“MAI UCCISO NESSUNO”: STORIA DI CESARE BATTISTI

DI ROBERTO BALANZIN

Classe 1954, originario di Cisterna di Latina, ex terrorista dei Pac (Proletari armati per il comunismo), quattro omicidi imputati(due dei quali in concorso con altri) tra il 1977 e il 1979 e quattro condanne all’ergastolo.

E’ Cesare Battisti, arrestato il 4 Ottobre 2017 al confine tra Brasile e Bolivia, secondo le autorità era in fuga perché temeva l’arresto con una conseguente estradizione in Italia.
Il 23 Settembre 2017 infatti il governo Italiano aveva richiesto al Brasile di rivalutare la decisione, presa in passato, di negare l’estradizione.

Una storia lunga, intricata e controversa che per trent’anni ha coinvolto soprattutto i rapporti diplomatici tra Brasile ed Italia ma anche con paesi come Francia e Messico, dove Battisti ha trovato asilo.

Un’adolescenza segnata dal crimine Battisti viene arrestato la prima volta nel 1972 per rapina; nel 1977 viene arrestato per aggressione e portato al carcere di Udine dove conoscerà Arrigo Cavallina uno dei fondatori del Pac che lo avvicinerà alla missione del movimento.

Successivamente nel 1979 viene arrestato per l’omicidio del gioielliere Pierluigi Torregiani, condannato a 13 anni e 5 mesi, nel 1981 riesce ad evadere e a fuggire in Francia dove vivrà clandestinamente e conoscerà la sua futura moglie con cui poi si trasferirà in Messico; durante il soggiorno negli “ Estados Unitos Mexicanos” viene condannato in contumacia all’ergastolo.

Nel 1990 torna a Parigi e grazie alla “Dottrina Mitterand” gode dello status di rifugiato insieme a molti altri ricercati italiani, soprattutto appartenenti a gruppi armati, fuggiti dallo “Stivale”; arrestato, nel 1991, dopo una richiesta del governo Italiano, viene rilasciato: la Chambre d’accusation di Parigi lo dichiara non estradabile.

Tra il 2002 e il 2004 la “gauche” francese si schiera a favore di Battisti e contro le nuove richieste di estradizione organizza numerose manifestazioni; il 30 Giugno 2004 le autorità francesi accordano l’estradizione e tra le numerose polemiche, ad Agosto, Battisti fugge. Successivamente in un intervista al giornale brasiliano “Istoé” affermerà che l’idea della sua fuga fu di un membro dei servizi segreti francesi, confermando la sua innocenza rispetto ai quattro omicidi.
Nonostante l’arresto nel 2007 in Brasile e il fantasma dell’estradizione sempre più vicino, nel 2009 riceve dal ministro della giustizia Brasiliano Tarso Genro lo status di rifugiato politico.

Nel frattempo sempre più persone sostengono la sua causa, mostrando la propria vicinanza alla sua vicenda giudiziaria: Gabriel Garcia Marquez, Pino Cacucci, Tiziano Scarpa, il collettivo Wu Ming, Daniel Pennac, Valerio Evangelisti; quest’ultimo in un intervista rilasciata a RadioStreetMessina il 2 Febbraio 2009 ha condiviso i suoi dubbi riguarda la veridicità e attendibilità delle accuse mosse dal collaboratore di giustizia Pietro Mutti, principale testimone nel caso giudiziario, aggiungendo che vi è bisogno di una verifica degli atti e delle vicende che hanno portato alla condanna di Battisti; pur non condividendo il percorso intrapreso da quest’ultimo, continua Evangelisti, lo ritiene probabilmente non colpevole dei crimini imputati e afferma che si debba finalmente concludere questa “caccia” che dagli anni ’70 è arrivata sino ai giorni nostri.

Tra dichiarazioni di illegittimità dello status di rifugiato, nuove sentenze, ricorsi, scontri diplomatici tra Italia e Brasile la vicenda Battisti continua a far discutere sostenitori dell’ex terrorista e accusatori, giustizia brasiliana e giustizia italiana, politica ed opinione pubblica; chi vede un esule, chi un criminale sfrontato ed odioso che da vent’anni fugge dalla meritata condanna, chi un rifugiato politico, chi un assassino pericoloso che come tanti altri ha portato il caos nell’Italia degli anni di piombo.

Scarcerato il 6 Ottobre 2017 dal Tribunale regionale federale della terza Regione, la storia giudiziaria di Cesare Battisti sembra essere arrivata ad una risoluzione; il governo Temer avrebbe intenzione di accordare l’estradizione, rovesciando di fatto la decisione del presidente Lula che nel 2010,contro la decisione del massimo tribunale brasiliano, aveva accordato l’asilo politico. Secondo indiscrezioni, Brasilia vorrebbe, come parte dell’accordo, che Battisti sconti la pena massima della legislazione brasiliana (trent’anni) e non i due ergastoli.

Anche se non come forse auspicava Evangelisti e molti altri sostenitori, la vicenda Battisti si avvia verso la sua conclusione; una conclusione doverosa che, a prescindere dalle parti, deve rendere giustizia e verità alle vittime, ai loro parenti e a tutte le persone che hanno vissuto, direttamente o indirettamente, il buio degli anni più violenti della storia Italiana.

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