CATALOGNA, ALLA FACCIA DEL DIALOGO: SALTA LA MEDIAZIONE PODEMOS

DI ALBERTO TAROZZI

L’immagine in testa all’articolo è datata, ma simboleggia con efficacia la situazione: Madrid (Felipe, mano nella mano con Rajoy) e Barcellona si prendono le misure.

Nella capitale, dopo l’intervento a gamba tesa di un sovrano che si aspettava pompiere e si è rivelato incendiario,si studiano le prossime mosse. La parola d’ordine è il rispetto della Costituzione, il fine è bloccare l’indipendenza catalana con le buone o con le cattive, ma il mezzo prospettato e già in parte praticato è di ordine militare: arresti a geometria variabile, si comincia dalla polizia locale insubordinata, ma si potrebbe arrivare al governatore ribelle.
Al sovrano pare salti la mosca al naso quando sente pronunciare la parola “repubblica”, come se il trono vacillasse. Ma le spalle finora sono coperte: la Ue così benevola con Madrid, accondiscendente più di ogni altro all’austerity, non va oltre i richiami alla moderazione bipartisan, ma lascia intendere che non può acconsentire alla decomposizione non consensuale di un suo stato membro. D’altronde, se la Macedonia non può essere accolta nella Ue causa il veto greco, è facile immaginare cosa capiterebbe alla richiesta di una Catalogna indipendente.
Lo spread sale di 20 punti, ne abbiamo viste di molto peggio.

Sinistra nazionale, intesa come Psoe, non pervenuta, se non ad amici e parenti stretti. Sinistre locali disomogenee e in affanno. La Cup sta col governatore, la sindaca Colau è costretta a tenere buoni rapporti coi fautori di un indipendentismo che non è il suo.
Si muove Podemos, che propone un tavolo per il dialogo, ma il premier Rajoy, sempre più baldanzoso dopo il discorso di Felipe, lo gela: nemmeno un tavolino senza il “ritorno alla legalità”.

Sul fronte catalano anche Puigdemont parla di dialogo ma dentro a questa parola non sa cosa mettere. La vecchia parola chiave delle colombe, Autonomia, pare bruciata dai fatti più recenti. Peraltro è molto difficile e anche pericoloso frenare, subito dopo avere spinto il piede sull’acceleratore. Ha vinto una battaglia, ma la guerra è un’altra cosa. La tregua attuale serve ad affilare le armi e Madrid ha più divisioni di Barcellona.
Nell’appello di Felipe c’era anche un velenoso riferimento alla maggioranza silenziosa degli unionisti catalani. Basterebbe che i secessionisti torcessero loro un capello e la Guardia Civil avrebbe il pretesto per intervenire ben più pesantemente che nel weekend referendario.

Tra lunedì e dintorni Puigdemont ha preannunciato la proclamazione dell’indipendenza. Tempi stretti per le colombe, o sarà escalation.