FESTA DELL’UNITA’. L’ESTATE E’ UFFICIALMENTE FINITA

DI DANILO MASOTTI

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Tutto ha inizio in via Stalingrado, una delle vie più brutte di Bologna. Passato il ponte della tangenziale, ti trovi in coda in compagnia degli altri automobilisti accorsi alla Festa dell’Unità e, se non hai voglia di pagare il parcheggio, sai che esiste la possibilità di cercarne uno facendoti breccia tra le palazzine di via
Ferrarese; in alternativa puoi parcheggiare vicino al carcere della Dozza, autoconvincendoti che due passi si fanno sempre volentieri.
Ed è già trascorsa un’ora.
Entri e vieni accolto da gioviali umarells volontari seduti accanto a un’urna mai piena di spiccioli con il cartello OFFERTA LIBERA, prendi il programma della Festa e, mentre lo sfogli un po’, ti senti in colpa perché come al solito non hai donato niente. Camminando per le bianche strade illuminate a giorno,
intuisci che anche stavolta è uguale agli anni precedenti, il ristorante indiano sotto il tetto di lamiera ti illude che qualcosa stia cambiando. Dopo cinquecento metri, ti fermi a un banchetto che propone
nobili petizioni e questo ti ricorda che in giro per il mondo c’è gente che sta tanto male, ma così male che nemmeno te lo immagini, e allora chiedi dove firmare e firmi tutto il firmabile; intanto pensi anche dove andare a mangiare.
Cammini.
Sfogli di nuovo il pratico libretto tascabile di quattrocento pagine, guardi le figure, guardi le foto degli sponsor, i dibattiti della serata, i concerti in programma fino a metà settembre, gli strepitosi eventi, poi cerchi i ristoranti, tanto lo sai dove sono, tanto lo sai che sono sempre gli stessi, con gli stessi nomi, sistemati nella stessa posizione da decenni; e mentre consulti i menu scritti con il pennarello, ci rimani un po’ male che, nonostante l’impegno e il calore dei volontari che ogni anno servono ai tavoli e cucinano pesanti leccornie, il caro-euro è arrivato anche qui.
Entri. Ceni a lume di neon. Finisci di cenare. Hai tirato una gran taffiata. Paghi.Ringrazi. Sorridi.
Appesantito, vaghi per le vie della Festa consapevole del fatto che, se andavi a mangiare a casa da tua nonna Cesira, la sua cucina sarebbe stata un pelino più leggera e le tagliatelle sicuramente migliori, ma chi se ne frega. La Festa dell’Unità è anche luogo di cultura e, nelle baracche pitonate a nuovo, personaggi illustri ad alto tasso di bolognesità parlano del tuo futuro e di quello della città davanti a platee di
trenta persone di mezza età che, come te, stanno digerendo la salsiccia, il cui odore aleggia in ogni angolo della Festa proprio come l’odore dell’incenso aleggia nelle chiese. Ti siedi anche tu e allarghi la cinghia.
Da domani, dieta.
Ascolti il dibattito sul Civis: abitando a San Lazzaro e lavorando a Casalecchio di Reno ti sembra una buona idea, ma la testa è altrove. Ti porti una mano davanti alla bocca e rutti in silenzio, promettendoti che quando tornerai alla Festa dell’Unità non metterai più piede al ristorante, ma ripiegherai sulla piada
alla Nutella da cinque euro accompagnata da una birra alla spina servita in pratici bicchieri di plastica.
Il dibattito non ti interessa più, ti è venuta una gran piomba, chiedi permesso e con discrezione ti alzi e vai a visitare gli stend dove mostrano le monovolume, i mobili per la casa, i prodotti per pulire la casa, gli antifurto per la casa, le mattonelle per la casa, gli elettrodomestici per la casa: e ti viene in mente che per
altri ventisette anni devi lavorare per pagarti la casa.
Per darti un tono passeggi per la libreria, sfogli qualche libro che non comprerai, ridi di gusto alle vignette dell’emergente Zap e gioisci nel vedere umarells e zdaure che ti aiutano a pesare i libri. “Oh… lo sai che qui si vendono i libri al chilo?”.
Mezzanotte e mezza.
Continui la passeggiata circondato da cinni scurzoni con le braghe corte e il gelato in mano, tineger griffati, neonati urlanti in braccio al sovrappeso di turno con le Crocs ai piedi, coppie di colonaizers, balli di gruppo, la salsa, il merenghe, il gezz clebbb, il cleb sardo, il concorso per nuovi talenti di Andrea Mingardi e poi…vuoi non prendere un bigliettino della pesca sognando di vincere un’automobile?
Male che vada, puoi sempre accontentarti di una piantina. Serie, serie, serie, serie… Premio. «Scusi, signora, cosa ho vinto?». «Ha vinto questo centrino» risponde la zdaura. «Ma se ha altri 5 numeri di serie, può vincere questa piantina». «Prendo altri 5 biglietti» e, come ogni anno, torni a casa con una piantina che morirà in terrazza.
Si è fatto tardissimo, decidi di tornare a casa e, anche se tutto è uguale agli altri anni, ti perdi e non capisci più dove ti trovi e nel marasma più totale, sotto le note del deejei Mingo, vieni coinvolto dai suoni provenienti dall’affollatissimo Estragon, che a quest’ora non si paga più il biglietto d’ingresso.
Continui a chiederti dove hai parcheggiato la macchina, hai un’amnesia totale, l’anno scorso ti eri perso allo stesso modo, quindi rifai la strada che avevi percorso allora e ritrovi la macchina che ti porterà stremato a casa.
Finalmente a letto.
L’estate è ufficialmente finita.