RAJOY SI DIMETTA SUBITO. O IN SPAGNA SARA’ GUERRA CIVILE

DI LUCIO GIORDANO

Adesso, per un momento, lasciamo perdere le ragioni degli Indipendentisti catalani e quelle del governo di Madrid: entrambe  le fazioni in campo hanno ragione, posto che in un mondo senza barriere si viva meglio e dunque la richiesta di Barcellona è anacronistica. E posto anche  che la Spagna non può più negare il passato storico della Catalogna, l’annessione prepotente e di fatto  di un Paese che ha lingua, cultura e tradizioni diverse da quelle iberiche. Per non parlare di un’economia che tira alla grande, mentre quella spagnola, da quando  il Partido Popular è  al potere, arranca maledettamente.  Che poi, poche storie. Con un Pil che è un quinto della Spagna tutta,  è quello il vero motivo del contendere: l’economia.

Mettiamo quindi da parte le ragioni dei due schieramenti e concentriamoci su come si sta svolgendo il referendum . Un referendum che, va detto, in maniera del tutto saggia poteva esser fatto, salvo poi decidere se annullarlo o meno, ancor prima della dichiarazione unilaterale d’indipendenza di Barcellona, che sicuramente arriverà nel giro di 48 ore. Bene, la realtà è che Mariano Rajoy, il leader della destra spagnola, travolto in un recente passato da vari  scandali per corruzione, ha dimostrato tutta la propria inettitudine a gestire una situazione non certo facile.

Invece di trovare un compromesso seppur difficile con il presidente della Catalogna Carles Puigdemont, è andato allo scontro duro, violento. Ha ritirato fuori l’anima franchista e dunque fascista del governo iberico e del suo partito. Invece del dialogo, insomma,  ha preferito la violenza. Alle 19 di oggi i feriti tra la popolazione inerme erano 460, migliaia le persone trascinate lungo l’asfalto dalla polizia in assetto antisommossa. A nulla sono servite le proteste del sindaco della Capitale Catalana Ada Calau: “Barcellona , città di pace, non ha paura”.

E in effetti Barcellona non ha avuto paura di votare. Non ha reagito, almeno per oggi, alle violenze della guardia Civil. Ma domani? Domani cosa accadrà? L’autogol del governo Rajoy è clamoroso, madornale , irreparabile. Invece di sedersi attorno ad un tavolo ha Preferito far sparare alla polizia proiettili di gomma. Invece di contenere l’incendio ha fatto di tutto per farlo divampare. Inammissibile.

E così, adesso, quando le urne saranno chiuse, la Spagna e L’Europa tutta dovranno fare i conti con una situazione che ha pochi sbocchi sensati. La Catalogna, con decisione unilaterale, si dichiarerà indipendente, Madrid manderà l’esercito, il resto della Spagna scenderà in piazza per unire il Paese, i franchisti di Rajoy saranno implacabili con i loro avversari, l’Europa avrà un precedente drammatico con il quale fare i conti. Nasce dunque spontanea la domanda: possibile che nei giorni scorsi nessuno abbia prospettato il disastro, sbattendo in faccia  la realtà al leader del Partido Popular? Possibile che nessuno gli abbia detto di fermarsi, di trovare una qualsiasi forma di dialogo, di non andare ad un muro contro muro, autolesionista per il paese? No, c’è poco da fare. Raioy  in queste ore ha mostrato tutta la propria incapacità politica e diplomatica. Ora può fare una solo cosa: dimettersi immediatamente e convocare nuove elezioni. O sarà guerra civile.