IN POLITICA I COMPORTAMENTI DEVONO ESSERE VERIFICATI

DI ENRICO ROSSI

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Vi ricordate Filippo Penati, ex braccio destro di Bersani, accusato di corruzione e finanziamento illecito dei partiti? È stato assolto anche in appello perché il fatto non sussiste.
Vi ricordate Ottaviano del Turco, presidente della Regione Abruzzo, incarcerato per associazione a delinquere e corruzione?
Anche in questo caso l’impianto accusatorio, avere incassato sei milioni di tangenti, non ha retto e in appello è rimasta solo una pena minore.
Queste vicende hanno pesantemente influenzato la vita personale e l’evoluzione politica del nostro Paese.
Chi svolge ruoli pubblici ha il dovere di accettare che i suoi comportamenti siano sottoposti alla verifica di legalità.
Ma ha anche diritto ad essere rispettato e considerato innocente fino a sentenza definitiva, come recita la Costituzione, art 27 “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”.
Altrimenti si rovina la vita delle persone perbene e nei casi che riguardano la politica si rischia di cambiare il corso della vita politica stessa e di alterare il processo democratico.
Questo vale per tutti: destra, sinistra, centro e altro ancora.