VOTO IN CATALOGNA. NON È DEMOCRAZIA È EVERSIONE

DI MATTEO MARCHETTI

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Il 47% dei votanti in un’elezione regionale sceglie uno schieramento che – in nome della guerra di successione spagnola (1714) e di altre amenità – promuove un referendum incostituzionale e contemporaneamente illegale. Perché attenta all’unità nazionale, perché non prevede un quorum, perché non è approvato dalla maggioranza qualificata richiesta.
Non è democrazia, è eversione.

Ed è una sciocchezza dire “ah, ma avete paura del voto? Votare è sempre un esercizio democratico”. Perché non è vero. Perché la democrazia è data da istituzioni rappresentative e da precisi limiti al loro potere, dettati dalla Costituzione. Altrimenti diventa tirannide della maggioranza. Diventa arbitrio. Il voto, al di fuori delle regole costituzionali, diventa un abuso plebiscitario. La democrazia non è data dal voto, quanto dalle procedure.
Dopodiché, nella certificazione della morte della politica in Spagna (Rajoy incapace, Puigdemont un delinquente politico), a me piace ricordare un’altra Barcellona. Quella repubblicana, quella che fu il bastione della resistenza. Quella che si guadagnò “Omaggio alla Catalogna”. Che parlava di Barcellona come faro di libertà per la Spagna. Per tutta la Spagna. Durante una guerra civile, e non d’indipendenza. Per la Repubblica Spagnola e non per la Catalogna.
La Spagna esiste da settecento anni, e ora rischia di sfasciarsi per infantilismo e incompetenza.