DONNE SAUDITE: L’IMPORTANTE E’ CHE NON VOTINO

DI LUCA BILLI

Nel medioevo quando l’imperatore e i re volevano comunicare ai loro sudditi una propria decisione potevano inviare una lettera patente, ossia uno scritto in cui rendevano appunto evidente, manifesta, la propria volontà. Da qui negli stati moderni la patente – che nel frattempo, persa la parola lettera, è diventata un sostantivo da aggettivo che era – è diventata il documento con cui l’autorità amministrativa autorizza qualcuno a esercitare una qualche attività. Poi, come noto, almeno in italiano, la patente è diventata, per un’ulteriore elisione, stavolta del complemento di specificazione, il documento che permette agli uomini – e alle donne – di guidare. Per il diciottenne italiano la patente è l’agognato simbolo della propria maturità, il segno che si è diventati grandi, ben più del certificato elettorale, il cui arrivo viene vissuto, per lo più, con indifferenza.
Da giugno dell’anno prossimo il re dell’Arabia saudita ha concesso alla donne di quel paese la possibilità di avere la patente: un decreto arrivato dritto dritto dal medioevo, dal momento che l’Arabia saudita è una delle sette monarchie assolute che ci sono ancora nel nostro pianeta, insieme a Brunei, Oman, Qatar, Emirati Arabi Uniti – per la precisione una federazione di piccole monarchie assolute – Swaziland e Città del vaticano. E in una monarchia assoluta decide il re, quello che gli va bene è permesso e quello che non gli va bene non è permesso. E quindi se il prossimo re saudita – visto che non deve tener conto dell’opinione pubblica del suo paese – deciderà di revocare la concessione alle donne di guidare, lo potrà fare, con buona pace delle persone che scrivono su Facebook e Twitter.
E per i giovani – e da adesso anche le giovani – dell’Arabia saudita la patente è davvero l’unico segno pubblico dell’arrivo della maturità, perché in quel paese non ci sono elezioni parlamentari, non essendoci neppure un parlamento. Non c’è neppure una costituzione, basta il Corano e appunto la volontà del re.
Poi sarebbe da chiedersi come sia possibile che una monarchia assoluta, senza una costituzione e senza un parlamento, abbia un seggio alle Nazioni Unite, abbia regolari rapporti diplomatici con tutti gli altri stati del mondo, anzi ci sarebbe da chiedersi come mai questi monarchi assoluti siano così rispettati e ascoltati da parte degli altri paesi.
Sarà che quella monarchia non arriva dal medioevo – come quella del papa, a cui quindi possiamo perdonare qualche retaggio dell’antico assolutismo – ma è molto più recente. L’Arabia saudita è uno stato giovanissimo, nato nel 1932, per volere delle potenze vincitrici della prima guerra mondiale, e in particolare del Regno Unito e della Francia, che volevano in quella regione cruciale un paese loro alleato, capace di garantire la pace e soprattutto gli interessi delle aziende e delle banche, che avevano generosamente sostenuto le spese della guerra e che ora dovevano pur rientrare dei propri cospicui investimenti. I paesi europei e poi gli Stati Uniti diedero alla dinastia Saud il controllo del petrolio, a patto che continuassero a fare affari con loro e i Saud, senza gli impicci delle democrazie, hanno svolto – e svolgono – il loro compito. Certo, con gli anni sono diventati baldanzosi, si sono levati di dosso il timore verso le cancellerie occidentali, hanno capito che avevano un grande potere e hanno cominciato a fare di testa propria, e quando gli Stati Uniti protestavano potevano sempre chiudere i rubinetti del greggio.
La festa nazionale degli Stati Uniti celebra l’indipendenza delle tredici colonie dal regno di Gran Bretagna, eppure i presidenti di quel paese – tutti i presidenti – intrattengono fraterni rapporti con il re saudita, che non è affatto migliore del povero Giorgio III. La Francia festeggia ogni anno una rivoluzione, in cui fu abbattuta una monarchia assoluta, eppure i suoi presidenti non disdegnano di stringere la mano a un re che non è affatto migliore di Luigi XVI. Sarà che questi “nuovi” re assoluti sono molto ricchi, sarà che le multinazionali fanno ottimi affari in quei paesi, perché in una monarchia assoluta mancano, tra le molte altre cose, anche i sindacati liberi, e quindi è più facile sfruttare i lavoratori di quei paesi.
Comunque fino ad oggi i presidenti e i primi ministri erano in imbarazzo a dover andare a rendere omaggio a un monarca che non permetteva alle donne di guidare.
Ma adesso è tutto a posto. Viva il paese in cui le donne e gli uomini guidano. E non votano.