L’EGEMONIA CULTURALE DELLA DESTRA NAZIONALISTA CATALANA

DI LIA DE FEO

Farei il punto del giovedì sera, quinto giorno dal referendum più pazzo del mondo.1) Dice che lunedì proclamano l’indipendenza. Puigdemont ha fatto un messaggio alla nazione molto bellino allo stile Berlusconi, con una porta aperta inquadrata assieme a lui (ah, il simbolismo TV!), le mani tenute sempre aperte, dicendo molte volte “dialogo” e risultando simpa. La CUP dice che l’indipendenza si fa sicuro, ma nessuno di loro pare ansioso di spiegare come.

2) Le banche catalane stanno fuggendo dalla Catalogna per il terrore di ritrovarsi da un giorno all’altro fuori dalla zona euro e senza la copertura della BCE. Persino la Caixa, fratelli. Anzi, ha chiesto a Madrid di fare un decreto per potersene andare più in fretta. E il cielo sa quanto ciò assomigli al sole che si capovolge. Lo stesso stanno facendo altre grosse imprese catalane. Mi chiedo quanti risparmiatori catalanisti stiano silenziosamente aprendosi un conto presso il Banco Madrid.

3) Il Governo di Madrid sta là dove sta. Non esattamente in lacrime ai piedi di Puigdemont implorando: “No, non ci lasciare!”. Sta là. Basta. Del resto, lo spettacolo che la Catalogna sta offrendo di sé è talmente interessante che a nessuno verrebbe voglia di distrarsi intervenendo. Giusto il Tribunale Costituzionale ha fatto sapere ai catalani: “Cicci, la vostra seduta parlamentare non avrà valore legale”. Glielo hanno chiesto i socialisti catalani, di farlo.

4) Il quadro politico del momento consiste quindi in uno che dice: “Se mi dai qualcosa, guarda, non me ne vado” e l’altro che risponde: “E se invece non ti do niente tu che fai?”

5) Maria Elvira Roca, una storica andalusa, chiede dalle pagine di El Mundo un referendum nazionale e vincolante che chieda a tutti gli spagnoli: “Ma siamo sicuri di volere condividere la nostra nazionalità con quei cafoni arroganti dei catalani?” Lei vota No.

6) Io ho dovuto rivedere alcune mie certezze sulla Spagna. Tutte quelle legate alla Catalogna, in concreto. Ero certa che fossero i più svegli del paese e ora mi chiedo come abbia mai potuto prendere una simile cantonata.

7) Io non so cosa succederà lunedì e tanto meno so come sarà il futuro di ‘sto paese che amo tanto, che mi ha cresciuto, a cui ho pure dato una figlia e che in cambio mi ha dato un lavoro. La sera del discorso del Re ci rimasi male, avrei voluto sentire parole di conciliazione. Ma il cervello, gente, è un organo strano: senza che lo volessi, senza che lo pensassi, senza che nulla, nella mia razionalità, lo autorizzasse, da un minuto dopo il discorso e per tutta la giornata seguente mi sono ritrovata a canticchiare, sovrappensiero, quella vecchia canzone cubana dedicata a Fidel Castro che fa: “Se acabó la diversión, llegó el Comandante y mandó a parar”.

Condivido l’analisi, seria e ponderata, dello storico Ferran Gallego sul perché quello che sta accadendo in Catalogna non può essere in alcun modo considerato di sinistra ed è, anzi, la manifestazione trionfale dell’egemonia culturale della destra nazionalista catalana, resa possibile grazie a una sinistra locale “in uno dei suoi peggiori momenti di immaturità, incapacità di analisi e inconsistenza ideologica, volgarmente consolata dalla sorprendente euforia con cui alcuni settori esprimono la loro dipendenza dall’egemonia nazionalista e dalla ricomposizione politica della destra.”

E per oggi è tutto. Ma so che ci sorprenderanno ancora.

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