GIORGIO GALLI: DA NOI NON SI VEDE NE’ UN CORBYN NE’ UN SANDERS

DI CARLO PATRIGNANI

Da noi non si vede all’orizzonte un Corbyn o un Sanders. Si vedono invece scissioni su scissioni. Giorgio Galli, uno dei più affermati politologi italiani, nonchè vegliardo e lucido storico, a lungo docente di Storia delle Dottrine Politiche presso l’Università degli Studi di Milano, stila il suo impietoso check-up alla sinistra, dopo il tentativo andato a vuoto di ricomposizione tra le diverse rissose anime dell’ex-Pci, Mdp e Campo Progressista.

L’acido corrosivo è la damnatio memoriae, cancellare una lunga e nobile storia che, tra luci e ombre, ha attraversato, caratterizzato e influenzato tutto il ‘900, in Italia e in Europa, dove oggi pesano le cocenti brucianti sconfitte della Sdp del Psf.

Eppure, nonostante questo quadro poco esaltante, nota lo storico, un signore quasi settantenne, il laburista Jeremy Corbyn ha avuto il coraggio e l’intuizione di  rifarsi e rinverdire i valori, ancora validi, del socialismo delle origini e di sbaragliare il campo, chiudendo la strada alla disastrosa terza via di Tony Blair. E un altro signore settantasettenne, il socialista democratico Bernie Sanders, si è anch’egli rifatto ai valori, ancora oggi validi, del socialismo d’antan: entrambi sono stati premiati soprattutto da tanti giovani e giovanissimi.

E da noi, ci sono capitani coraggiosi come Corbyn e Sanders? Sorride: Non se ne vendono in giro di leader dello stesso livello: sarà perchè la stragrande maggioranza viene dall’ex-Pci…

Eppure la sinistra italiana dispone, ha alla sua portata, osserva con una punta di amarezza, un grande patrimonio ideale ancora da studiare compiutamente, ricercato in tutto il mondo: mi riferisco a Antonio Gramsci e alla sua egemonia culturale.

Così come dispone, ha alla sua portata, prosegue, l’analisi profonda della natura del capitalismo, quello degli anni ’50-’60 , e la metodologia per il suo ammodernamento con le riforme di struttura, di Riccardo Lombardi, il teorico di una società più ricca perchè diversamente ricca, che all’inizio degli anni ’80 vide per tempo la crisi della socialdemocrazia che pur meritevole di aver iideato e costruito l’Welfare State era troppo poco incisiva e molto accondiscendente.

Il nodo di fondo tra tutto qui: come si fronteggia il capitalismo attuale che pur avendo cambiato pelle ha sempre di mira il profitto e lo sfruttamento. Gramsci e Lombardi tornano utili, andrebbero studiati, tanto sono indispensabili: il primo per l’approccio culturale, si pensi alla sua originalissima egemonia culturale, e il secondo per aver indicato una strada per fronteggiare il capitalismo: non a caso contro la sua idea di nazionalizzazione dell’energia elettrica si scatenò l’allora Governatore della Banca d’Italia, Guido Carli,  e le grosse lobby imprenditoriali, chiarisce Galli.

E Corbyn non ha, forse, ripreso e rinverdito la strada delle nazionalizzazioni di imprese vitali, universali, come energie, trasporti, acqua, sanità, istruzione e università gratuita, accompagnata dagli investimenti pubblici? Una metodologia che stava già allora nella visione di Lombardi e delle sue riforme di struttura che il vecchio Pci, inizialmente interessato, lasciò cadere.

Mi piacerebbe sentire quali proposte su questo punto fondamentale, come si fronteggia il nuovo capitalismo, ci sono a sinistra, per conquistare quei valori universali di uguaglianza, emancipazione, benessere, libertà, che stanno nel socialismo d’antan, conclude il vegliardo e lucido Galli tutt’altro che rassegnato – scrive libri, tiene conferenze e va di convegno in convegno – allo status quo.