ELISA MORTA DI CANCRO, MADRE PER 15 MESI CHE VALGONO UNA VITA

 

DI CLAUDIA PEPE

 

“Alice, amore mio sei bellissima, sono la tua mamma Elisa e sei stata il mio sogno. Sei nata per amore, l’amore mio e di tuo padre”. Amore mio, appena sei nata credevo di avere tutto dalla vita. Avevo un lavoro da funzionaria di banca a Spresiano, un amore che mi accarezzava nei momenti bui e nei più felici, un amore con cui avevamo sperato nella tua nascita.

Alice tesoro, la tua mamma ha visto nei tuoi occhi quella felicità che capita a pochi. Quella contentezza che sente solo una madre vedendo nei tuoi occhi il futuro. Quel futuro che avrei voluto regalarti. Ma sai le cose belle a certe persone capitano per attimi, per momenti, per istanti di luce.

Avevo il seno gonfio, un seno che traboccava d’amore, un seno pronto a alla tua bocca, alla tua lingua che cercava in me la tua vita. Ho passato il mio tempo a guardarti nel nostro lettone. Ti guardavo all’infinito. Guardavo le tue manine, i tuoi occhi, quei piedini che scalciavano dentro di me. Poi Alice, dopo un anno e tre mesi dove il cielo non faceva apparire stelle più luminose di te, mi hanno chiamato dei dottori. Avevano la faccia seria, non sorridevano. Non volevo guardarli, non volevo sentire le loro parole. Io ero felice, nessuno aveva il diritto di scalfire quell’immenso che mi avevi regalato. E invece tesoro mio, si sono messi attorno a me. A me con il seno e il cuore pieno di te per dirmi che sarei morta. Sì sarei morta dopo due mesi di cancro al seno triplo negativo. Non mi hanno dato nessuna speranza. Il mio male aveva già preso polmoni e fegato. Due mesi di me, di te e di tuo padre. Tuo padre che mi ha amato anche quando la morte mi stava corteggiando, mi stava desiderando, mi voleva sua.

Nei tuoi occhi ho trovato la forza per chiedere se quei due mesi fossero l’unica vita che mi restava. E mi hanno risposto tesoro mio. Mi hanno risposto che 60 giorni restavano tra te e la mia morte. Ho parlato con tuo padre e gli ho detto che due mesi mi sarebbero bastati per farti ricordare di me, per farti conoscere la bellezza, per farti amare, imparare, comprendere, afferrare, cogliere e abbracciare tutto quello che avevo in serbo per te. Un cancro maledetto ci ha diviso nella vita, ma mai ci dividerà nel tempo, in quel tempo in cui mi vedrai sotto forme diverse.

E da quel momento ho voluto trasformare il mio dolore nei tuoi sogni. Sai mi sono realizzata nel lavoro, avevo 40 anni ero funzionaria di banca, avevo quello che tutti vorrebbero avere. Ma non avrei avuto più te, tuo padre, i miei affetti. Non avrei avuto i tuoi primi passi, i tuoi sorrisi, le tue prime parole. Non avrei più potuto accompagnarti all’asilo, fare le feste con i tuoi amici, le foto con mamma e papà.

Tua madre spera per te di saper volare, viaggiare, immaginare un futuro diverso Non potrò più accompagnarti all’asilo, alle feste con i tuoi amici, ai primi Natali. Non rincorrerò più le tue prime lacrime, le tue manine che incorniciavano il mio viso. Vorrei essere in te, quando i tuoi sogni rincorreranno farfalle, coglieranno fiori. Ma io ti sarò vicino ogni giorno.

Ed è per questo che ti ho programmato un regalo per ogni tuo compleanno fino a che avrai 18 anni. Per farti sapere che in due mesi di vita si può regalare ad una figlia l’amore più grande del mondo. Un regalo per farti sapere che tua madre spera per te di saper volare, a viaggiare, a immaginare un futuro diverso, un mappamondo con le tappe che avrei voluto festeggiare con te.  Questo futuro bambina mia, lo puoi costruire tu, con le tue forze che non incontreranno i miei occhi, ma sapranno accarezzarmi in quelle foto dove i nostri sorrisi erano uno dentro l’altro.

La tua nonna e il tuo papà che mi ha sposato come ultimo suggello d’amore, ti accompagneranno nella strada della vita. Vorrei tracciare quelle orme vicino a te, ma anche se tu non le vedrai, guarda qualche volta la strada. Vedrai che in un leggero vento riconoscerai qualcuno che ti stava accanto. Il tuo papà ha preparato una poesia che mi piace tanto e dice. «Non posso più regalarti tulipani, sentire il treno con te. Non posso piangere, ridere, con te. Chiederti scusa, fare la pace, cantare e camminare con te. Non posso più dirti, Eli vedrai che ce la faremo. Ma posso ancora amarti. Insieme, per sempre».

Alice, bambina mia, quando ascolterai delle favole, immaginami con ali di farfalla che rifletteranno il tuo splendore, il tuo incanto e il tuo fascino.

Ciao bambina mia e ricordati di guardare il cielo. Non ci sarà una stella più luminosa di te, ma una stella a sinistra, quella che si nasconde, che ti imboccherà per sempre il suo amore.