ERA UN RAGAZZO DALLA PELLE D’AFRICA, CHE E’ IL FUTURO DEL MONDO

DI SABRINA PARAVICINI

Sono andata a prendere Nino a scuola, ho parcheggiato in Prati.
Per andare alla scuola ho attraversato un divisorio con  un’aiuola e delle panchine.

Sulle panchine sedevano persone in giacca e cravatta che si riposavano o facevano la pausa pranzo, sotto alle panchine bottiglie di vetro vuote, confezioni di latte vuote buttate lì chissà da chi.
Era un’immagine curiosa: impiegati circondati da immondizia. Nessuno di loro però sembrava fare caso e neppure era infastidito da quello che aveva accanto alle proprie scarpe.
Tornando con Nino, nella stessa aiuola, mi ha fermata un ragazzo, un ambulante, vendeva calze e strofinacci. Gli ho detto che non avevo bisogno di niente, lui aveva le lacrime agli occhi. Ho detto “forse ho qualche moneta, te la regalo”, lui ha tirato fuori dalla tasca una bolletta di 114 euro e mi ha detto che non sapeva come pagarla.
“mi dispiace, voi venite qui pensando che l’Italia, Roma, sia un un bel posto, ma non è un bel posto, non più.”
“la gente è cattiva, non compra niente, non aiuta”
“la gente è cambiata, una volta non era così. Forse dovresti cercare un altro Paese, un paese dove le cose vanno meglio”
“Sono stanco”
Gli ho dato un po’ di monete, gli ho fatto una carezza sul braccio e gli ho detto che mi dispiaceva.
“mi dispiace, cerca di stare bene, buona fortuna”
Mi ha fatto un sorriso triste.
“chi era mamma?”
“un… ”
Mentre penso a cosa dire per non dare a mio figlio l’impressione che il mondo si divida in bianchi e neri, in poveri e ricchi, in fortunati e sfortunati, mi viene in mente il libro di Giuseppe Catozzella, la storia della campionessa olimpionica, morta durante “IL VIAGGIO”.
Cosa sia il viaggio dei migranti africani verso l’Europa lo capisci vagamente leggendo questo libro, ma nessuno di noi può davvero immaginare cosa sia. Neppure dopo avere visto le immagini di centinaia di sbarchi.
“Chi era mamma?”
“Un ragazzo africano.”
Scandisco A FRI CA NO.
“Perché lo dici così mamma?”
“Niente, perché ci dobbiamo abituare a dare il nome giusto a ogni cosa, questo ragazzo viene dall’Africa, stavo per dirti che era un ragazzo nero, che aveva la pelle nera, ma poi non è neanche nera, è marrone, color ebano.”
“Era un ragazzo dalla pelle d’Africa”
Mi sembra una cosa poeticissima, lui sa sempre più di quanto sappia io.
“Ecco, sì Nino, un ragazzo dalla pelle d’Africa”
E l’Africa è bella, grande, imponente, è il futuro del mondo.

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