LE DOMANDE A GRILLO E IL LAVORO DEI GIORNALISTI

DI CHARLOTTE MATTEINI

Molte persone si stanno chiedendo perché non abbiamo risposto per le rime a Beppe Grillo quando ci ha riempito di soldi finti per “comprare il nostro beneplacito”. Ci stava dando dei venduti, sì, è innegabile.

Credo di poter parlare anche a nome dei tanti colleghi con cui ho condiviso tre giorni di lavoro forsennato: noi domenica mattina siamo corsi sotto al palco senza sapere cosa sarebbe successo e il nostro unico scopo era farci dare delle risposte da Grillo, che da tre giorni ce le negava.

Tra una gag e l’altra più volte abbiamo cercato di porgli delle domande – e questo nei video che circolano si sente eccome – e per tutti e tre i giorni abbiamo lavorato con quest’unico obiettivo: trovare risposte da dare ai lettori, ai cittadini, agli elettori.

Per quanto mi riguarda, se fare il siparietto con un comico che mi sta velatamente insultando può portarmi a raggiungere l’obiettivo, io lo faccio. Se per dare una notizia al lettore devo prendermi insulti e spintoni, io lo faccio. Anche quando prendo un buco so di avere la coscienza a posto e di aver fatto tutto il possibile per raggiungere quell’obiettivo.

Questo è il mio lavoro, è il lavoro che tanti anni fa ho scelto di fare e l’ho scelto essendo ben consapevole che non sarebbe stato tutto rosa e fiori, che i momentacci sarebbero sicuramente stati più numerosi delle glorie.

Ed esattamente allo stesso modo la vedono i tanti colleghi che ogni giorno si fanno un mazzo tanto in giro per l’Italia per darvi le notizie, ragazzi spesso sottopagati e precari che da anni lavorano per due lire e che una volta, nemmeno troppi anni fa – era il 2012 – lo stesso Beppe Grillo difendeva sul suo blog e che oggi invece sbeffeggia.

Il giornalista ha il dovere di fare domande e trovare risposte da dare ai lettori, punto. Fare domande a Renzi come a Grillo, a Boschi come a Di Maio, a Salvini come a Berlusconi. Non c’è nulla di personale.

Di problemi nel mondo del giornalismo e dell’editoria ce ne sono tanti, tantissimi, ne siamo consci tutti e spesso ne parliamo, anche se nessuno ci ascolta. Questi problemi, però, hanno radici ben più profonde e non possono essere addossati sulle spalle dell’ultimo anello della catena come invece spesso avviene.