SPAGNA. RE FELIPE SOFFIA SUL FUOCO DELLA GUERRA CIVILE

DI LUCIO GIORDANO

Sarebbero bastate poche e misurate parole, frasi come  ” Condanno aspramente le violenze della Guardia Civil”, per tornare al dialogo, alla difficile  risoluzione dei problemi . Ma Re Felipe, come Mariano Rajoy, ha preferito andare allo scontro duro contro il governo catalano. Passando, in pochi passaggi televisivi, dalla ragione al torto. Condannare l’operato della Guardia Civil, che non è affatto cambiata dai tempi bui del franchismo, avrebbe voluto dire imboccare la lunga e complicata  strada della conciliazione, evitare di esacerbare ancora di più gli animi dei Catalani e degli Spagnoli tutti . Invece il giovane e sanguigno monarca spagnolo, sul trono da soli tre anni,  ha voluto mostrare i muscoli e dimostrare chi è il più forte in questo folle braccio di ferro che rischia di distruggere un intero Paese. Avrebbe dovuto essere super partes e invece si è schierato apertamente, tanto che Pablo Iglesias, il leader di Podemos ha twittato ” Non in nostro nome, non a nome di cinque milioni di elettori che non approvano un discorso così smaccato  a difesa del premier Rajoy. Converrete: suo  Padre, Juan Carlos di Borbone, aveva in passato dimostrato ben altra tempra, bloccando sul nascere il  golpe fascista ordito dal tenente colonnello Antonio  Tejero nel 1981.

Passare dunque in pochi minuti tv  dalla ragione al torto è un’impresa incredibile. Re Felipe ci è riuscito dimostrando  tutta la propria inadeguatezza, nel dirimere la controversia tra Rajoy e Puigdemont: due tigri di carta, come vengono ormai descritti dalla gran parte degli spagnoli. E’ fuori discussione che senza le violenze perpetrate ai danni di una popolazione inerme, che voleva manifestare con il proprio voto la scelta ( giusta o sbagliata che fosse) di separarsi dalla Spagna, oggi racconteremmo un’altra storia. Al contrario, di provocazione in provocazione, Puigdemont e Rajoy sono  diventati i protagonisti di un losco gioco delle parti, di scintille organizzate a tavolino,  nelle quali a soffrire sono e saranno  gli iberici  e la stessa Europa. Peraltro anche Bruxelles ha le sue colpe, avendo recitato un colpevole silenzio in questa vicenda sconvolgente, non capendo o forse non volendo capire i contorni drammatici che sta prendendo. C’è davvero qualcosa che non quadra in questa accesa partita a scacchi.

Il milione o quasi che ieri è sceso in piazza in tutta la Catalogna  per protestare contro le violenze della Guardia Civil, probabilmente non l’avrebbe fatto, se un migliaio di catalani non fossero stati feriti e malmenati negli scontri di domenica scorsa. Le botte da orbi del giorno del referendum li hanno insomma  spinti a scioperare a protestare tutta la loro indignazione. Puigdemont si starà fregando le mani. Con la sua consultazione eversiva è riuscito a sobillare e sovra eccitare una popolazione che alla fine è andata alle urne fiaccamente: solo 40 catalani su 100 hanno infatti deciso di recarsi al seggio. Pochi, davvero pochi. Segno che la maggioranza dei Catalani non vuole l’indipendenza, segno che le motivazioni addotte dal reazionario  Puigdemont per una Catalogna indipendente, erano pretestuose. Una Catalogna indipendente, del resto, oltre che anacronistica vuol dire anche uno stato  più povero e fuori dall’Unione Europea, vuol dire una Catalogna in guerra contro la Spagna. Tutti avrebbero dovuto bloccare il piano del furbo presidente catalano per arrivare alla dichiarazione unilaterale di indipendenza, spingere in tutto i modi verso il dialogo e l’equilibrio politico. Nessuno l’ha fatto.

Anzi, al contrario, con i toni usati ieri da re Felipe, gli spagnoli si avviano ad ampie falcate verso la guerra civile. Ormai è un muro contro muro sciocco, spiegabile se non con la dietrologia. Giochi di potere, rivendicazioni economiche, indipendentismi fuori tempo e fuori luogo. Finanche ridicoli. E’ chiaro che la macchina della diplomazia sta precipitando in fondo al burrone.. Ed è altrettanto chiaro che per il danno  irreparabile che stanno procurando alla nazione, sia Puigdemont che Rajoy dovrebbero dare dimissioni immediate. E con loro, forse, da ieri dovrebbe abdicare anche re Felipe.