SULL’AFFARE STX, ALLA FINE, ITALIA BATTE FRANCIA

DI GIORGIO DELL’ARTI

 

Sulla faccenda Stx si discuterà parecchio, in Francia e in Italia, su chi abbia guadagnato e chi abbia perso, e Macron certamente sosterrà con i suoi che hanno vinto i francesi, mentre Gentiloni e Padoan, di qua, diranno che si tratta di una vittoria italiana.

Stiamo parlando… di che cosa? Stx… non mi ricordo niente.
Ce ne siamo occupati quest’estate e adesso siamo in autunno. Capisco. Stx è una società alla foce della Loira. Costruisce navi, con il bacino più grande d’Europa, quindi con un bel potenziale. Ma ha poche commesse, e i coreani,  che ne possedevano il 66%, l’hanno messa in vendita. La nostra Fincantieri, dopo aver chiesto il permesso a Hollande, ha comprato per poco meno di 80 milioni questo 66%. Ma i francesi avevano un diritto di opzione e l’hanno esercitato, il nuovo presidente francese ha infatti nazionalizzato la società. Macron non voleva che gli italiani avessero il 66%, e proponeva di fare ai mezzi: 50 a noi e 50 a loro, col presidente e l’amministratore delegato in mano italiana e voto doppio del presidente italiano in caso di parità nel consiglio d’amministrazione. I nostri hanno risposto subito che se non si fosse dato all’Italia almeno il 50% più una azione non ci sarebbe stata nessuna possibilità di accordo. Era stabilito che Macron e Gentiloni si sarebbe incontrati per definire la questione il 27 settembre a Lione. Cioè, ieri

Cioè, subito dopo le elezioni tedesche.
Bravo. A seconda di come la Merkel avrebbe vinto, i francesi avrebbero indossato una certa maschera oppure no. Merkel ha vinto male e i francesi, a malincuore, hanno ceduto. Intendiamoci: si tratta di un cedimento minimo, l’Italia porta a casa una vittoria per mezzo a zero. Però è comunque una vittoria.

Com’è fatta questa intesa finale?
Il possesso di Stx sarà diviso a metà tra italiani e francesi. Ma i francesi affitterrano per dodici anni a Fincantieri, detentore di questo 50%, un uno per cento del loro pacchetto. In questo modo gli italiani avranno, operativamente, il 51 per cento di Stx e i francesi il 49. Passati dodici anni, l’1% in questione diventerà italiano e il controllo di Stx sarà totalmente nostro. Restano fermi i quattro consiglieri d’amministrazione italiani contrapposti ai quattro consiglieri d’amministrazione francesi, però col presidente italiano che avrà voto doppio nel caso si sia 4 a 4 su certe decisioni. Poiché anche l’amministratore delegato, cioè il vero capo-azienda, sarà italiano, possiamo affermare che Stx sarà controllata e governata di fatto da noi. Stiamo schematicamente immaginando, e in questo forse abbiamo torto, che italiani e francesi siano sempre compatti come un sol uomo nelle decisioni da prendere, il che non è necessariamente vero.

In che modo il voto tedesco ha favorito questa soluzione?
Macron non può litigare con tutti e il voto tedesco dice che la Merkel, su questioni decisive, si troverà necessariamente in disaccordo con l’Eliseo. Macron, lunedì scorso, ha parlato agli studenti della Sorbona facendo proposte che presuppongono una maggiore integrazione tra i paesi della Ue: un nuovo trattato da sottoscrivere entro gennaio con una fusione entro il 2024 del mercato franco-tedesco, che sarebbe sottoposto a identiche regole; l’unificazione dei servizi segreti e delle forze di sicurezza (solo una polizia europea o persino un esercito europeo?) con un budget comune, un ufficio europeo per l’asilo dei migranti e una polizia europea delle frontiere. Nelle idee del presidente francese intravediamo senz’altro anche alcune delle suggestioni contenute nel libro dei sogni di Juncker, come quella di un ministro del Tesoro europeo. Sono tutte cose che il voto tedesco ha notevolmente sbiadito. Per esempio, in un’intervista di ieri a Federico Fubini, il segretario generale del Consiglio tedesco degli esperti economici, Jochen Andritzky, ha spiegato chiaramente di esser contrario a un bilancio europeo comune e favorevole a un bilancio di ciascuna nazione sottoposto però al controllo dell’Esm (il Meccanismo europeo di stabilità) che darebbe luogo a un processo di default automatico, ma dolce, quando i conti di una nazione non fossero come devono essere. Ragionamento che secondo noi, purtroppo, non fa una grinza. Ma lontanissimo dalle suggestioni pseudopassionali di Macron.

Come hanno commentato alla fine l’incontro di Lione i due presidenti?
«Vinciamo insieme» eccetera. Il presidente francese, nel suo discorso, ha recuperato un po’ dello spirito europeista manifestato lunedì alla Sorbona. Italia e Francia collaboreranno per il tunnel della Torino-Lione, per l’interscambio culturale dell’Erasmus, per la creazione di un campione militare navale da far uscire da Stx. Gentiloni ha ricordato la necessità di stabilizzare la Libia, terreno su cui Macron ha tentato a suo tempo di conquistare un primato, direi vanamente (il generale Haftar, leader del lato Cirenaica, è tornato in Italia per incontrare la Pinotti). Sullo scontro Tim-Vivendi-Mediaset tutti e due hanno incoraggiato i privati a esser saggi e rispettare le leggi dei due paesi (niente di sconvolgente). Che Macron, di fronte alla resistenza italiana su Stx, abbia ceduto e un minimo perso è dimostrato da questa sua frase: «A chi dice che è un accordo terribile voglio ricordare che fino a pochi mesi fa l’azionista di maggioranza dei cantieri era coreano».