21 SETTEMBRE 1943, L’INSURREZIONE DI MATERA E LA CACCIATA DEI TEDESCHI

DI RAFFAELE VESCERA

Il 21 settembre del 1943, Matera, città più antica d’Europa, esasperata dai soldati dell’esercito occupante che entravano armi spianate nelle case, rovistando nelle ville dei signori e nei sassi dei cafoni, svergognando le donne, e rubando quanto c’era, insorse contro i tedeschi che, non contenti di depredare, rastrellavano le strade per catturare civili “sospetti” e soldati profughi da imprigionare nel palazzo della milizia. Durante la rapina in una gioielleria condotta da due soldati della Wermacht, sopraggiunsero alcuni militari italiani chiamati per fermarli, i rapinatori tedeschi reagirono con le armi e nello scontro restarono uccisi. I materani cercarono inutilmente di occultarne i cadaveri per non scatenare rappresaglie, ma la rabbia dei paesani contro tali e tanti soprusi montava incontenibile, era insurrezione. Emanuele Manicone entrava in una sala da barba per accoltellare un tedesco, e correva poi per le strade a chiamare i paesani alla guerra contro gli invasori. “Cacciamele, cacciamele” urlavano con lui i lucani, pronti a combattere come i loro nonni briganti avevano combattuto gli occupanti piemontesi per dieci anni, e i loro antenati quelli romani, mentre il sottotenente Francesco Paolo Nitti disponeva i militari italiani alla difesa distribuendo armi anche ai civili.

I tedeschi si scatenarono con le mitragliatrici, sparando contro chiunque avvistassero. Fu guerra per le strade del corso e della piazza e giù per quelle dei sassi, cadevano uomini di qua e di là. Morì un finanziere, Vincenzo Rutigliano, accorso con altri a dare manforte, e cadde il coraggioso Emanuele Manicone, mandato a chiamare rinforzi alla caserma della Guardia di Finanza. Morì un farmacista, Raffaele Beneventi, colpito dai tedeschi affacciato alla finestra di casa, e morirono altri quattro civili, Eustachio Guida, Francesco Paolo Loperfido ed Eustachio Paradiso, oltre ad Antonio Lamacchia, un pastore ucciso al mattino nelle campagne.

I tedeschi, per lasciare la città al buio, occuparono la centrale elettrica uccidendo quattro civili che la difendevano, Raoul Papini, Pasquale Zigarelli, Michele e Salvatore Frangione e ferendo Mirko Cairola. Ma i materani avanzavano coraggiosamente ricacciando man mano gli invasori dalla città. L’insurrezione popolare vinceva e i nazisti decisero di abbandonare Matera, non prima di commettere l’ultima azione scellerata. Fecero saltare il palazzo della milizia dov’erano rinchiusi sedici ostaggi. Fu una strage. Morirono i civili Francesco Farina, lì andato per chiedere la liberazione del figlio Natale, e anch’egli imprigionato, l’altro soldato materano di ritorno dal fronte Pietro Tataranni catturato insieme a Farina, il sedicenne Vincenzo Luisi preso non si sa per quale ragione, quattro uomini di Martina Franca che si recavano a Matera per testimoniare in una causa in tribunale e accusati dai tedeschi di essere spie degli inglesi, e otto militari imprigionati nei giorni precedenti, accusati di diserzione e tradimento.

Nell’esplosione morirono quindici persone, tranne un soldato di nome Giuseppe Calderaro, salentino, estratto dalle macerie il giorno seguente, gravemente ustionato ma ancora vivo. I morti dell’insurrezione di Matera, prima città italiana a liberarsi con le proprie forze dall’occupazione nazista, furono 26. Ma i martiri di Matera furono d’esempio per le altre città di Puglia e del Sud, che esplosero nei giorni successivi.

la commemorazione di un’altra strage nazista nella vicina Rionero, avvenuta il 24 settembre e il palazzo della milizia di Matera dopo l’esplosione