IL KAROSHI GIAPPONESE, QUANDO SI MUORE DI SUPERLAVORO

DI MARCO MASTRANDREA

Può sembrare strano ma in Giappone si muore per troppo stress legato al lavoro. Può sembrare un caso isolato quello di Miwa Sado, ma sono 2 ogni anno i lavoratori a morire. Li chiamano workalcholic, stakanovisti 2.0, straordinari senza fine, ferie non volute. Muoiono davanti un tablet o un computer mentre preparano l’ennesimo servizio giornalistico o con le bacchette a pranzo mentre si controllano e revisionano progetti. E’ il karoshi, la morte da super lavoro, ed è un problema grande per il governo giapponese.

Il lavoro nobilita l’uomo, si dice, ma a volte il lavoro debilita l’uomo, anzi, può ucciderlo. In Giappone si usa una parola, ormai una categoria per indicare quando si muore per sforzo e stress eccessivi dovuti al lavoro. “Karoshi”, si chiama così. Una donna nipponica è morta di troppa fatica, di karoshi. Si chiamava Miwa Sado, era una reporter dell’emittente pubblica NHK di Tokyo. 159 ore di straordinari, due giorni di riposo in un mese, il cuore non ha retto, un infarto ad appena 31 anni l’ha portata via. In Giappone si sta valutando di avviare una campagna di sensibilizzazione rispetto al karoshi dopo lo shock provato dalla popolazione davanti alla storia di Miwa Sado. L’ossessione giapponese per il lavoro preoccupa molto il governo, che sta cercando di costringere gli esausti lavoratori del paese a prendersi una pausa prima che sia troppo tardi.

Il fatto è avvenuto 4 anni fa ma solo adesso se ne parla. Il motivo? Gli ispettori che lavoravano al suo caso lo hanno appurato solo adesso. Un caso singolo se non raro? Raro quanto 2 mila morti l’anno. L’indagine per gli investigatori è risultata difficile e piena di insidie perché il sistema Giappone porta il lavoratore medio ad accumulare centinaia di ore di straordinario al mese, per poi prendere a scarsi 9 giorni di ferie annui.

Karoshi è una parola che esiste dal 1969, studiata, analizzata e descritta in libri, articoli, riviste scientifiche. Oggi si parla anche di workaholic o stakanovisti 2.0, di dipendenza da scrivania e mouse, di pranzi che non sono pause, di contratti invisibili e di cene consumate quando capita. Dunque, si muore sempre di lavoro ma invece di un incidente adesso è lo stress sistematico accumulato nella mente e nel corpo del lavoratore. Si muore per sfinimento, si muore per un infarto davanti al monitor del pc o di uno smartphone, o di entrambi, contemporaneamente. Il paradosso è che Miwa Sado aveva da poco ripercorso i servizi su un suo collega e coetaneo che poco tempo prima era morto nello studio della sua agenzia. Da brava giornalista avrà imparato a memoria le statistiche dei suicidi da stresso visto che in Giappone superano ampiamente i 2 mila casi l’anno.

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