C’È UMANITÀ SUGLI SPALTI DEL CURI: TANTA SOLIDARIETÀ AI LAVORATORI DELLA PERUGINA.

DI VANNI CAPOCCIA

Ieri sugli spalti dello Stadio Curi di Perugia si è visto uno striscione di sostegno agli operai della Perugina in lotta per evitare centinaia di licenziamenti (tali sono anche se ora li chiamano esuberi). Così come tempo fa, sebbene le tifoserie di Perugia e Ternana siano separate da un’accesa passione calcistica, ne comparve uno di appoggio ai metalmeccanici delle Acciaierie di Terni.

A riprova che nelle gradinate degli stadi c’è molta più umanità di quanto comunemente si pensi e di quanta ce n’è nei consigli di amministrazione di certe aziende. Luoghi spesso spietati, dove la logica che guida le azioni è solo quella del profitto spropositato. Per cui amministratori delegati pagati mille-duemila volte più dei dipendenti agiscono con un solo obiettivo, far ottenere agli azionisti profitti che giustifichino i loro amorali contratti.

E questo viene fatto comunque, anche quando le aziende non sono in difficoltà, indifferenti ai costi sociali, alla vita delle persone, ai bisogni di una comunità.

Certamente gli striscioni del Curi non cambieranno il corso delle cose. Tuttavia non sono un gesto fatto per lavare coscienze o guadagnare qualche foto, ma un sentito bisogno di manifestare solidarietà a chi si trova in difficoltà.

Un gesto che dovrebbe indurre a guardare le donne e gli uomini che vivono le curve seguendo meno stereotipi. E a porsi delle domande sui valori intorno ai quali stiamo costruendo la società dove viviamo e vivranno i nostri figli e nipoti.