GERMANIA: BOOM DEL PARTITO NAZISTA. WALL STREET ORA PUNTA SULL’ESTREMA DESTRA DI AFD

DI LUCIO GIORDANO

Basterebbe leggere le note biografiche di Alice Weidel, per comporre il mosaico delle elezioni tedesche.   La trentottenne leader dell’Afd, il partito nazista che ha trionfato ieri, ottenendo il  12.8 per cento delle preferenze,  è un’economista che ha lavorato con Allianz e, soprattutto, con Goldman Sachs.

Si,  una delle banche d’affari  numero uno al mondo, ha avuto tra i propri consulenti il capo carismatico di un partito xenofobo, antieuropeista, sedicente anti-sistema.   E non c’è da stupirsi. Al suo fianco,  tra l’altro, ci sono molti esponenti del partito della Merkel, che hanno abbandonato la cancelliera proprio per i neo-nazisti dell’Adf: come Alexander Gualand, uno capace con una dichiarazione che ha fatto scalpore in Germania,  di rendere merito ai soldati tedeschi  della prima e della seconda guerra mondiale. Nonostante  gli orrori compiuti dal terzo reich, nonostante  il carico di 90 milioni di morti da mettere sulla coscienza.

Tutto chiaro, adesso? In pratica, esattamente come al tramonto della Repubblica di Weimar, gli industriali, il mondo della finanza e delle banche, puntano con decisione sull’estrema destra, il loro braccio armato da sempre. Il perché è semplice:  non si fidano più della Merkel. La sconfitta della cancelliera , perché di questo si tratta avendo perso il suo partito  l’8 per cento di elettori in soli quattro anni, è dovuta alla linea morbida, tollerante verso i migranti. E ad una strategia che ha sì accontentato la Trilateral ma senza trovare la quadra .

E’ vero. Con Angela alla guida del Bundestag, dodici anni in tutto, la Germania si è riaffermata come potenza economica mondiale, le sue aziende hanno messo le mani sulla Grecia e sugli stati satellite. Ma allo stesso tempo,   la popolazione si è impoverita, come nel resto d’Europa. La ricchezza nelle mani di pochi è passata dal 40 al 70 per cento, mentre gli abitanti dell’Antica Sassonia devono  fare i conti ogni giorno di più  con le leggi capestro dell’Hartz 4, la riforma che, come il nostro jobs Act, rende più precario e sottopagato il lavoro dei tedeschi. Lavoro che, a basso costo, in questi anni è stato occupato dagli immigrati.

 

Insomma, Esattamente come nella Germania nazista, la destra xenofoba ha avuto vita davvero facile. In questo facilitata  ancora di più da una Spd che ha svenduto i propri ideali per fare da stampella alle manie egemoniche della Merkel nel mondo. Si chiarisce anche così la guerra di spie con gli Stati uniti,  che ha visto coinvolta la cancelliera qualche anno fa. Angela voleva tornare a conquistare il mondo, gli Stati Uniti  la temevano.  E così, via  a controllarla.

La débâcle del partito di Martin Schulz era prevedibilissima. Quando la sinistra smette di fare la sinistra per scendere a patti con gli squali della finanza, è inevitabile la sua disintegrazione, la disaffezione dei suoi elettori. Un monito, questo, che dovrebbe servire anche ai partiti progressisti del nostro Paese. Ma chissà se servirà una lezione così severa, a pochi mesi dalle elezioni italiane.

La domanda che in molti ora  si fanno è: se la Merkel, novella Hindenburg, rappresenta alla perfezione le idee ultraliberiste, perché  il mondo delle banche ha deciso di metterla con le spalle al muro e sbatterla di fronte al fatto compiuto dell’erosione del consensi, all’evidente travaso di voti, passati dalla Cdu ai neonazisti dell’Afd? Semplice: la precarizzazione del lavoro, l’arrivo di braccia straniere e del terzo mondo pagate poco più degli schiavi, ha creato un malumore tale, da Berlino a Monaco di Baviera, che la gente  ha subito il fascino della destra nazista. Le sirene nazionaliste hanno suonato vere e proprie  melodie nella pancia ignorante del Paese. Spira aria di rivolta anche in Germania, poche storie. Per fermarla, serve un partito che punti su ordine, disciplina e lotta ai migranti. Aspro, dunque, l’odore di dittatura in arrivo, di uno stato pronto a usare il pugno di ferro per difendere gli interessi delle multinazionali e del mondo della finanza.

Un passo alla volta, però. Far accettare da subito un terzo reich non sarebbe facile. Intanto la Merkel si troverà in difficoltà nel formare il governo. Tramontata la grosse koalition, difficilmente attuabile il governo giamaica, con i verdi ambientalisti dentro, Angela si troverà a coabitare con i cugini liberali, per un esecutivo fragile che condurrà presto ad elezioni anticipate.

A quel punto, se la sinistra che ha sfiorato il dieci per cento dei voti con la Linke, non inizierà  a svegliarsi, battendo casa per casa i land di tutta la Germania, il malessere sociale aumenterà. Le risposte le daranno ,  come alla nascita del terzo reich, i neonazisti di Adf. E allora la cupola del mondo godrà. Avrà vita facilissima a far accettare un partito avvezzo a costruire regimi autoritari. Come sempre nella storia , quando il gioco si fa duro, le multinazionali puntano sul sicuro, chiedono cioè di fare il lavoro sporco al loro braccio armato. E i nazisti, ovunque nelle epoche storiche, saranno pronti a soddisfare le esigenze dei loro capi. Se dunque  sentirete che hanno bruciato il Reichstag, vuol dire che ci siamo. Vuol dire che la notte dei cristalli è dietro l’angolo. Vuol dire che il sangue scorrerà a fiumi. In Germania e in tutto il mondo.

Risultato immagine per alice weidel