JONAS CARPIGNANO RACCONTA LA CIAMBRA DI GIOIA TAURO E GUARDA AGLI OSCAR

DI GIOVANNI BATTAGLIA

Dopo essere stato selezionato al festival di Cannes nella sezione “Quinzaine des realizateurs” il bellissimo film di Jonas Carpignano “A Ciambra” da oggi è stato scelto da una commissione nominata dall’ANICA come candidato a rappresentare l’Italia nella corsa per entrare nella magica cinquina dei film stranieri alla cerimonia degli Oscar che si terrà il 4 marzo 2018.
La lista dei candidati era estremamente variegata ed oltre “A Ciambra” erano stati designati “Cuori puri” di Roberto De Paolis, ”L’equilibrio” di Vincenzo Marra, “Una famiglia” di Sebastiano Riso, “Fortunata” di Sergio Castellitto, “Gatta Cenerentola” di Alessandro Rak Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone, “Ho amici in paradiso” di Fabrizio Maria Cortese, “L’ora legale” di Salvatore Ficarra e Valentino Picone, “L’ordine delle cose” di Andrea Segre “Sicilian Ghost Story” di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia, “La stoffa dei sogni” di Gianfranco Cabiddu, “La tenerezza” di Gianni Amelio, “Tutto quello che vuoi” di Francesco Bruni, “La vita in comune” di Edoardo Winspeare.
Per una volta possiamo dire che l’ANICA è riuscita nel difficile compito di trovare un candidato non scontato che ha serie possibilità di arrivare alla cerimonia degli Oscar.

Jonas Carpignano che oggi divide la sua vita tra Gioia Tauro, New York, Palermo e Roma è cresciuto negli Stati Uniti da una famiglia dove l’incontro di diverse culture è la normalità.
La mamma americana originaria delle Barbados ed il padre italiano.
il nonno paterno era regista di pubblicità televisive ai tempi di carosello e lo ha nutrito con il cinema italiano; Visconti su tutti ed il Neorealismo che Jonas cita spesso come suo riferimento insieme a Robert Altman anche per simboleggiare il suo essere metà italiano e metà americano.

La Ciambra è un quartiere di Gioia Tauro, un posto unico, un non luogo come Zen a Palermo o Scampia a Napoli dove la gente vive nonostante le condizioni di degrado e dove si mescolano comunità rom, italiane e gli immigrati.
Jonas è arrivato in Calabria nel 2011 e come spesso accade il suo incontro con Pio, il protagonista del film, è frutto di una casualità.
Mentre stava girando un cortometraggio a Rosarno subisce un furto, la sua auto con tutto il materiale per le riprese non si trova più.
Un amico gli consiglia di andare a Gioia Tauro “ dagli zingari “ che se vogliono gliela possono trovare, e così nasce il suo incontro con la comunità rom.
Una volta riavuta la sua macchina e le attrezzature, superato lo shock e lo stress, inizia per Carpignano un percorso di avvicinamento tra a questo mondo che lo incuriosisce e dopo pochi mesi conosce Pio con cui si stabilisce un legame fraterno.

“ A Ciambra “ nasce come cortometraggio, il modo migliore per un regista così giovane per fare cinema ma poi arriva l’incontro con Martin Scorsese che è il produttore esecutivo del film ed il corto diventa un lungometraggio.
L’incontro con Scorsese è stato inizialmente virtuale perché Carpignano è stato contattato dalla fondazione voluta dal regista americano per supportare giovani talenti ed ha inviato il dvd del primo lungometraggio “Mediterranea”, il corto di “A Ciambra “ e la sceneggiatura del futuro lungometraggio insieme ad un libro di foto per raccontare i luoghi del film;
Scorsese, innamorato del cinema italiano, ha subito compreso le enormi potenzialità di Carpignano ed è diventato produttore esecutivo di “A Ciambra”.
In un secondo tempo, in sede di montaggio l’incontro tra Scorsese e Carpignano è diventato reale ed è stato fondamentale per mantenere un equilibrio tra aspetto documentaristico e fiction rendendo la storia sempre fresca ed interessante.

“A Ciambra “ racconta la vita di Pio è un adolescente che sta crescendo in fretta ed è l’occhio con cui Jonas osserva questa comunità compressa tra la malavita italiana che la usa per fare affari e gli immigrati che arrivano sul territorio.
Nessun giudizio su Pio, sulla comunità rom e sugli immigrati, ma una visione lucida sulle scelte che il ragazzo deve compiere nella propria vita.
La comunità rom, al di la delle evidente simpatia provata per Pio da parte di Jonas, viene vista in tutti i propri errori e nel film non c’è nessuna traccia di giustificazione al loro stile di vita ma c’è sempre uno sguardo interessato alle scelte ed al perché di queste scelte e lo spettatore portato in questo mondo non potrà fare a meno di comprenderlo.
Uno dei migliori film visti a Cannes e sicuramente il miglior candidato che l’Italia poteva proporre.

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