IL GHEDDU OVVERO QUEL TOCCO IN PIU’ CHE MANCA

DI MARCO GIACOSA

La prima volta in cui l’ascoltai ero un adolescente che si divertiva a giocare a calcio in una squadra, pienamente a conoscenza dei propri limiti. Sentii il padre di un mio compagno dire a un altro genitore, riferito a uno di noi: «Chiel lì u l’a nan ‘l gheddu», quello lì non ha il gheddu.
Non ha il tocco, lo spunto, l’acuto, è incerto, non c’è una parola che traduca gheddu (che correttamente si dovrebbe scrivere, credo, ghëddo, in grafia piemontese – il piemontese è quella lingua che nessuno sa leggere, allora uno ovvia scegliendo di scrivere la parola come si pronuncia). Gheddu non è esattamente talento, però gli si avvicina per quel tratto d’ineluttabilità: il gheddu, come il talento, o ce l’hai o non ce l’hai. Certo, un giovane calciatore si può allenare molto, uno può studiare, fare pratica, e spesso superare, nel risultato, chi ha avuto in dote il talento ma non lo ha allenato. Il gheddu è diverso in questo: se non ce l’hai, non potrai mai superare uno che ce l’ha.
Dirigenti d’azienda, baristi, mercanti: qualunque sia il mestiere, chi ha il gheddu lo riconosci; anche se si manifesta in maniera più evidente, subito, chi il gheddu non ce l’ha. Chi non ha il gheddu è molle, “lam” – in piemontese, arriva sempre fin lì, mai oltre, non sapresti nemmeno dire perché – ma avverti un vuoto pneumatico, un cuscinetto, tra la sensazione del gesto perfetto, della scelta ottima, del bene massimo, e il corrispondente “un po’ meno”: e quell’”un po’ meno” è il gheddu che manca.
Non è l’essere decisi, sicuri di sé – o non soltanto. Puoi anche avere il coraggio di sfidare le tue debolezze, ma se ti manca il gheddu il pallone, al momento buono, finirà sempre nel cortile della casa accanto. Alla fine il gheddu è una specie di ingenita capacità, contrapposta a una congenita incapacità.
Il gheddu è purtroppo inutilizzabile in una discussione, giacché di concetto affine all’assioma: se dico di quel politico, di quel cantante, di quello scrittore “gli manca il gheddu”, nessuno potrà mai darmi ragione.
Anche, e soprattutto, se è la verità.