VENEZIA: GIAPPONESI IN GONDOLA GUARDANO SOLO IL CELLULARE, E LA BELLEZZA?

DI ANNA LISA MINUTILLO

La città è Venezia ,una delle città più magiche del mondo, una meraviglia per la storia e per la particolarità di essere attraversata dal mare. Niente strade ma acqua, niente auto ma gondole e traghetti, ponti, scorci particolari, emozioni da vivere e da “portare a casa”, una meta che non deve mancare nell’itinerario dei turisti.
E loro si, i turisti in questione sono Giapponesi, vi si recano, hanno voglia di visitarla, ne sono anche entusiasti ma, c’è un ma…
Dopo essere saliti a bordo di una gondola però, la scambiano per un luogo in cui sedersi perché invece di apprezzare le bellezze della laguna, di osservare le decorazioni che ne adornano i palazzi storici, di farsi rapire dall’unicità della città che vede le sue abitazioni nascere dall’acqua del mare, pensano bene di chinare il capo sui loro smartphone e di distrarsi senza apprezzare minimamente ciò che li circonda.
Avrebbero potuto essere in qualunque luogo del mondo e sarebbe stata la stessa cosa: tutto il mondo che li circondava si sarebbe annullato per andare a naufragare sullo schermo del cellulare.
Quattro turisti che lasciano nel gondoliere che li accompagnava lungo il tragitto della bella città una sensazione di disorientamento e anche di delusione, perché a poco è servito cercare di regalare loro momenti particolari, angoli di osservazione variopinti, gli sguardi dei 4 turisti giapponesi non si sono lasciati coinvolgere dalla bellezza, hanno preferito continuare a guardare immagini, parole, emoticon che avrebbero potuto guardare in qualunque altro momento.
Uno schiaffo alla povertà che affligge chi vorrebbe viaggiare ma non può permetterselo, una delusione per chi ama la sua città e fa di tutto per farla apprezzare anche da chi non vi risiede, ma anche domande che chi ha appreso di questa vicenda grazie ad un video che sta circolando in questi ultimi giorni in rete, non può fare a meno di porsi.
Perché recarsi in un luogo tanto bello per non serbarne poi nemmeno il ricordo?
Ma soprattutto : come mai continuiamo ad essere così tanto condizionati dalle nuove tecnologie e non sappiamo quasi cosa farcene della realtà che ci circonda?
E’ un modo per evadere questo oppure un modo per apparire stringendo il nulla tra le mani?

Ci rendiamo conto di quanto un oggetto sia in grado di cambiare le nostre abitudini di vita, oppure non siamo più in grado di riflettere su questo?
Viviamo in un momento storico che considera la
“tecnologia emblema della modernità ma poi non siamo più in grado di esprimerci e di socializzare, tutti chiusi nella nostra “dimensione parallela” che di umano ha ben poco.
Indubbiamente alla tecnologia dobbiamo molto perché ci concede di accorciare i tempi per ricevere informazioni, ci permette di ridurre le distanze, ma ci priva anche della cose semplici a cui fino a pochi anni fa davamo importanza.
Anche i bambini non sono immuni dalla tecnologia che si è fatta spazio nei loro giochi, gli acquisti infatti vanno nella direzione di ciò che è più evoluto tecnologicamente, quasi fosse una peculiarità imprescindibile, a scapito di altre caratteristiche che invece erano prese in considerazione e valutate dai bambini delle passate generazioni. In questo modo, nel bambino “moderno” si attua un processo di distaccamento dalla realtà, in quanto gli stessi giochi tecnologici (basti pensare all’x-box, alla playstation, ai giochi interattivi per pc e ai robots) portano il giocatore a non riscontrare nella realtà le stesse caratteristiche che ritrova nel gioco.
Non bisogna dimenticare quanto tutto questo sviluppo tecnologico possa influire sulla vita di relazione soprattutto dei bambini che spesso preferiscono restare a casa piuttosto che scendere in cortile o andare al parco per socializzare e tornare a fare giochi che ormai vengono considerati fuori moda.
Tra i rischi dell’abuso del cellulare vi è anche l’affaticamento del sistema visivo con un elevato rischio di precoce alterazione dei tessuti oculari, nonché una riduzione di elasticità del sistema visivo percettivo.
L’abitudine ad interfacciarsi con gli altri tramite messaggi e frasi sempre più sintetiche e simboliche, genera un’incapacità di comunicare scrivendo e di dialogare guardandosi negli occhi.
Non ci rendiamo conto che essere dappertutto significa essere da nessuna parte. Internet, la Rete, i siti sociali, i cellulari, i satelliti sono senza dubbio utili ed opportuni. Ci rendono non solo più efficienti ma anche più efficaci. Ma non dobbiamo perdere però di vista il contenuto della comunicazione e la sua decisiva importanza.
Internet, più che creare distrazione, nella crescente dipendenza, ci sta facendo dimenticare le capacità della memoria, la concentrazione, il riconoscimento dei modelli, la formazione del significato, il senso della privatezza. Siamo sempre più irrequieti, vogliamo essere sempre connessi e creativi. Stiamo perdendo la capacità di pensare a lungo termine su qualunque cosa. Saltiamo da un link all’altro, illudendoci di andare alla scoperta di nuove realtà. Invece, con tutte quelle foto, collegamenti, video, testi e contro testi, non impariamo molto. Soprattutto, non ricordiamo, non memorizziamo, non elaboriamo, perché sovraccarichiamo i nostri circuiti cerebrali.
L’unica maniera per difendersi da questa cultura della interruzione tecnologica e’ quella di assumere il controllo, di dosare l’ utilizzo, di evitare che il nostro tempo e i nostri pensieri vengano “rapiti” da qualcosa di freddo piuttosto che dall’abbraccio caldo delle parole e dei gesti che spesso vengono dimenticati .
Dobbiamo cercare di difendere la nostra individualità e far si che emerga nella nostra vita, quella che viviamo nella dimensione reale e non in quella fantastica ed ammaliante ma che di reale possiede poco.
Non vanno criminalizzati il progresso e la curiosità ma ben dosati ed usati nel modo più consono per non farci perdere i riferimenti che ci guidano nelle strade del mondo.
Insomma, nessuna accusa, ognuno agisce come crede ma perdersi la bellezza, chiudendosi in una scatola forse è quello che meno ci si aspetta da un turista e non solo da lui perché spesso ci dimentichiamo anche noi di guardare ciò che ci circonda piuttosto che un piccolo schermo .

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