MESSICO: TERREMOTO IL GIORNO DOPO

DI ANTONIO NAZZARO

Scrivere di Città del Messico è come raccontare una città matrioska dove ogni parte racchiude dentro un’altra città. Spesso grattacieli che sembrano voler rompere la cappa gialla dell’inquinamento e raggiungere l’azzurro del cielo sono circondati da casupole ad un piano, stese lungo la strada e nascondono un piccolo cortile-lavatoio e quasi sempre hanno uno spazio non finito. L’aumentare o il diminuire della famiglia ne deciderà la sorte. Questo mischiarsi tra modernità estrema e povertà è abitato da 20 milioni di persone.

Meno di quindici giorni fa la terra era tornata a tremare ma l’epicentro della scossa, per quanto una delle più forti registrate nella storia, aveva lasciato quasi illesa la Capitale. Ma questa volta è diverso e così lo racconta il blogger di lamericalatina.net Perez Gallo nella sua pagina fb: ” D’un tratto le finestre di camera mia sbattono forte, fortissimo. Chingao, ma oggi tutto sto vento non c’è. D’improvviso mi precipito fuori, in cortile. Dall’altro lato della casa fanno la stessa cosa i miei coinquilini Hektor e David – No mames, lo sentiste?-. Schizziamo in strada. Le case della via ondeggiano, si aprono e si chiudono a fisarmonica. Tutto il vicinato è in strada. Mando immediatamente un messaggio vocale ai miei, per avvertirli che sto bene, che c’è stato un terremoto. Un messaggio identico lo avevo mandato la sera del 7 settembre, ma stavolta non si invia, non c’è linea. I cellulari non vanno, non va internet, sono saltate tutte le linee, è saltata l’elettricità, in tutta la città.

In una megalopoli che non ha mai smesso di crescere in maniera disordinata e senza pianificazione si passa da strade normali a stradine a vicoli e il muoversi, nonostante la metropolitana, non è mai facile. Ricordo che per andare all’università dovevo praticamente attraversarla tutta, erano quasi due ore e mezza di viaggio tra metro, autobus e un ultimo chilometro a piedi. La città non si ferma mai e bisogna corrergli dietro. All’ora del terremoto le strade erano piene di gente: è l’ora del pranzo che per fortuna in Messico si consuma quasi sempre per strada.

In fb alcuni amici rispondono ad un messaggio: molti stanno bene, di altri ancora non si hanno notizie mentre il numero dei morti continua a salire. Nelle vene dei messicani la solidarietà di fronte alle avversità e ai ritardi e alla incapacità della macchina dei soccorsi di muoversi in maniera efficace non è una sorpresa e così la racconta Gallo: ” Iniziano ad arrivare informazioni: è crollato un supermercato a Tasqueña e una scuola in Divisiòn del Norte angolo con Calzada de las Brujas. Optiamo per la scuola: recuperiamo 5 litri d’acqua, dei caschi da bici, e delle mascherine. Avvicinandoci si vede come la situazione si fa tesa. Los topos, brigate specializzate in questo tipo di aiuti, corrono a perdifiato nelle loro moto, la gente accorre, e corre, da tutte le parti. (…) All’arrivo sul posto il caos regna. Ci sono già migliaia di persone, e barricate che impediscono di entrare nella via della scuola perché è già congestionata. Non c’è polizia, qualunque istituzione è perfettamente assente. C’è solo gente, tanta gente generosa e di buona volontà”.

Puebla è una delle città più colpite ma sembra reagire con più calma, cosi Gustavo Osorio de Ita giovane poeta ci racconta la situazione: “I maggiori danni si sono avuti nel centro dove molti vecchi edifici sono crollati provocando varie vittime e feriti. E continua: “Ma sono le zone della periferia quelle più colpite dal sisma i municipi di Atlixco e Huejotzingo è dove hanno bisogno di aiuti adesso.”

I soccorsi si concentrano sulla Capitale e sullo stato Morelos, le zone piú ferite dal terremoto di ieri. Per il momento non vengono usate macchine per spostare i detriti in quanto si segnalano diversi sopravvissuti intrappolati dalle macerie. Così un giovane volontario racconta il salvataggio di una bimba e l’orrore della morte: “Ho tirato fuori una bimba dalle macerie, viva. Però, quando poco dopo stavano tirando fuori un cadavere vicino a me non ho più retto e sono andato a dare una mano da un’altra parte”.

E’ questo il Messico del giorno dopo: tra lo sgomento e lo scavare a mani nude tra le macerie. Non ha tempo di fermarsi a piangere o a pensare, ma solo silenzio per sentire se qualcuno è ancora vivo. Il numero delle vittime accertate supera le 230 unità e si pensa che potrebbero essere almeno mille le persone uccise dal sisma.