SCANDALI VATICANI E GUERRA DENTRO CASA

DI VINCENZO SODDU

Tornano, sospinti dall’attualità o forse soltanto ripescati ad arte, tutti assieme alcuni dei principali gialli che hanno sconvolto negli ultimi anni l’apparente serenità dei palazzi vaticani. Veri o falsi, proprio il fatto che emergano tutti assieme non può non sollevare il sospetto che dietro ci possa essere una regia che li riporti in evidenza soltanto per screditare la stessa autorevolezza della Santa Sede. Non è un mistero infatti che Papa Francesco, dopo le clamorose dimissioni di Benedetto XVI, abbia non poche difficoltà a gestire la guerra che si sta consumando all’interno della Curia romana. È quasi un balletto di indizi chiari e mossi da esigenze contrapposte. Ma andiamo con ordine.

L’attico del cardinal Tarcisio Bertone.

Nel processo in corso in Vaticano, l’ex presidente della Fondazione Bambin Gesù, Giuseppe Profiti, accusato di peculato, aveva respinto l’ipotesi del doppio pagamento per la ristrutturazione dell’appartamento dell’ex Segretario di Stato vaticano, affermando che la Fondazione aveva cofinanziato i lavori dell’appartamento mentre il Governatorato aveva pagato i lavori per le parti comuni di Palazzo San Carlo. Pochi giorni fa, invece, l’ombra del doppio pagamento a vantaggio delle imprese di Gianantonio Bandera, di fatto è rispuntata. Marco Bargellini, alla guida della sezione edilizia della Direzione dei Servizi Tecnici del Governatorato, ha sostenuto infatti che l’ente ha pagato tutto, non sapendo che i lavori erano stati già pagati anche dalla Fondazione. Due voci, due tesi, due partiti? Forse no, ma i tempi delle deposizioni insinuano diversi sospetti.

Il falso dossier Orlandi.

Anche l’ultimo dossier Orlandi, che pure sembra una bufala, ha tutto l’aspetto d’essere un’altra bordata al papato, assestata al momento giusto. Il dossier è in realtà una lettera avuta da una fonte anonima dal giornalista de L’Espresso Emiliano Fittipaldi, una lettera di cinque pagine, datata marzo 1998, scritta al computer e inviata dal cardinale Lorenzo Antonetti, allora capo dell’Apsa (l’Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica), ai monsignori Giovanni Battista Re e Jean-Louis Tauran. Al tempo, Giovanni Battista Re era il sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato della Santa Sede, e Jean-Louis Tauran era il numero uno dei Rapporti con gli stati, un’altra sezione del dicastero della Curia romana che più da vicino, come spiega il sito del Vaticano, coadiuva il Sommo Pontefice nell’esercizio della sua missione. Insomma, Re e Tauran erano nei vertici della Curia e, secondo l’estensore del documento, si sarebbero occupati direttamente della vicenda Orlandi. Una coincidenza, dunque, l’uscita di questa lettera? O magari un invito, nemmeno tanto velato, a dare un seguito concreto a quella trasparenza che invoca lo stesso Francesco, e che però viene poco praticata dalle gerarchie della Curia, concedendo magari finalmente quel dossier su Emanuela Orlandi, quello vero, un dossier che non può non essere stato già custodito in Vaticano?

Il caso pedofilia.

È noto come gli ultimi due pontefici siano sempre stati sensibili nel condannare questa macchia indelebile nell’immagine della Chiesa, eppure, proprio quando sembra che l’impegno dei pontefici stia già dando buoni frutti, anche qui è un fatto d’attualità a rimescolare improvvisamente le carte. Marie Collins, membro irlandese della Pontificia Commissione per la tutela dei minori, in passato lei stessa vittima di abusi, la scorsa settimana ha abbandonato i lavori della commissione sbattendo la porta. Un gesto chiaro, fatto per scuotere il Vaticano, e per fare aprire gli occhi all’amministrazione vaticana sottolineando come il tema della pedofilia rappresenti ancora una ferita sanguinante per la comunità cattolica. Una piaga che necessita di energie, e che invece è sottoposta a una lentezza di procedure, a una mancanza di personale chiamato a rispondere alle numerosissime richieste che chiedono soltanto la garanzia di una lettura certa, a fronte del comportamento quanto meno immorale di larga parte della gerarchia ecclesiastica. Letture certe per le quali ci vogliono competenze e capacità professionali, formazione e motivazioni sicure, che però, paradossalmente la Curia non garantisce. Così, quasi come a rispondere immediatamente a una provocazione così grave, arriva puntuale, e fin troppo, la notizia che per la prima volta nella storia il Vaticano potrebbe condannare un vescovo accusato di pedofilia, Anthony S. Apuron, di 72 anni, arcivescovo di Guam, un’isola dell’Oceano Pacifico, che, se ritenuto colpevole, potrebbe essere dimesso allo stato laicale, subendo la più grave sanzione per un religioso comminata dalla Chiesa. In ogni caso una solerzia che sembra rispondere prontamente alle accuse della Collins.

Gli scandali economici.

È guerra aperta ormai fra i due dicasteri vaticani che si occupano di finanza – La Segreteria per l’Economia guidata dal prefetto, il cardinale George Pell e sostenuto dal revisore generale del Vaticano, Libero Milone, e l’Apsa, l’amministrazione del patrimonio della sede apostolica, mentre, su un altro versante l’azione di trasparenza va avanti, anche se dagli interventi della vigilanza emerge un dato non scontato: qualcuno prova ancora a usare l’Istituto per le opere di religione (Ior), cioè la banca vaticana, come lavanderia per il riciclaggio di denaro. E intanto, quasi a parare uno scandalo con l’insorgere di un altro, il libro in uscita della giornalista Louise Milligan contiene accuse dettagliate secondo cui George Pell stesso avrebbe abusato di due coristi nella cattedrale di St. Patrick a Melbourne.

La guerra in Vaticano.

Insomma, in Vaticano è in corso una vera e propria guerra, mascherata ma chiara. Papa Francesco e le sue riforme rivoluzionarie vivono ormai sotto l’attacco di un gruppo neppure tanto piccolo di cardinali, vescovi, sacerdoti, giornalisti. È una guerra che si esprime spesso con bordate pubbliche e atteggiamenti eclatanti, da una parte e dall’altra. Una guerra che va avanti, ormai, dall’elezione di Bergoglio al soglio pontificio. Una guerra che sembra peggiorare, giorno dopo giorno, mentre ogni tanto c’è chi tira fuori la parola “scisma”. Soprattutto dopo la pubblicazione di Bergoglio della “Amoris Laetitia” e la relativa risposta dal sapore scismatico dei lefevriani. Segno visibile di questa guerra, il fatto che papa Francesco non abbia risparmiato durissimi attacchi ai suoi confratelli durante il consueto incontro prenatalizio con i cardinali, definendoli “cuori impauriti o impietriti che si alimentano dalle parole vuote del gattopardismo spirituale di chi a parole si dice pronto al cambiamento, ma vuole che tutto resti come prima”. Parole insolitamente dure, ma con chi ce l’ha il Papa? Francesco, tanto amabile in pubblico quanto rigido nel privato, ce l’ha con quanti non solo non hanno mai gradito le sue riforme in Curia, riforme che lo hanno portato ad allontanare numerosi alti prelati da posti di potere in Vaticano e alla nomina di un ristretto numero di cardinali in suo supporto, ma anche con i prelati che lo accusano di ambiguità e che di riforme di dottrine e pastorale non vogliono sentir parlare. La guerra, insomma, continua, ma a parziale consolazione di chi ha ancora a cuore le sorti di questa Chiesa così tanto lacerata, per adesso, almeno, vigila ancora un papa guerriero.