REFERENDUM KURDISTAN IRACHENO: IL 92% VOTA Sì. IMMEDIATE LE MINACCE DALLA TURCHIA

DI ROSSELLA ASSANTI

 

Stando ai primi risultati il Kurdistan iracheno ha detto sì. E’ quanto emerso nella notte  dopo il referendum per l’indipendenza tenutosi il 25 Settembre. Il 93 % si è detto favorevole e solo il 7% contrario. Alto il tasso di affluenza alle urne, ha votato il 78% dei 5,3 milioni di elettori registrati, sparsi in tre province del Kurdistan autonomo: Erbil, Sulaimaniyah e Dohuk, ma anche nella provincia contesa di Kirkuk dove il governatorato ha imposto il coprifuoco serale. Un sì, questo, che potrebbe aprire un nuovo capitolo nella storia e speranze in tutto il Kurdistan per un’indipendenza che lo abbracci interamente. Alla base del sistema repubblicano verso il quale si va incontro, vi è la premessa primordiale di includere tutte le minoranze etniche e religiose “come elemento essenziale nelle istituzioni dello Stato”, come si legge sul quotidiano Narinaazad.

Ed è questo che sperano anche gran parte dei curdi che a lungo hanno lottato e continuano a lottare per difendere la propria autonomia e libertà sempre negata, ostacolata.

LE REAZIONI AI CONFINI Immediate le minacce e le misure prese da parte degli Stati che circondano il Kurdistan. La Turchia, difatti, dopo lo spoglio ha prontamente commentato minacciando un attacco improvviso: “L’esercito turco è schierato al confine con il nord Iraq, pronto a intraprendere i passi necessari”. Il Presidente turco Erdogan ha inoltre dichiarato nullo il referendum: “Lo definiamo illegittimo, incostituzionale. Annunceremo serie misure durante la settimana. Chiuderemo il passaggio dei canali petroliferi da e verso la regione curda. La valvola è nelle nostre mani, è finita nel momento stesso in cui decidiamo di chiuderla.”

Vento contrario soffia, come prevedibile, anche da Baghdad dove il Primo Ministro Haider Al-Abadi ha ammonito, in un discorso in tv rivolto alla Nazione, la decisione del popolo curdo definendola: “una decisione unilaterale che va contro la Costituzione e la pace sociale.” Non solo parole, anche fatti immediati. Il Parlamento di Baghdad ha votato una mozione che “obbliga” il primo ministro nella sua qualità di capo delle forze armate dell’Iraq a “schierare l’esercito a Kirkuk e in tutte le zone contese”.

Gli USA si scagliano contro la libertà del popolo curdo non riconoscendone il referendum. Il segretario di Stato Usa Rex Tillerson in un comunicato ha fatto sapere le posizioni della Casa Bianca: “Il voto e i risultati mancano di legittimità e continuiamo a sostenere un Iraq unito, federale, democratico e prospero”, si legge. “Rimaniamo preoccupati delle potenziali conseguenze negative di questo passo unilaterale”.
Sulla medesima linea resta anche la Francia con un Emmanuel Macron che si distanzia sempre più dagli ideali di fraternità e democrazia. Non è mancata difatti la telefonata dell’Eliseo al presidente iracheno Haidar al Abadi durante la quale si è tenuto a precisare quanto: “è importante preservare l’unità e l’integrità dell’Iraq, e allo stesso tempo riconoscere i diritti del popolo curdo”. E ancora: “Ogni escalation deve essere evitata”, ha aggiunto il capo dell’Eliseo, offrendo l’aiuto della Francia per evitare “tensioni tra Baghdad e Erbil.”

Eppure il popolo curdo resta saldo, unito nella costruzione di un progetto che li vuole proprio così uniti e indipendenti da Stati che per anni li hanno massacrati, sfuttati, deturpati. Peshmerga, PKK, YPG, YPJ si dicono pronti all’unanimità a difendere i confini minacciati, per difendere la vita del popolo e il diritto di indipendenza.

Il Presidente della regione autonoma curda Masoud Barzani ieri ha detto che l’Iraq è ormai “uno Stato settario”, aggiungendo poi: “Siamo arrivati alla convinzione che l’indipendenza ci permetterà di non ripetere le tragedie del passato.” In tutta risposta alle minacce turche, ha prontamente affermato: “La Turchia ha molto da perdere se chiude i confini con il Kurdistan. Noi andremo avanti, quale che sia il prezzo da pagare, senza cedere a pressioni o minacce. Perché il popolo curdo deve esprimere la sua volontà senza problemi.”