25 SETTEMBRE 1943. BOLOGNA :BOMBARDAMENTO USA. MILLE MORTI CIVILI DIMENTICATI

DI ALBERTO TAROZZI

Tra le 11 e mezzogiorno del 25 settembre 1943 Bologna subisce l’incursione aerea più disastrosa di tutta la guerra: 120 aerei sganciano in centro e in periferia un enorme carico di bombe. Soprattutto il corso del fiume Reno, che allora risultava scoperto, viene preso di mira.

Il sistema di allarme antiaereo si dimostra inefficiente; dopo l’8 settembre la difesa italiana delle città del nord è disorientata, le contraeree funzionano male, gli statunitensi lo sanno bene. Molti non raggiungeranno in tempo i rifugi.
Le sirene suonano quando gli aerei incursori sono già sulla città.

Peraltro centinaia di persone trovano la morte in un rifugio di fortuna ricavato nel tunnel del canale Cavaticcio, tra le odierne vie Marconi e Leopardi, centrato da alcune bombe aeree: centrato in pieno, si rivelerà una trappola mortale.

Il risultato fu una strage tra la popolazione civile, un massacro di 936 morti e più di mille feriti.

Oltre 500 edifici sono distrutti, tra cui i teatri Verdi e Apollo, il cinema Italia. Tra i monumenti colpiti le chiese del Sacro Cuore, San Martino e San Francesco.

Non c’erano obiettivi strettamente militari, solo un ospedale, che ’giustificassero’ un massacro di quelle dimensioni.
Nei primi anni del dopoguerra, quelli di Giuseppe Dozza, sindaco comunista e capo partigiano, fu impossibile dimenticare, ma le deologie dopo qualche anno attenuarono le tinte della memoria.
A destra si temeva di passare per antiamericani, a sinistra per filofascisti.

Una sorte di pudore perverso prevalse in città, come in una donna stuprata che vuole dimenticare.
A oltre sessanta anni dal massacro un libro commemorativo con foto piene di macerie; nelle sue 200 pagine la nazionalità dei massacratori figurava solo due volte, in piccolo, nelle didascalie, criptata dalla sigla militare della loro aviazione (usaf, appunto).

Il ricordo si spegne anno per anno, col morire delle voci e dei corpi di chi potè vedere coi suoi occhi, chi per rintracciare i resti di una persona cara, chi perché dovette attraversare il centro di Bologna quel giorno o nei successivi, in uno slalom infernale, tra il puzzo dei cadaveri fatti a pezzi e le polveri delle macerie.

Gli storici analizzeranno i fatti come una tragica conseguenza della guerra: che anche in guerra si possano commettere dei crimini non mi pare sia soliti sottolinearlo, in tali sedi.

Una città rischia di dimenticare la sua storia, quando futuro e passato si rimescolano, nei colori del nulla.