A SINISTRA MANCA UN PENSIERO LAICO

DI CARLO PATRIGNANI

A sinistra, dal Nazareno al Brancaccio, manca un pensiero laico per ri-conquistare l’egemonia culturale persa, che non c’è più, ma, a quanto pare, ciò interessa poco o nulla. Tutti, chi più e chi meno, forse attratti e sedotti da un linguaggio forbito, sono lì a tributare encomi a Papa Francesco, della Compagnia di Gesù: applaudono qualsiasi esternazione faccia, dal fine e inizio vita agli immigrati, dalla tutela ambientale alle diseguaglianze, dallo sfruttamento alla povertà, causate dall’economia neoliberista.

E, abilmente, con queste sue esternazioni, di volta in volta, il Papa tocca temi e valori su cui agli inizi del ‘900, sotto la spinta delle tre parole d’ordine della Rivoluzione francese: libertè fraternitè egalitè, è nata e cresciuta la sinistra per differenziarsi, presto, nei due tronconi principali: socialismo e comunismo e quindi via via, scissione dopo scissione, in tanti rivoli e rigagnoli.

Che il Papa faccia le sue esternazioni è del tutto legittimo: esse, come da tradizione secolare, sono finalizzate all’evangelizzazione del mondo, quand’anche a contrastare l’apostasia delle masse – la più pericolosa delle eresie moderne – per controllare, per disciplinare i movimenti di massa.

Se in fondo questa è la prerogativa prima della Chiesa, oggi, rispetto al passato, c’è, a ben guardare, una novità non piccola: con e insieme all’evangelizzazione del mondo, la Chiesa di Francesco punta all’egemonia culturale favorita dal fallimento storico, epocale del comunismo e di un certo socialismo che ha cancellato lo spirito delle origini – l’emancipazione delle classi più deboli, la lotta allo sfruttamento e alle diseguaglianze – come dimostrano le sonore sconfitte della Spd e del Psf, in Germania e in Francia e al contrario il successo in Inghilterra del laburista di sinistra Jeremy Corbyn.

E’ in questo vuoto culturale della sinistra tutta, senza identità e pensiero, che Papa Francesco si muove, con passo felpato, districandosi, abilmente, tra la dottrina classica, il Vangelo e la Bibbia, e alcuni di quei temi e valori, su cui si fondava, pur con sensibilità diverse, il mondo della sinistra – uguaglianza e libertà, giustizia sociale e mutualità – ma incapace di aggiornarli ai tempi e di rinnovarsi essa stessa.

Lo si vede bene oggi: come si può accettare, passivamente, il dogma della sacralità della vita che ci sarebbe sin dal concepimento per cui l’aborto terapeutico sarebbe un omicidio e la donna pertanto un’assassina? E che sempre omicidio sarebbe staccare la spina per porre fine alla vita vegetativa, quando l’elettroecefalogramma piatto dice e certifica la morte cerebrale?

Un dogma siffatto, antiscientifico, al limite, può esser rispettato – come è stato magari con il divorzio che ha ribaltato l’indissolubiltà del matrimonio – dai credenti, ma non si può pretendere di imporlo a tutti: è per questo che lo Stato deve restare laico e non farsi teocratico.

Ma chi in tutta la sinistra, da quella del Nazareno a quella del Brancaccio, per finire a quella più radicale, dura e pura, rivendica questa  prerogativa di laicità? Magari seguita dal rispetto per la ricerca scientifica che quando ha scoperto che il Male della Bibbia, era una malattia, come la peste, il vajolo o la tbc, ha trovato la cura e la guarigione.

E se la grande paura – di qui il contrasto all’apostasia delle masse – fosse che andando avanti la ricerca sulla realtà umana si arrivi a sancire che non c’e’ nell’essere umano la cattiveria di Caino ma c’è la malattia mentale che, in quanto tale, si può curare e guarire smentendo la credenza basagliana circa la sua inesistenza? E infine che il pensiero umano emerge alla nascita dalla biologia e che lì inizia, nel venire alla luce, la vita umana che prima non c’è perchè non c’è il pensiero?