa? Rendi merito interiore alla giovane cassiera, che senza parere, con calma e un sorriso, le ha imbustato la spesa. Rendi grazie a tutto per avere ancora le tue due braccia. Rendi un sorriso a questa sera così speciale in cui tu puoi stare in fila al supermercato, insieme a tanti altri, e con questa ragazza, a respirare e vivere. E allora le fai un sorriso, e sorride anche lei, e se ne va, con la spesa appesa al braccio buono, e il respiro di questa sera di settembre che porta piccole luci nell’aria, e qualche foglia che cade. E non c’è fretta. Non c’è più fretta

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