STRAGE LAS VEGAS: SPARARE E UCCIDERE E’ NORMALE NEGLI USA

DI CARLO PATRIGNANI

La prima potenza mondiale, gli Usa, il faro della democrazia e della civiltà, a forte matrice religiosa in god we trust, detiene anche il record mondiale dei mass shooting – sparatoie di massa – e dei possessori, per legittima difesa, di armi da fuoco: dei suoi 318 milioni abitanti, praticamente, ognuno ha un fucile o una pistola o entrambi.

Il fenomeno di routine dei mass shooting – arrivati a più di 300 con quasi 400 vittime negli ultimi dieci anni – è così diffuso e ripetuto nei college, nei pub, nei centri commerciali, ovunque ci siano tante di persone, come al Festival di musica country di Las Vegas, dove c’erano 40 mila persone, che è diventato del tutto normale, sia che alla Casa Bianca sieda un democratico come Barack Obama  o un repubblicano come Donald Trump.

A sparare sugli ignari spettatori – più di 50 le vittime e più di 200 i feriti, secondo il bilancio non definitivo della polizia – è stato non un terrorista ma un lupo solitario, noto alle forze dell’ordine: il 64enne bianco Stephen Paddock, residente a Las Vegas, e morto poi nel conflitto a fuoco con la polizia. Arrestata anche la convivente: i due, di origini ispaniche, sembravano persone normali.

Non, dunque, un terrorista, nè uno sprovveduto, ma un balordo del posto, un bianco made in Usa, ha lucidamente ideato, progettato e organizzato, minuziosamente, la strage: gli spari a raffica, infatti, sono stati esplosi dalle finestre del 32esimo piano del Mandalay Bay Hotel vicinissimo al luogo del concerto e il balordo poco prima della sparatoia ha ucciso una guardia di sicurezza.

Qualche domanda è d’obbligo. Cos’è che genera questo angosciante fenomeno – mass shooting – tipicamente americano, è solo il fatto che è possibile e lecito possedere un’arma per legittima difesa? E che idea aveva il balordo degli altri, e della loro vita?

Per l’atto compiuto, senza motivo, così tanto per far qualcosa, ma con ferrea determinazione e freddezza, evidentemente, il balordo bianco non attribuiva alcun valore e senso alla vita degli altri che, per lui, non erano esseri umani, ma manichini da abbattere come si fa al poligono di tiro.

Nè si puo’ cavarsela con il ricorso alla licenza delle armi, per cui questa ennesima strage di massa sarebbe stata resa possibile dalla facilità di possedere un’arma: è assai più plausibile e convincente che pur avendo un’arma la si usi con accortezza e adeguatamente: non per sparare, senza motivo, all’impazzata su molte persone, ma per esercitarsi al poligono di tiro o per difendersi da un animale feroce.

Non sarà, allora, che il germe della violenza sta in una cultura che affonda le sue radici nell’illuminismo, nei valori della democrazia e della libertà ma anche in quelli della religione cattolica pur in presenza di una forte componente protestante, come nel dogma che la malattia mentale è solo un fatto organico?

Non sarà per caso che il germe della violenza, dei mass shooting, sta nel connubio tra ragione e religione, per il dominio del mondo?