SPAGNA E CATALOGNA. IRRESPONSABILITÀ E DILETTANTISMO

DI LIA DE FEO

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Da cittadina della Repubblica Italiana, che ha avuto tra i suoi presidenti un Cossiga, che ha patito Napolitano e che per un pelo non si è ritrovata ad avere pure Berlusconi, ho sempre guardato con un certo scetticismo ai settori repubblicani della società spagnola, compresi quelli che ho in famiglia.
“Republic is so overrated”, pensavo, parafrasando Frank Underwood, e la sola esistenza di un Berlusconi mi spingeva a considerare che, quando tutto manca, almeno la monarchia ti garantisce che colui che ti rappresenta in giro per il mondo è pur sempre capace di stare a tavola e non fa le corna nelle foto di Stato.
E non è poco: guarda la Svezia, per dire.

Questa mia antica certezza si sta infrangendo in questi giorni.
La pagliacciata tragica che sta andando in scena in Catalogna è stata resa possibile dall’irresponsabilità e dal cinismo del governo catalano tanto quanto dal dilettantismo, altrettanto cinico, del governo di Rajoy, che non ha saputo prevenirla e che, anzi, ha creato tutte le condizioni perché esplodesse nel peggiore dei modi. Insieme, hanno innescato un casino che pagherà tutta la Spagna, Catalogna in primis (e, no, non ci sarà nessun socialismo, compagni miei, catalanisti immaginari).
Mai prima d’ora, in Europa, la crisi della politica e la pochezza dell’attuale classe dirigente si erano esibite a questo livello E, in questo terrificante carnevale, il silenzio, i timidi pigolii, il cercare di passare inosservato del Re è la ciliegina di imbecillità che poggia sulla torta di un disastro.

I presidenti del Governo vanno e vengono, e alcuni sono effettivamente degli imbecilli. E’ previsto. Ma il Re, come da noi il presidente, dovrebbe essere il garante della Costituzione. E fare una cosa, una sola: tenere insieme il paese. Evidentemente, non lo ha fatto.

Gli uomini di Stato esistono ancora, almeno in Spagna. Se la Casa reale spagnola non ha da offrirne, mi sa che mi tocca cambiare idea e dare ragione a chi pensa che la Repubblica sia l’unico modo per averne uno a capo del Paese. Ché, al momento, serve urgentemente.