GENTILONI A NEW YORK: L’ONU TORNI IN LIBIA

DI ENNIO REMONDINO

L’Onu torni in Libia chiede Gentiloni a New York. Caos Libia e migranti, non è solo un problema italiano e non solo europeo. L’Onu faccia la sua parte andando a garantire sul campo, stabilità, lo stop al traffico di esseri umani e un trattamento umano e migranti da rimpatriare.

Bilaterale con Al Serraj e discorso al Palazzo di Vetro. Promesse di collaborazione pure all’alleata europea di Trump, Theresa May

Gentiloni è il primo a portare la Libia all’attenzione dell’assemblea generale delle Nazioni Unite. Dopo incontri a raffica. Prima con Fayez al Serraj, il premier di Tripoli riconosciuto dalla comunità internazionale. Poi con i protagonisti dei guai di ieri -la destabilizzazione della Libia- per risolvere i guai di oggi. Gentiloni, al Serraj, l’inviato Onu in Libia Ghassan Salamè, il presidente francese Emmanuel Macron, la premier britannica May, il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres.

Incontro-chiave per «Sollecitare le Nazioni unite a tornare in forze in Libia. Per stabilizzare il Paese e per la questione migratoria perché le condizioni dei rifugiati in Libia hanno bisogno di essere sorvegliate e migliorate sul fronte dei diritti umani. E nessuno meglio dell’Onu ci può aiutare».
Per l’Italia il ruolo decisivo di mediazione tra le parti libiche per arrivare a vere elezioni

Perché Haftar a Roma
Ecco spiegato il perché – malgrado l’indiscusso sostegno italiano ad al Serraj – martedì prossimo a Roma arriverà il suo ‘avversario’, il generale Khalida Haftar, che governa in Cirenaica con l’appoggio dell’Egitto e della Francia.
La visita di Haftar infatti è affare da far digerire ad al Serraj – preoccupato dalla prospettiva che il generale di Tobruk acquisisca troppi riconoscimenti internazionali e dunque potere – e agli altri partner, francesi e britannici in particolare, preoccupati dall’attivismo italiano in terra petrolifera.

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