GIORNO DELLA MEMORIA: DOPO LA LITE FACCIAMO QUALCOSA INSIEME PER IL SUD

DI PINO APRILE

E mentre nell’ex Regno delle Due Sicilie si combatte una ferocissima battaglia sul Giorno della Memoria (la petizione che vi si oppone ha 1.500 firme, dopo 70 giorni; quella che lo sostiene, 10mila in un mese), i «fratelli d’Italia» di cui non si dovrebbero ricordare stragi, saccheggi, stupri, distruzione delle fabbriche, deportazioni e carcerazioni in massa con cui unificarono il Paese, compiono indisturbati ennesime razzie nella terra e nelle tasche dei terroni. Per non citarle tutte di nuovo, vogliamo limitarci solo a una o due? Paolo Gentiloni, capo del governo, annuncia l’accordo con la Cina e che la «via della seta» salterà i porti del Sud, forse perché già sulla via della seta, e obbligherà le navi a deviare su Trieste e Genova, attraversando inutilmente, andata e ritorno, Adriatico e Tirreno. Più facile, a quel punto, che le navi proseguano per la spagnola Algeciras, Stretto di Gibilterra. E un treno-via-della-seta da Torino raggiungerà Pechino in 26 ore: il tempo per andare in treno da Torino a un’altra capitale esotica, Palermo; mentre le più grandi città del Sud continentale, Napoli e Bari, non sono ancora collegate, pur senza Himalaya o steppe asiatiche di mezzo.

Per portare un altro panino al Nord, questo stupido Paese nord-orientato distruggerebbe un forno, solo perché sta a Sud (e trova alleati in loco, a poco prezzo, come accade in tutte le colonie). Esempio classico, l’accordo commerciale con la Cina, con cui si tutelano ben 13 vini italiani doc: nessuno del Sud; o l’accordo con il Canada, impostato da un allora ministro leghista veneto, Zaia, continuato da un altro ministro veneto, Galan, e non ostacolato da nessun ministro o parlamentare meridionale: in forza del quale, l’olio d’oliva che sarà esportato in Canada sarà veneto (o che il Veneto rastrellerà altrove, come per i vini terroni che diventano del Nord e francesi).

Così si è condannato a morte uno dei comparti più importanti dell’agricoltura italiana, perché meridionale: la sola Puglia ha 60 milioni di ulivi, uno ogni tre dei 180 milioni presenti in Italia. Della cosa ha approfittato la Spagna, che ha visto il suo maggior concorrente eliminarsi da solo. Tutta l’Italia impoverita, per quattro bottiglie di olio veneto del piffero. Visto che parte della «classe dirigente meridionale», muta (e consenziente, se tace?) quando derubano il Sud della salute, dei trasporti, dell’istruzione, delle risorse, dal petrolio all’olio, ha mostrato finalmente di avere voce e sangue, di saper fare muro, con giornali che martellano per decine di pagine e decine di giorni a senso unico (salvo foglie di fico), che ne dite di usare tutta questa forza, non per una baruffa inter-coloniale, ma contro chi ruba le uova nel pollaio, mentre galli e galline si spennano a sangue?

Lanciamo una vertenza-Sud su un tema che scegliamo fra vie della seta e patti con Canada o Cina: facciamo sentire al resto d’Italia che è finito il tempo del massacro del futuro del Sud (su quelli del passato ci scanniamo a parte). Facciamo sapere, a noi stessi e ai nostri figli, prima che agli altri, che siamo capaci di pretendere rispetto ed equità per chiunque (non solo per i terroni): insieme neoborbonici e giacobini, «liberi» massoni e liberi e basta, giornali di qua e giornali di là, populisti e lorsignoristi, cinquestelle, piddini e berlusconiani-alfaniani-eccetera, juventini terroni e napolisti, pro orecchiette e cime di rape senz’acciunga o con (a chi ama proclamarsi «murattiano» o «borbonico», ricordo che siamo figli di tutta la nostra storia, quindi tutti borbonici, murattiani, angioini, aragonesi, normanni, svevi, greci…). Facciamo qualcosa insieme, per un bene comune, continuando a litigare sul resto. O ci faremo dire che siamo bravi sono a scontrarci fra di noi, mentre chi ci usa ci spoglia? (Nelle colonie le guerre civili indotte dai colonizzatori tengono occupato e potano il popolo che viene derubato). Anche perché le liti lasciano il segno, se non se ne approfitta per trarne un bene comune. So bene che alcuni non accetteranno mai una proposta del genere, da una parte e dall’altra, perché c’è chi è troppo organico al sistema di potere che tiene il Sud discriminato (se no come mangia? La classe dirigente coloniale cultural-imprenditorial-boiarda trae vantaggio dalla difesa e dalla gesione, conto terzi, del giogo imposto alla propria gente); e c’è chi, dall’altra parte, senza far distinzioni (il che è sempre sbagliato), nega ogni possibile collaborazione con quanti vede al servizio del potere che sorse e si regge sul progetto di un’Italia duale, che dà al Sud meno diritti e infrastrutture per trasporti, salute, studio, e investimenti quasi nulli.

Quindi, le frange estreme le avremo contro. Ma gli altri? I più sono in buona fede, sino a prova contraria; hanno idee, convinzioni diverse, figlie di quel che sanno. Ok, le possiamo confrontare, sorvolando sugli aspetti più antipatici delle polemiche e persino sugli insulti. Quando si litiga, c’è sempre chi esagera. Qualche prof si è risentito di certi attacchi indiscriminati. Lo invito a far la cernita e un giro sul web, per scoprire che gli insultatori professionali ce l’hanno con tutti; e, anzi, sfogano livore soprattutto contro quelli che sarebbero più «dalla loro parte». Neanche certi prof scherzano: contro un mio libro («incredibilmente pubblicato da un editore del Nord») Alessandro Barbero in un suo libro («incredibilmente pubblicato da un editore del Sud»?), scrive di presunti «fini immondi» miei e di altri (sono i termini più delicati che usa). Invece di querelarlo, gli proposi: «Ok, siamo agli antipodi, vogliamo parlarne?». E lo facemmo a lungo, per email, finché capimmo che era inutile.

Quindi, litigando-litigando, ma rispettandoci (almeno provarci!), vi va di individuare un tema che ci unisca contro un male comune (i patti commerciali anti-Sud? L’università?), e faccia di noi una forza per impedirlo e attrarre l’attenzione del Paese su scelte infami? (Queste sì, «divisive»; contrariamente a quel che pensa chi ritiene che tali non siano stragi e ruberie di ieri e di oggi, a danno del Sud, ma le parole di chi non le tace) . Non so cosa sia riuscito a far capire di questa faccenda; lo ripeto chiaro: non voglio vincere (dico per me, ma è lo stesso per gli altri, quasi tutti) e piantare una bandiera sulle macerie; facciamo che perdo, ma che l’azione comune porti il Sud ad avere i treni che non ha (di sicuro non mi accontento di arrivare come sia sia a Matera e pensare che è trattata come Parma o Firenze, dallo Stato, perché l’asino non convive più nel sasso con una famiglia moribonda per malaria); ad avere opportunità pari, nei patti commerciali per le vie della seta, dell’olio, eccetera; a salvare le proprie università; a non essere più escluso dagli investimenti pubblici (risparmiatevi la lista delle briciole: parlo di parità, equità, non prese per i fondelli), ad avere il rispetto dovuto, nelle parole e nei fatti. Se volete, ci incontriamo e, pubblicamente, ne discutiamo. Al Sud serve una classe diligente.

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/bari/politica/17_settembre_20/neoborbonici-la-lite-proposta-facciamo-qualcosa-insieme-il-sud-5831eb68-9de1-11e7-ae40-ee1990d324b3.shtml