HA UCCISO LA FIDANZATA. LA PENA? A CASA CON IL BRACCIALETTO ELETTRONICO

 

DI CLAUDIA PEPE

 

 

Esistono uomini che dopo aver ucciso la propria donna per essersi alterati durante una lite, guidano tutta la notte con un corpo ancora caldo. Un corpo massacrato da un assassino.

Un assassino che ha deciso di chiudere la bocca per sempre alla sua donna. E oltre la bocca, ha ucciso il corpo delle donne. Perché quando ci uccidono, di solito ammazzano il nostro viso, il nostro sorriso, le nostre parole, le nostre idee. Io sono un’insegnante e ho deciso di scrivere oltre che di scuola, anche sulla violenza sulle donne.

Perché le due cose sono collegate, e la scuola deve fare quello che una politica impreparata non fa: non tende le mani a noi donne che stiamo morendo. Una, due, tre al giorno. E io, come insegnante, pretendo che sia introdotta in questa scuola misera di contenuti, un appoggio ai nostri studenti, un aiuto a chi crede ancora ad un uomo che ti schiaffeggia e ti dice che ti ama, è un uomo che prima o poi ti schiaccerà sotto un tavolo da cucina spegnendo tutti i sogni di cui ci siamo nutrite.

L’uomo che si impone anche con violenze psicologiche, non è un uomo. È un potenziale assassino.

E noi insegnanti che facciamo? Rincorriamo ancora il bonus premiale, oppure facciamo finta di niente e continuiamo a organizzare progetti, a fare cartelloni, a voltare il viso alla realtà.

Io vorrei rincominciare a parlare in classe, fregandomene dei programmi, per dare spazio ad un progetto di vita che includa la relazione e la cura. Abbiamo ragazzi che sentono queste notizie dai telegiornali, in cucine in cui il tempo non è mai abbastanza per discutere. Nelle nostre serata, il tempo incombe.

Dopo una giornata di lavoro, dobbiamo pensare alla lavatrice, al pranzo del giorno dopo, ai registri elettronici, a stirare, alle merende, alla casa, all’organizzazione del nostro lavoro per il giorno dopo. A relazioni, schede per le gite, interventi sul PTOF (Piano Triennale Offerta Formativa), definire fasce, pensare a tutt’altro della vita che accade vicino a noi. Parliamone domani alle nostre classi di Francesco Mazzega, che dopo aver ucciso la fidanzata Nadia Orlando, e aver guidato tutta la notte con il suo rantolo accanto, solo il giorno dopo si é presentato negli uffici della polizia Stradale di Palmanova, in provincia di Udine, dicendo al citofono: «Temo di aver commesso un omicidio». Ha detto: ”Temo”. Avete letto bene: “Temo”. Dopo una nottata senza averla aiutata, senza aver pensato di portarla in ospedale. L’aveva ammazzata senza un attimo di ripensamento o di paura.  Stiamo tornando in un’epoca in cui le donne credevano di poter essere loro stesse senza doversene giustificare. E invece no.  Dobbiamo ancora difendere la nostra vita davanti a mostri che ci vivono accanto.

Un mondo che scarcera un assassino che a 57 giorni dalla confessione, ora si trova agli arresti domiciliari. A Muzzana del Turgnano (Udine), a casa sua con il braccialetto elettronico.

Il collegio pur confermando il «fatto gravissimo» e: «La pericolosità sociale elevata», ha ritenuto che i domiciliari potessero essere la misura cautelare più idonea perché, tra l’altro, «si è presentato alla polizia con il cadavere». Si è presentato con il cadavere!

Questa è una discolpa una scusante, uno schifo. Ma Mazzega, aveva avuto «una condotta irreprensibile» ed è «incensurato», hanno detto (fonte Corriere della Sera).

Allora spieghiamolo ai nostri studenti che un assassino, uno che ammazza le donne, ora è a casa sua, tra le braccia di consolatori che hanno già dimenticato Nadia. «È sconcertante e inaccettabile — ha detto il sindaco, Riccardo Zuccolo — per una comunità ancora tramortita da un delitto così efferato, odioso e profondamente lesivo del nostro più profondo sentire».

E il nostro sentire dobbiamo trasferirlo ai nostri ragazzi, perché solo loro potranno difenderci da un mondo che pensa che con un braccialetto elettronico, una persona possa giustificare la morte. Una morte deve essere pagata. Ma cosa bisogna fare in Italia per meritare l’ergastolo? Cosa bisogna fare in Italia per avere una pena esemplare. Cosa ci vuole perché i nostri ragazzi non sentano, né leggano queste notizie?

L’ergastolo in Italia esiste, ma viene applicato solo in pochi casi. E io chiedo in nome dei miei ragazzi e dei miei studenti che per il femminicidio, ci sia l’ergastolo. Per tutte quelle donne che si sono viste da sole davanti alla morte.

La morte che fingeva di parlare d’amore.