MACRON CONTESTATO ALLA SORBONA: “L’UNIVERSITA’ NON E’ TUA”

DI MARISA CORAZZOL

(nostra corrispondente da Parigi)

 

Emmanuel Macron ha scelto di presentare il suo programma sulla “nuova Europa” nel grande anfiteatro dell’Università Sorbona di Parigi. Un programma incentrato sulla “rifondazione” dell’Unione Europea che, secondo i suoi “desiderata” dovrebbe – anzi, deve – essere realizzato a partire da subito affinché sia cosa fatta fra dieci anni.

Ma il nuovo inquilino dell’Eliseo non ha apparentemente fatto i conti con quanto l’avrebbe atteso proprio all’ingresso di quell’ alto luogo di cultura, dove centinaia di studenti lo avrebbero atteso con slogan, fumogeni e fischi. “Macron, l’università non è tua, vattene”, gridavano infatti in coro gli studenti provenienti non solo dalla Sorbona, ma anche da altri Atenei parigini, con in mano striscioni che riportavano la scritta “Anticapitalisti”. E giù fischi a non finire malgrado la presenza di decine di celerini.

Studenti universitari che sono stati colpiti dalle ulteriori e più incisive politiche di “flessibilità” entrate in vigore a seguito del varo della “loi travail” imposta a colpi di decreti d’urgenza e che, perdippiù, si vedranno decurtare le ‘APL” ( contributi statali per l’accessione ad un alloggio universitario) e che lamentano, altresì, la soppressione dei cosiddetti “contrats aidés” (contratti previsti per il personale assunto per il tramite di Associazioni al fine di garantire assistenza e sicurezza anche negli Atenei) e che contestano, altresì, l’attuazione del numero chiuso in tutte le Università francesi.

FISCHI, SLOGAN E QUALCHE FUMOGENO
L’arrivo del presidente francese Emmanuel Macron alla Sorbona per il suo discorso sulla ‘nuova Europa’ è stato accolto da una dura contestazione da parte di alcune centinaia di studenti che lo attendevano davanti alla facoltà. “Macron vattene, l’università non è tua”.Questo il coro che ha accolto Macron davanti all’ingresso della Sorbona tra striscioni con la scritta “Anticapitalisti” e bordate di fischi sotto gli occhi attenti di decine di celerini. Contestazioni che, come già annunciato, continueranno su tutto il territorio francese e che confluiranno in numerose manifestazioni prossime a venire, organizzate anche dall’ “UNEF” (il Sindacato di docenti e studenti universitari) insieme con la CGT e “Solidaire”.

MA PERCHE’ MACRON HA SCELTO PROPRIO LA SORBONA PER PRESENTARE IL SUO PROGRAMMA SULLA RIFONDAZIONE DELL’EUROPA? STORIA INSEGNA.
Emmanuel Macron afferma di credere fermamente nell’Unione Europea e non ha pertanto esitato a dichiarare nell’anfiteatro dell’Ateneo parigino che « E’ la nostra identità. Noi siamo gli eredi di due “deflagrazioni”: le due guerre mondiali che avrebbero potuto annientarci. Ma, insieme, abbiamo saputo superarli senza mai dimenticare la lezione . L’idea dell’ Unione ha quindi trionfato sulle rovine delle due guerre mondiali.»
E, per parlare di “futuro” non è un caso se Macron ha scelto di farlo davanti agli studenti all’indomani delle elezioni tedesche che hanno visto l’inquietante crescita dell’estrema destra – euroscettica ed islamofoba – dopo quella del “Front National”, in Francia. Ma da quando è stato eletto Presidente, Emmanuel Macron si diletta nell’utilizzo di simboli forti e lo fa in ciascuno dei suoi interventi pubblici.

La Sorbona è pertanto un ulteriore quadro molto simbolico, poiché testimone di un contesto sociale in cui le condizioni di accesso agli studi universitari preoccupano i giovani e pertanto la sua presenza in quell’Ateneo non è assolutamente neutrale. Per parlare di Europa, ma non solo, il Presidente della Repubblica francese vuole dimostrare che essi sono una delle sue più alte priorità. D’altronde, tutta la sua strategia di comunicazione è essenzialmente rivolta in direzione della “gioventù”.

Nel suo piano di investimenti presentato ieri, Macron ha infatti fissato come priorità la formazione dei giovani non qualificati per poter accedere al mondo del lavoro. Ma per difendere i suoi “decreti d’urgenza” , benché la disoccupazione giovanile abbia ormai raggiunto il 24 % sul piano nazionale, come altresì sulla costruzione di 80 000 appartamenti per gli studenti, né lui, né i suoi Ministri hanno mai espresso alcun serio impegno, lasciando nella totale incertezza centinaia di migliaia di giovani i quali “sic res stantibus” si preparano, invece, ad un futuro colmo di incertezze poiché foriero di ulteriore flessibilità e quindi di altrettanta precarietà.

Purtuttavia e malgrado la sua evidente tendenza a soprassedere, se non ad ignorare di fatto la realtà sociale del suo Paese, il trentanovenne presidente francese non intende comunque lasciare campo libero ai suoi rivali politici in merito ai giovani. Sa perfettamente, per esempio, che Jean-Luc Mélenchon non gliene lascia passare nemmeno una, soffiando come fa senza sosta sulla brace ardente di una gioventù oramai disillusa.« Ragazzi, nei Licei, nelle Università, in corso di formazione professionale, ribellatevi!» ha infatti lanciato il leader de “La France Insoumise”, sabato scorso alla Bastiglia, nella speranza di coinvolgerli nella contestazione della “loi travail” di Emmanuel Macron.

LA SORBONA, LUOGO DI PRESTIGIO E MONUMENTO STORICO
Gli studenti dell’ Università di “Paris 1 Panthéon-Sorbonne” hanno il privilegio di studiare in un grande anfiteatro carico di storia. Inaugurato il 5 agosto 1889, il Grande Anfiteatro in cui Emmanuel Macron ha pronunciato il suo discorso, è classificato “monumento storico” dal 1975.
L’Anfiteatro può accogliere oltre mille persone su una superficie di 2 630 metri quadrati. Nella cupola, cinque grandi medaglioni rappresentano il Diritto, la Medicina, le Scienze, le Lettere e la Teologia.

LA SORBONA, SULLE ORME DI FRANCOIS MITTERRAND
François Mitterrand aveva tenuto il suo discorso sul tema dell’ “Europa Unita” in quello stesso anfiteatro nel 1991, confrontandosi con Philippe Séguin, allora capofila del « no » al referendum sul trattato di Maastricht. Mitterrand vi presentava in quel frangente proprio il referendum per Maastricht. Il « si » vinceva, poi, per il rotto della cuffia.
Ora, non è però la prima volta che Emmanuel Macron cammina sulle orme di François Mitterrand. La sera stessa della sua vittoria, il 7 maggio, si è largamente ispirato alla messa in scena “mitterrandiana” nella sua lunga marcia del Panthéon del 1981, riprodotta ai piedi della piramide del Louvre, inaugurata dallo stesso François Mitterrand nel 1988. Il tutto al ritmo dell’ “Inno alla gioia” – come nel 1981 – divenuto l’inno ufficiale dell’Unione Europea.

La SORBONA, UN “CAMPO MINATO” PER MACRON
Lo ha dimostrato durante tutta la sua campagna elettorale ed anche quando era ancora Ministro: Emmanuel Macron gioca d’azzardo su un campo minato, ma gli piace narcisisticamente dibattere, provare a convincere, non esitando ad affrontare i suoi avversari e facendolo tuttavia anche insultandoli, nel trattarli da “fannulloni, cinici, nevrotici, analfabeti, nulli e cosivia. Sapeva benissimo, dunque, che alla Sorbona non sarebbe arrivato in campo totalmente “amico”. Ed in effetti in trecento, all’ingresso, fra studenti aderenti all’ “UNEF” ed altri alla “France Insoumise”, lo attendevano soltanto per dirgli “vattene”.
Sin dall’inizio dell’ anno accademico, inizio settembre, gli studenti contestavano già alacremente la riforma del diritto del lavoro imposta da Macron. « Paris 1 contro Macron e la sua politica da padrone», scandivano.

IL DISCORSO DI MACRON
« Di fronte allo scetticismo, al rifiuto dell’ Europa, noi non dobbiamo mostrare alcuna timidezza, ma, al contrario, proporre ed agire per cambiare l’Europa in profondità», ha letteralmente martellato Macron. Il suo obiettivo è convincere i suoi omologhi europei, soprattutto la Germania confrontata adesso ad un nuovo, preoccupante, contesto politico, ma soprattutto i francesi stessi, a partire dai più giovani.
“Non cederò nulla a chi promette odio, divisione, ripiegamento nazionale. Il presidente ha poi lanciato un appello a “rifondare un’Europa sovrana, unita e democratica”.
“La sicurezza è la prima delle condizioni per vivere insieme in Europa”, ha aggiunto Macron: “Dobbiamo lottare contro l’insicurezza, contro il terrorismo sul web e i cyberattacchi”, ha insistito, proponendo di “accogliere negli eserciti nazionali militari di ogni altro Paese europeo”, a iniziare da quello francese.
Ha altresì proposto una “forza di intervento militare comune” in Europa un “bilancio della difesa condiviso” fra i partner europei in dieci anni. “Voglio che si crei progressivamente una polizia europea delle frontiere” Ue, ha detto. Un corpo, ha aggiunto, che dovrà effettuare una “rigorosa” gestione dei confini del continente. Ma per lui serve anche un “ampio programma di integrazione e protezione dei rifugiati. Accoglierli – ha detto tra gli applausi della platea – è il nostro dovere comune di europei, non dobbiamo perderlo di vista, ma dobbiamo farlo senza lasciare il fardello a qualcuno, che siano i Paesi di arrivo o di destinazione finale”.
“Nell’anno che viene voglio venga costituito un vero ufficio europeo dell’asilo per accelerare e armonizzare le nostre procedure”, ha aggiunto il presidente francese.
Ha chiesto anche la creazione di “una procura europea antiterrorismo”, così da “poter agire insieme, dalla prevenzione alla repressione”.

Un discorso dal tono perentorio, quello di Macron, che si limita ad una visione europeista di stampo militaresco, poliziesco, ed in cui si preannunciano anche le limitazioni delle libertà personali con la sua legge sulla sicurezza interna che estende lo “stato di emergenza” a tutte le manifestazioni di piazza. Un discorso che dà già l’ “imprinting” di un redivivo “l’Etat c’est moi” e “l’ Europa è la mia provincia”.

MA LA SORBONA E’ IL SIMBOLO DI MAGGIO ’68
La Sorbona resta il simbolo della contestazione universitaria e quindi resta viva la tentazione di far rinascere il mito di Maggio ’68. Durante la visita di Macron alla Sorbona è riapparso anche Daniel Cohn-Bendit, un francotedesco, appartenente alla componente politica dei “Verdi”, residente in Francia, convinto europeista, ma che nel ’68 era però sulle barricate a protestare contro quel che allora considerava un paese dall’esacerbato sistema poliziesco e che oggi, apparentemente, sostiene invece a fianco del suo presidente.

Nel mese di maggio 1968, la Sorbona fu la fortezza delle manifestazioni studentesche che erano iniziate con il “Movimento del 22-Marzo” alla Facoltà di Nanterre. Quelle manifestazioni daranno poi i natali ad un largo movimento di contestazioni che coinvolgeranno tutto il Paese. La prima rivolta di maggio 1968 scoppiava a seguito dell’intervento della polizia nel cortile dell’Ateneo. Centinaia di studenti si riunivano infatti in quel cortile in previsione di un attacco del movimento di estrema destra “Occidente”.
C’erano tutte le tendenze dell’estrema sinistra: troskisti, maoisti o anarchici erano armati di bastoni e pronti allo scontro. Nell’aver richiesto l’intervento della polizia, il rettore-presidente dell’Università provocava la prima rivolta di maggio. A partire dal 13 maggio, lo sciopero generale inizia e la Sorbona viene occupata dagli studenti. Ed intanto il Parlamento francese, eletto nel mese di giugno 1968, dopo lo scioglimento delle Camere deciso dal Generale de Gaulle, comincerà a legiferare sulla riforma universitaria.

Nel 2006, diverse centinaia di manifestanti che protestavano contro la legge impropriamente detta “sulla pari opportunità”e sul suo famigerato “CPE” (contratto di primo lavoro), hanno occupato la Sorbona durante tre notti, dall’ 8 all’ 11 marzo. Un’ azione che è rimasta nella memoria collettiva come « la presa della Sorbona » e che vide ancora una volta l’intervento delle forze dell’ordine per procedere all’evacuazione.

Pertanto, il carattere simbolico della contestazione studentesca e la tentazione di reiterare il mito di maggio ’68 sono rimasti molto forti alla Sorbona. Emmanuel Macron lo sa e, conscio del fatto che con le sue politiche ultraliberali sta camminando sui carboni ardenti, spera così di spegnere sul nascere quel che è già nell’aria: scioperi dei trasportatori, scioperi nel pubblico impiego, manifestazioni politiche e sindacali e, “dulcis in fundo”, anche quelle che più di tutte teme: le rivolte studentesche.