24 ARRESTI ,ANCHE IL SINDACO DI SEREGNO. IN LOMBARDIA NDRANGHETA E MAFIA SONO SISTEMA

DI LUCA SOLDI

In Lombardia c’è di nuovo la conferma che corruzione, politica e malaffare vanno a braccetto. Non si tratta solo di singoli episodi ma di un vero e proprio “sistema” che avvolge e divora la vita snaturando la radice stessa di molte istituzioni che governano la regione più ricca e avanzata del Paese.

Lo stillicidio continuo di episodi trova il culmine in una delle operazioni che di sono svolte in queste ore. Tutto è partito da una inchiesta su infiltrazioni della ‘ndrangheta nel mondo dell’imprenditoria e della politica in Lombardia. Il risultato ottenuto allo stato delle cose delinea un quadro assolutamente devastante. Le indagini portate avanti con il coordinamento dalla Procura Distrettuale Antimafia di Milano e dalla Procura di Monza hanno portato ad emettere 27 misure cautelari di cui 21 in carcere, 3 ai domiciliari e 3 interdittive.

Fra gli arrestati il sindaco di Seregno, Edoardo Mazza (FI). Indagato per corruzione l’ex vicepresidente della Regione Mario Mantovani anche lui di Forza Italia , al momento consigliere regionale.

I personaggi che sono stati oggetto del provvedimento delle procure sarebbero accusati a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi, lesioni, danneggiamento (aggravati dal metodo mafioso), associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, abuso d’ufficio, rivelazione e utilizzazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento personale.

A Mantovani, già arrestato due anni fa in un’altra inchiesta, non vengono contestati reati di mafia.

L’inchiesta iniziata dai Carabinieri nel 2015, sarebbe un ramo dell’indagine “Infinito” che nel 2010 aveva colpito la mano della ‘ndrangheta in Lombardia, porta la firma dei Pm Salvatore Bellomo, Giulia Rizzo e del Procuratore della Repubblica di Monza Luisa Zanetti e dei Pm della DIA Alessandra Dolci, Sara Ombra e Ilda Boccassini.

Sono proprio le parole del procuratore aggiunto Ilda Boccassini, durante le fasi della conferenza stampa, ad evidenziare quanto, ben oltre la singola operazione, la situazione sia grave.

La Boccassini ha denunciato che “in Lombardia c’è un sistema fatto di omertà e di convenienza da parte di quelli che si rivolgono all’anti Stato per avere benefici. E’ facile per le cosche “infiltrarsi nel tessuto istituzionale”. I metodi scoperti sono i soliti dal clientelismo, all’affarismo accompagnato dalla completa permeabilità del mondo della peggior politica il tutto condito da fatti dove regna la violenza gratuita. Con il maxi blitz di oggi contro la ‘ndrangheta in Lombardia “è stata individuata una delle persone che era rimasta fuori” dagli arresti dell’operazione ‘Infinito’ del 2010 e che partecipò in quell’anno al noto summit in un circolo proprio intitolato alla memoria di Falcone e Borsellino. Colpisce la posizione di una delle figure il sindaco di Seregno (Monza) Edoardo Mazza, di Forza Italia. Per lui che si definiva un moderato prestato alla politica, c’è l’accusa di corruzione per favorito gli affari con un imprenditore legato alle cosche, il quale si sarebbe a sua volta adoperato per procurargli voti. A legare a “doppio filo” politica e ‘ndrangheta, secondo l’inchiesta della Procura di Monza e della Dda di Milano, sarebbe stato un imprenditore edile di Seregno il quale avrebbe intrattenuto rapporti con politici del territorio, e avere coltivato frequentazioni e rapporti fatti di reciproci scambi di favori con esponenti della criminalità organizzata. Il ruolo di questo imprenditore sarebbe stato “determinante” per l’elezione del sindaco Mazza.

Un appoggio non disinteressato che poi gli avrebbe permesso di presentare il conto, in questa occasione il suo interesse sarebbe stato quello di ottenere dai politici una convenzione per realizzare un supermercato nel monzese.

Colpisce la figura del Sindaco Mazza, per il suo essere stato definito come paladino dell’ordine e di una parola spesso abusata come la “legalità”.

Un tipo che invitava pubblicamente la popolazione “a non aiutare gli accattoni. Basta dare soldi a chi chiede l’elemosina. Chi ha davvero bisogno è già aiutato dal Comune. Gli accattoni sono una delle piaghe che affliggono la nostra città. Sono ovunque – aggiungeva – e non sappiamo più come trovare una soluzione”.

Oppure che con fare deciso, in una delle sue dirette streaming sui social, il 31 agosto si era presentato in pubblico con una forbice, dopo lo stupro e l’aggressione avvenuti a Rimini, sentenziando: “Questo è lo strumento che molti vorrebbero utilizzare per punire gli animali che hanno compiuto questo efferato delitto. Non è rappresentativo del mio stato d’animo ma se fossi il genitore di quella ragazza altro che forbice utilizzerei…”. Ed infine in una delle ultime dirette, prima dell’arresto, parlando del tema della sicurezza aveva invocato la necessità di essere “supportati da uomini in divisa”.

Altri presunti esponenti della ‘ndrangheta arrestati, secondo le indagini, sarebbero stati dediti al traffico di droga ed alle estorsioni. Le indagini hanno portato all’identificazione del sodalizio legato alla ‘ndrangheta di Limbiate (Monza) composto da soggetti originari, in maggior numero, di San Luca (Reggio Calabria), che secondo l’accusa aveva avviato un ingente traffico di cocaina, ed è anche considerato responsabile di alcuni episodi di estorsioni nella zona di Cantù in provincia di Como.

Adesso le procure lombarde hanno strappato il sipario ma quale altro capitolo si aprirà da domani in quella regione che più di altre avrebbe dovuto avere gli anticorpi più forti?