NICOLINA E’ MORTA PER SALVARE LA MADRE DAL SOLITO VIOLENTO

 

DI CLAUDIA PEPE

Nicolina è morta. Nicolina una ragazzina di 15 anni ha pagato con la sua vita, una follia umana che ormai ci accompagna ogni giorno. Ma quando il decadimento dei valori, la pazzia e lo squilibrio di persone che non dovrebbero camminare a piede libero per le strade colpisce un’innocente senza colpa, noi dovremo non solo scandalizzarci, ma occupare le città, le scuole, i palazzi di giustizia. Nicolina avrebbe potuto essere una mia studentessa con la solo colpa di essere nata nella disperazione di vite solo annunciate. L’ha ammazzata l’ex di sua madre, l’ha levata alla sua giovane vita solo per il gusto di uccidere, solo per una vendetta ubriaca, malata, bacata. Nicolina era già stata affidata ai suoi nonni, la mamma aveva lasciato il paesino sulle montagne del Gargano, Ischitella, per rifarsi una vita con un altro uomo. Aveva lasciato i suoi figli a dei nonni che forse non erano in grado di capire cosa poteva accadere. L’uomo che ha ammazzato Nicolina dopo averle sparato in faccia mentre andava a scuola, era un pregiudicato di 36 anni. Un uomo venduto alla criminalità, sposato con la violenza, convivente con la vigliaccheria. Era stato più volte denunciato per violenze alla sua ex, era stato segnalato, avevano detto che era capace di tutto. Poco prima di ammazzare Nicolina, ubriaco fradicio, faceva vedere a tutti l’arma che avrebbe annullato un’esistenza che doveva ancora fiorire. Un’esistenza che portava le cicatrici di vite sbagliate. Lei, con gli occhi pieni di speranza, ha pagato per tutti, ha pagato questa giustizia che non difende le donne. Una giustizia che ci lascia sole davanti agli assassini. Una giustizia che non si può chiamare tale, se porta sulla coscienza la vita di una 15enne, che nonostante tutto credeva nella scuola, nel suo futuro e nei suoi sogni. «Ho paura per mia figlia», aveva detto sua madre ai carabinieri toscani da cui si era presentata, circa 20 giorni fa, per denunciare di nuovo le violenze dell’ex, Antonio Di Paola. E quante denunce ci vogliono per noi donne lasciate sole a difenderci contro pistole, coltelli, mani che strozzano il nostro respiro. Mani che ci spezzano le reni, ci massacrano, ci violentano, ci tolgono la vita. E mentre noi moriamo, nessuno fa delle leggi per tutelarci. Dove sono i Centri anti-violenza, dove sono i contributi alle scuole per fare Educazione all’affettività, alla sessualità. Invece di far entrare gli smartphone a Scuola, facciamo entrare esperti, consulenti, persone che possono salvare giovani vite in mano ad un’adultità ormai finita nell’ombra dell’inferno. L’assassino di Nicolina, poi si è suicidato. E mi chiedo sempre perché questi reietti, non lo fanno prima di spezzare occhi che avevano già vissuto le tenebre. Uomini che dovevano essere arrestati, fermati, uomini che dovevano essere sotto controllo. Nessuno l’ha fatto, giustificando il fatto che ci sono troppe denunce, troppe segnalazioni. E, allora, cosa fanno? Ci abbandonano, ci lasciano ammazzare, ci lasciano sole a sprangare le nostre porte accompagnate da una paura che non ci abbandonerà mai. La morte di Nicolina, non può giustificare le colpe di chi l’ha vista nascere, di chi l’ha fatta crescere, di chi non ha avuto cura di lei. La sua morte ci coinvolge tutti, ed è per questo che noi donne dobbiamo dire basta. Basta con questa carneficina che aumenta ogni giorno, che si alimenta della superficialità del nostro governo, della non curanza degli addetti alla nostra sicurezza. Nicolina era perseguitata da un uomo che non voleva l’amore, ma la morte. Non voleva parole, ma pallottole. Voleva la folle vendetta. E per sentirsi un uomo di merda ha sparato in faccia ad una ragazza che voleva solo vivere, dimenticandosi di tutto e di tutti. Voleva studiare, diventare grande, forse abbandonare quel paesino che nei suoi 15 anni l’ha vista diventare da bambina a donna. Ingobbita dalla rabbia di un mondo perso negli anfratti di una civiltà dimenticata. Le parole di una madre che vede la figlia assassinata dalle mani di un uomo che un tempo l’hanno accarezzata, non mi interessano. Nicolina, la settimana scorsa, aveva ripreso a frequentare il liceo scientifico. Alle 7,30 stava andando a piedi alla fermata dell’autobus, con un’amica, quando l’uomo l’ha raggiunta. Di Paola l’ha fermata su una scalinata in via Zuppetta, un vicolo nel centro di Ischitella, ha iniziato a discutere e poi le ha sparato al volto. Quello sparo è per tutte noi, uno sparo che trapassa il cervello, il cuore, l’anima e il nostro amore. Quello sparo che ha ucciso Nicolina, deve essere anche uno sparo verso chi non ha difeso la sua innocenza e il suo futuro. Uno sparo che potrebbe essere il nostro. Forse stasera, forse domani. Quell’odore di morte che sentiremo ancora. Nicolina poteva essere una mia studentessa, quella che nel suo sorriso nascondeva la sua fragile vita. È stata uccisa, da un mondo che si nasconde dietro mani insanguinate, mani che non mettono manette, ma riescono solo a confonderci tra le carte di cui non tener conto. Ma in fondo, siamo solo donne.

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