AL CINEMA CON PAPA’? NON PIU’

DI BEBO MORONI

Il rito della mia infanzia è stato quello di seguire mio padre ( che è stato per 30 anni segretario nazionale della CGIL spettacolo, la FILS) ovunque. Tra le orchestre di tutta Italia,-in ufficio a disegnare mentre lui lavorava e mentre telefonava, discuteva, si agitava, spiegava, s’incazzava, pazientava, trovava sempre un attimo per venirmi a fare una carezza- a teatro a vedere cose che capivo a malapena, addormentato su una fila di sedie da osteria nelle interminabili riunioni a Corso d’Italia alla direzione della CGIL Marco Ferreri aveva sempre dei mandarini in tasca, e me ne offriva uno. I professori d’orchestra, inteneriti da questo bimbo biondo e secco come un chiodo, mi portavano in giro per le varie città del nostro girovagare e quanto mi piaceva conoscere le città italiane, guardare i monumenti, quasi più che leggere. E mi piacevano i ristoranti e assaggiare le specialità dei posti in cui ci fermavamo, tanto. Floris Ammannati, lo storico direttore della biennale di Venezia, mi faceva sedere sulla sedia del Doge alla Taverna la Fenice, Volonté mi spettinava i capelli, era il suo modo rude di mostrare affetto. Ma poi mi metteva mille lire in tasca.
Ma la cosa che mi manca di più. il rito dei riti, era quello del mercoledì: mi veniva a prendere a scuola, mi portava in ufficio, dove c’era la signora Alba, figlia di una nobile russa “bianca” che era capitata per quelle strane combinazioni, a fare la segretaria ( altro che segretaria, si teneva la Federazione sulle spalle, lei donna di una classe infinita) per i comunisti, gli anarchici e i socialisti. E c’era Giacconi, anarchico carrarese che dirigeva la federazione dell’Ippica accorpata al sindacato dello spettacolo, che quando mio fratello Danilo venne morso da un randagino e dovette fare 60 iniezioni sulla pancia, gli diceva ” sul pancino? Ohibò. a me ‘un mi parrebbe vero!”… Mi sono perso. Il rito dei riti. Il pomeriggio in ufficio, verso le sette e mezza a cenare alla gastronomia Della Manna in via Salaria ( che faceva delle cose meravigliose, sandwich così non se ne fanno più…) e poi al cinema. a vedere qualsiasi cosa. Perché per papà io capivo tutto, e in effetti mi sforzavo. Ricordo con particolare affetto il ciclo dei film sui filosofi, di Rossellini, visto al Mignon D’Essai, che credo mi aprì molto le mente. Ma insomma, il succo è che rimani figlio tutta la vita, anche quando hai figli tuoi, e che può passare un oceano di tempo e tu invecchiare, ma papà e mamma ti mancano sempre, come se fossi bambino ora. E forse lo sei.

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