DA’ NOVE A TUTTI: INSEGNANTE FINISCE A PROCESSO PER FALSO IN ATTO PUBBLICO

DI CHIARA FARIGU

Inutile negarlo. La notizia è ghiotta e non potrebbe essere altrimenti. Una prof che dispensa 9 a tutti gli studenti non la si incontra facilmente. Anzi mai. Lei Liliana P., 40 anni, originaria della Basilicata, docente precaria di matematica e fisica in uno dei licei scientifici più prestigiosi di Varese era una prof sui generis. Allergica alle interrogazioni, ai compiti in classe, alle verifiche trimestrali. Non ne aveva bisogno per valutare i suoi studenti. Le era sufficiente osservarne il comportamento e le capacità attentive di ciascuno: due indicatori discreti e affidabili. Anche se decisamente alquanto soggettivi e privi di qualunque attendibilità oggettiva, vale a dire riscontrabile da chiunque avesse interesse a verificarne la valutazione. Gli studenti, manco a dirlo, entusiasti. Alzi la mano chi non ha mai sognato un insegnante di manica larga. Che non stia a spaccare il capello in quattro su una risposta data in maniera confusa e tentennante o nella correzione dei compiti in classe. Un insegnante “amico” che sia disposto a bersi qualunque giustificazione anche davanti ad un’evidente impreparazione. Agli studenti del liceo scientifico di Varese non è servito sognare. Se la sono trovata in classe, in carne e ossa. E con un curriculum di tutto punto. Dopo la laurea, molte esperienze in cattedra a Mantova, a Sondrio, a Gallarate, in Toscana. Finite tutte positivamente. Sino al suo arrivo a Varese. I primi tempi tutto fila liscio. Le ore di lezione sono piacevoli, non c’è lo stress delle interrogazioni né dei compiti in classi se non sporadicamente. Compiti a casa mai.

Una vera goduria per gli studenti. Molto meno per i genitori che cominciano a porsi qualche domanda e a porla al dirigente scolastico del suddetto istituto. I nodi, per la prof, giungono al pettine a fine maggio, al momento della verifica finale, quando in sede di scrutini si fanno le valutazioni collegiali di classe. E si snocciolano i voti delle singole materie che decidono la promozione o meno dei singoli studenti. Sul registro di Liliana nessun sei o sette. Di otto neanche l’ombra. Un solo 8 e mezzo, il resto una sfilza di 9. E nessun compito a supporto dei voti. “Una cosa troppo macroscopica”, racconta il preside che, chiede spiegazioni ma soprattutto fatti. “Io non ho bisogno di interrogare. La mia valutazione si basa sul livello di attenzione degli studenti. Su come si comportano e si applicano in classe. E poi non ho finito il programma”, si giustifica la prof, dapprima dinanzi al capo d’istituto e ai colleghi, e successivamente dinanzi ai CC. ai quali era giunta una denuncia per “falso in atto pubblico” che l’ha portata direttamente a processo a Varese. Un’accusa grave per la quale ora rischia fino a sei anni di reclusione.

I fatti risalgono all’anno scolastico 2014/2015. Agli studenti nel frattempo è stato garantito un corso di recupero per affrontare la maturità senza lacune. Un liceo prestigioso quello di Varese. Noto per la serietà e la selettività che viene applicata. “Il liceo è una scuola aperta a tutti. Ma non è per tutti” scriveva il dirigente Giuseppe Carcano, qualche anno addietro in “Una lettera al Direttore” su un giornale locale. “Al Liceo Ferraris nutriamo aspirazioni legittime, alimentiamo speranze, ma non facili illusioni. Insegniamo a giocare corretto, a fare fatica senza paura, a diventare giovani donne e giovani uomini capaci di conciliare la propria soddisfazione con il bene comune”. Un obiettivo ambizioso. Quella che si prefigge qualunque scuola con S maiuscola.

“Un’insegnante inadeguata”, dicono in coro genitori e colleghi. Ma siamo certi che un’aula di tribunale sia la sede giusta per stabilire se lo fosse o meno?

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