EROINA, L’ETERNO RITORNO: LUNGO VIAGGIO ATTRAVERSO UN INCUBO

DI ANDREA DELLAPASQUA

 

 

MAYA:

UNA PERA

 

Finalmente a casa. Mi spoglio lasciando cadere la roba che ho addosso dove capita, metterò a posto dopo. Prendo il sacchetto della farmacia con dentro le spade, ne apro una nuova, e prendo una fiala usata dal cassetto.  Tiro fuori dal reggiseno la busta che avevo nascosto, l’ho appena presa dal solito spacciatore, ha detto che la roba è cambiata. Bene, perché quella di prima non era un gran che. Finalmente!! Era tutto il giorno che aspettavo questo momento! Ora tutto quello di cui ho bisogno è qui, davanti a me. Non mi serve nient’altro in questo momento.
Apro la busta, sento subito l’odore acidulo e amaro tipico dell’eroina, col tempo ho imparato ad apprezzare questo odore. Aveva ragione, è cambiata. Verso nella fiala il contenuto della busta, riempio mezza spada d’acqua, e butto in fiala anche quella, mischio un po’, prima di scaldare tutto con l’accendino. Ecco, sta quasi bollendo, viene su un’odore ancora più forte. Il filtro!! Accidenti, dimentico sempre di fare il filtro… così devo farlo dopo rischiando di far cadere tutto!! Va be’, appoggio piano la fiala, e spezzo un piccolo pezzo del filtro della sigaretta, e lo butto dentro la fiala. Ecco fatto! Tiro su, filtrando, tutto quel liquido marroncino con la spada.
Esiste momento migliore per un tossico? Metto la spada tra le labbra, mentre mi lego un braccio con un laccio, in realtà è un pezzo di stoffa elasticizzata, una volta era una calza, ma ormai si è sformata usandola sempre per legarmi il braccio. Adesso sorge un problema… dove mi faccio? Rimpiango i bei tempi in cui avevo le vene ben visibili anche senza laccio… se le avessi adesso le prenderei lanciando la spada in aria e allungando il braccio… ma ormai sono tutte bruciate, e diventa sempre più difficile trovare vene nuove da martoriare. Comunque ne ho una sul dorso della mano, appena sotto il polso, che dovrei riuscire a prendere. Inserisco l’ago. Non la prendo, quindi  provo a cercarla tirando un po’ indietro l’ago, e riprovando a prenderla, senza tirare fuori la spada … niente. Odio quando non riesco a prendermi!! Il braccio sta cambiando colore da quanto è stretto il laccio. Riprovo nella stessa vena, ma un po’ più su, inserisco l’ago, e… bingo!! La punta della spada si colora di rosso. Trovata subito, senza neanche bisogno di cercare!! Tiro indietro lo stantuffo e faccio salire un po’ di sangue, per assicurarmi di essere in vena, non posso rischiare di buttarla fuori, non tanto per il gonfiore o l’eventuale infezione, ma per il semplice fatto che voglio sentirla bene. Ottimo, sono dentro, il sangue si mischia  alla roba diluita, mi soffermo un secondo a guardare le forme sinuose e i vortici che fanno i due colori liquidi che si mischiano. Spingo piano lo stantuffo, il liquido diminuisce man mano che spingo, sta entrando dentro di me, posso sentire il calore dentro la vena, sento il suo percorso, la sento scorrere dal punto in cui mi sono fatta, fino alla fine del braccio, poi si disperde con un brivido in tutto il corpo. Tiro di nuovo in dietro lo stantuffo per fare un “risucchio”, lo faccio sempre. Faccio rientrare del sangue nella spada, e lo ributto giù. Prima di togliere la spada dal braccio aspetto di sentire l’effetto. Dopo appena qualche secondo…ah, eccola!! Sento come prima cosa un calore che mi avvolge la testa. Mi sale in gola il sapore della roba. Un fremito mi percorre tutto il corpo, come fosse una scossa elettrica. Un’orgasmo. La testa mi formicola, e l’eccitazione sale alle stelle.
Ora la botta si è affievolita, lasciando il posto a una sensazione di benessere generale che pervade ogni angolo del mio corpo e della mia mente. Non sento alcun dolore fisico, né fastidio. Non sento freddo. Tolgo la spada dal braccio, e con una salvietta pulisco il sangue della puntura dal braccio. Sciacquo la spada, e ripongo tutto al proprio posto, ben nascosto, come sempre. Di solito a questo punto comincio a mettere a posto e a pulire casa, carica dalla pera, ma questa volta mi siedo sulla poltrona e mi godo il momento. La roba era buona, e il mio corpo è rilassatissimo. Ora sento che va tutto bene. Penso a tutti i miei problemi, e sorrido, perché adesso ho la forza di affrontarli, adesso so per certo che tutto si risolverà, ed io sarò felice. Va tutto bene,  e sarà sempre così. D’ora in avanti andrà sempre tutto bene. Sempre, fino alla fine. Sempre, fino alla prossima pera.[http://diariotrashdiuneroinomane.blogspot.it/2011/04/una-pera.html]

Questo post Maya l’ha scritto lunedì 18 aprile 2011, ci sono suoi interventi sul blog da lei creato fino al 2013, poi di Maya non sappiamo più nulla, sul suo blog si trovano vari commenti anche idioti e scellerati come un invito molto esplicito a farla finita, ma quel che Maya racconta è assolutamente verosimile, è confermato da più di un secolo di esperienze e di letteratura scientifica che si è occupata di questo derivato della morfina: l’eroina. Non è un mistero come l’eroina sia frutto di una sintesi ad opera della scienza ufficiale, l’eroina è il parto di un camice bianco.

BREVISSIMA STORIA DI UN LUNGO DRAMMA. La storia del papavero da oppio e della conoscenza dei suoi effetti calmanti affonda le proprie radici in millenni prima della nascita di Cristo, l’oppio è ben noto ed utilizzato nel mondo antico e nel mondo moderno per l’oppio, nell’Ottocento, si sono combattute vere e proprie guerre tra l’Occidente e la Cina; la sintesi dell’eroina però avviene due secoli fa. La diacetilmorfina è stata sintetizzata nel 1874 dal chimico Wright, vìene però diffusa solo tempo dopo, grazie ad un chimico della Bayer, Felix Hoffmann, nel 1897. Felix Hoffmann, solo due settimane prima, aveva sintetizzato un’altra sostanza destinata a diventare assai popolare, l’acido salicilico: l’aspirina. Bastano pochi decenni però per comprendere che le virtù farmacologiche ed anestetiche erano di gran lunga surclassate dai danni fisici e sociali causati dalla “miracolosa sostanza” fino a farla diventare una sostanza vietata.

GLI EFFETTI. Il racconto di Maya esplicita in maniera chiara quali sono gli effetti “del buco”, il “flash iniziale”, un orgasmo diffuso per tutto il corpo e poi il senso di pace. Gli effetti purtroppo non si fermano qui, oltre ad una fortissima dipendenza fisica e psichica e ad una assuefazione si aggiungono i danni fisici, tra i tanti: deterioramento dell’encefalo, deterioramento venoso, artrite oltre ai rischi connessi all’uso di siringhe non sterili come contrazione di AIDS ed epatite.

ANDREA E UN VECCHIO RITORNELLO, “NON SONO COMPLETAMENTE DIPENDENTE”:

Ciao a tutti! io sono Andrea mi sono appena iscritto. volevo solo scrivere due parole per sfogarmi con qualcuno che mi può ascoltare. sono 4 mesi che mi faccio di eroina, ho iniziato con le canne a 15 anni (che però non sono state quello il problema) poi sono passato a provare altre droghe che però usavo solo il fine settimana a ballare: ketamina, mdma, speed e cocaina. Per un periodo prima di iniziare con l’eroina ho fatto uso di cocaina per un’annetto (sempre alternando ) pippandola. Dopo di che ho conosciuto un mio amico che mi raccontava che si bucava e che era stato in comunità per 2 anni, però un giorno avevamo i soldi e lui mi propose di farci la “robba “e io dissi di si, pensavo che solo una pera non mi avrebbe danneggiato più di tanto. Ad ogni modo da quando mi sono fatto la prima pera ho incominciato a bucarmi alternando i giorni, ad esempio: sabato mi faccio, aspetta circa 20 giorni e mi rifaccio, dopo aspetto una settimana e mi rifaccio, aspetto 3 o 4 giorni e mi rifaccio, poi riaspetto circa 20 giorni e cosi via ricomincia. fino a ora sono 4 mesi che vado avanti cosi, non sono mai stato in forte crisi di astinenza fisica, giusto qualche dolore alle gambe e ai muscoli e un po’ d’ansia il giorno dopo che mi faccio, ma sempre cose sopportabili, se si fuma canne è anche meglio, però convivo con una dipendenza psicologica che mi fa impazzire certe volte, allora provate a seguirmi per favore: quando aspetto 20 giorni in quei 20 giorni non sono triste, perché mi vedo con degli amici, ci facciamo le canne e il sabato andiamo al centro a bere qualcosa e a cercare le ragazze, insomma in quei 20 giorni cerco di condurre un vita ”normale” uscendo la sera, andando al centro e cercare di conoscere qualche ragazza, poi dopo i 20 giorni in testa ho solo l’eroina, insomma dopo i 20 giorni ho solo in testa di drogarmi, principalmente con l’eroina e occasionalmente se ho i soldi anche la cocaina (coca e poi “robba” per calmare), e cosi continuo e sono 4 mesi. Si può dire che facendomi l’eroina in vena ancora sono uno di quei rari casi che riesce a non infognarcisi completamente, ma ciò non vuol dire che stia proprio al 100 per 100. Certe volte mi sembra di vivere sul filo di un rasoio, dove ogni volta che mi buco rischio ogni giorno di cadere nel vuoto, ma ciò non succede mai. Rimango lì con la testa sempre in bilico, alla fine so perfettamente perché in quei 20 giorni che non mi buco sto con degli amici che non si drogano e che hanno in testa solo la fica, perché cerco di illudermi di avere una vita anch’io “normale”, perché cerco sempre di vivere una vita dove non c’è solo l’eroina per provare piacere, una vita che dura 20 giorni, dopo di che si è ancora più felici dopo i 20 giorni perché cosi dopo quando mi buco non mi sento più di tanto in colpa perché mi dico: cazzo sono riuscito ad aspettare cosi tanto, non ho più eroina nel sangue dopo 20 giorni mi faccio e tutto questo si ripete, si ripete, e finche non deciderò di smettere del tutto si ripeterà per tutta la vita, o forse ci cadrò dentro del tutto […]

Questa è buona parte di un post che ha lasciato Andrea su sostanze.info il 10 febbraio 2013, Andrea prosegue anche raccontando che suo padre è un ex tossico. Al suo post ci sono state varie risposte tra cui questa di un anonimo che intercetta anche il parere di altri:

So che tanto non mi ascolterai e non ascolterai nessun altro, bensì ci dovrai sbattere con la tua testa. Sappi che quei 20 giorni tra poco diventeranno 10 e così via via diminuiranno sempre fino a che non avrai bisogno di farlo ogni giorno. L’astinenza che ora è solo psicologica diventerà fisica quando meno te lo aspetti. Forse sei ancora in tempo per fermarti, tanto più se hai tuo papà ex tossicodipendente, hai un motivo in più per bloccarti […]

L’ETERNO RITORNO. Perché parlarne ora? E’ l’anniversario di qualche sintesi chimica scellerata? È il “quarantenario” di qualche morte eccellente legata all’overdose? C’entra qualche coccodrillo su Janis Joplin? Niente di tutto questo. Si parla ora di eroina, ma lo avrete già capito, perché l’eroina non ha mai “smesso” se stessa. L’eroina muta, si nasconde, è meno “socialmente palpabile” e continua ad esserci. Se il buco, la siringa, sono “la prima allusione mentale” che la psiche suggerisce a chi sia nato non proprio ieri è perché all’eroina negli anni ‘60, ‘70 ed anche ‘80 veniva associato un ago, magari anche talvolta un cucchiaino e un accendino che aiutava lo scioglimento della sostanza e la sua purificazione in alcuni casi. In realtà ci sono altri modi di assumere l’eroina e si stanno diffondendo sempre di più, la diacetilmorfina si può anche sniffare oppure fumare, questa pratica la rende meno soggetta al problema tragico dell’overdose e pare, al consumatore, di non appartenere alla deplorevole vecchia schiera “delle braccia bucate”.

AFGANISTAN. La geopolitica è come uno di quei rari capi d’abbigliamento che si sposa bene pressoché con tutto. L’Afganistan da sempre è uno dei primi produttori ed esportatori di eroina al mondo ed ora che il regime talebano è abbattuto e ci sono povertà e disperazione diffuse in molti nel paese si gettano a capofitto nella coltivazione del papavero da oppio indispensabile per la sintesi della sostanza che poi viene affidata a chimici capaci. Tutto ciò ha comportato un calo vertiginoso dei prezzi ed alla nascita di nuove strategie di marketing in Occidente: ora l’eroina viene venduta anche in microdosi da 5 euro ed il mercato è entrato in contatto con i quattordicenni squattrinati, l’operazione è quasi sottocosto ma rappresenta una manna, un investimento per il futuro vista la dipendenza fisica che l’eroina genera in poco tempo: il primo anno di scuola superiore per alcuni studenti diventa l’inizio del tunnel dell’eroina.

UN ESEMPIO TRA TANTI: MILANO, IL BOSCHETTO ROGOREDO. Il 15 novembre a Milano i carabinieri e la polizia municipale hanno sgomberato il cosiddetto boschetto di Rogoredo, un’area incolta vicina alla stazione ferroviaria omonima che da anni è nota per essere uno dei principali luoghi di spaccio di eroina e cocaina, in città e non solo. A Milano si parla sempre di più del boschetto di Rogoredo soprattutto per via della compravendita di eroina, il cui consumo è molto cambiato negli ultimi anni. Il prezzo dell’eroina è molto calato e in posti come il boschetto di Rogoredo si possono comprare anche “microdosi” da 2 o 5 euro, facilmente accessibili da chi ha poche disponibilità economiche, ragazzini compresi. Nel 2013 l’età media a cui i ragazzi provano per la prima volta l’eroina si è abbassata da 15 a 14 anni; secondo lo studio ESPAD Italia realizzato dall’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa (Ifc-Cnr), tra i quindicenni l’eroina è la droga più popolare dopo la cannabis. [ilpost.it]

ELIZABETH ELLIOT, PERCHE’ MI DROGO:

So che sono stanca di essere in posti pieni di rimpianti e malinconie. In tutta onestà, però, anche se ci sono stati incontri che mi sono piaciuti e mi hanno preso, mi sento sempre falsa quando sono in quelle stanze [ della psicoterapia di gruppo].
Penso sempre, “Sei davvero felice che non ti stai drogando?” Perché so che voglio ancora farmi—voglio dire, ovviamente è una delle cose che preferisco fare.
L’ho detto mille volte: voglio VOLER smettere, ma penso che sia dalla prima canna che voglio smettere. E quando mi sono fatta d’eroina per la prima volta, era come se finalmente avessi trovato quello che stavo cercando.
Potevo spegnere il cervello e, grazie a una sostanza chimica, cambiare di umore ed essere la persona che non posso essere altrimenti. [vice.com]

Questo è uno stralcio di lettera che Elizabeth Elliot ha scritto alla madre verso la fine del 2010, Elizabeth l’aveva scritta da un centro di detenzione a New York, lì si trovava per via di una condanna legata alla droga, nella lettere alla madre racconta varie cose, anche dei libri che sta leggendo, che tenta di leggere o che non vorrebbe mai leggere: Nicholas Sparks non la attira, come darle torto, per Henry James non ha ancora la mente libera…

Elizabeth è morta alle prime ore di sabato 19 aprile 2014. Tra le cause della sua morte setticemia grave, endocardite dovuta a uso di droga per via endovenosa, insufficienza renale e respiratoria. [vice.com]

Rileggiamo quel che scrive Elizabeth: Potevo spegnere il cervello e, grazie a una sostanza chimica, cambiare di umore ed essere la persona che non posso essere altrimenti.

Torniamo dalla nostra prima conoscenza e rileggiamo quel che scrive Maya: Ora sento che va tutto bene. Penso a tutti i miei problemi, e sorrido, perché adesso ho la forza di affrontarli, adesso so per certo che tutto si risolverà, ed io sarò felice. Va tutto bene,  e sarà sempre così. D’ora in avanti andrà sempre tutto bene. Sempre, fino alla fine. Sempre, fino alla prossima pera.

Un mistico indiano della seconda metà del Novecento, in uno dei suoi innumerevoli discorsi spontanei disse: “la spiritualità è l’unica alternativa alla droga”, ma forse non è per tutti la chiave attesa. Passeggiano per questo mondo circa 7 miliardi di persone, c’è chi ci vuole salvare e chi ci vuole intrattenere, c’è chi ci vuole conquistare e chi amare, c’è chi ci vuole derubare e chi ignorare. Certa psicanalisi ci racconta di giovani dediti alle droghe per via di una triade familiare difettosa, gli imbonitori televisivi da frasi spot parlano di crisi valoriale, altri più seriamente ammettono che l’indagine personale e il tentativo di espandere la percezione del proprio sé come la ricerca interiore esistono da sempre e percorrono strade le più diverse, talvolta di confine, talvolta pericolose e minacciose e non sempre nascono da un disastro personale…
E’ un fatto che di Maya, Andrea ed Elizabeth è pieno il mondo, è un fatto che la droga è un prodotto, legale o meno a seconda dei contesti e dei territori, è un fatto che l’umanità sempre di più è protratta verso la ricerca di un prodotto che possa risolvere l’inquietudine che vibra dentro ogni essere che la costituisce, è infine un fatto che questo prodotto non esiste.