LA NONCURANZA DELLA POLITICA DI FRONTE ALLA CRESCITA DEL DEBITO PUBBLICO

DI UDO GUMPEL

Andranno a sbattere. Chi? La “sinistra italiana”? Non alludo alla scissione dell’atomo a sinistra che sta raggiungendo livelli mai sperimentati nei laboratori mondiali. No, “andranno a sbattere”: parlo della quasi intera classe, se la vogliamo chiamare cosi, politica nazionale.
Fare la Cassandra viene facile.
Vedete, il conto è di una facilità che anche la casalinga di Voghera lo capisce all’istante. L’anno scorso lo Stato italiano ha speso circa 825 miliardi, dei quali 330 miliardi per pensioni e assistenza, di fronte a incassi di 784 miliardi di euro.
La differenza tra entrate e uscite, la si deve finanziare con nuovi debiti, freschi, ovvero nell’anno passato altri 41 miliardi di debiti freschi, non solo per pagare gli interessi, circa 70 miliardi, ma anche le spese correnti.
Il vantaggio degli ultimi anni era che il “costo del denaro” era bassissimo, grazie al Marione, alla sua “QE”, ovvero l’intervento delle banche nazionali, con il permesso della BCE, di comperare circa 60 miliardi di titoli in proprio, ovvero, stampando moneta che però rimane sul groppone del singolo paese, mica finisce nei forzieri di Francoforte, come qualcuno si è illuso.
Ora, la saggia casalinga di Voghera avrebbe detto: In tempi buoni, di denaro a costo basso, riduciamo l’esposizione, fino a non fare nuovi debiti, per usare la congiuntura favorevole, casomai i debiti si fanno in momenti d’emergenza. Cosi hanno fatto tutti i paesi dell’Euro, non solo la perfida Tschermania sotto la frusta di quel cattivello di Schaeuble. Per appunto usare la “finestra di opportunità” positiva, come si dice.
Ora che la congiuntura del denaro a basso costo volge al suo fine, ora si fanno duri i conti.
Quasi tutti i paesi dell’Euro hanno fatto notevoli progressi, pure l’Italia, si sta allontanando a passo di lumaca dalla soglia della morte istantanea del 3% di Maastricht e finalmente nel 2020 dovrebbe arrivare al pareggio tra uscite e entrate statali.
Casomai fosse vero l’assunto di Padoan, dato che lui nel Def prevede che l’Italia paghi anche nei prossimi anni esattamente lo stesso tasso d’interesse come adesso sullo stock totale del debito, ovvero 3,5%. Più che una previsione è un augurio.
Anziché di esser estremamente preoccupati per la fine del QE in arrivo, entro il 2018, e il conseguente aumento del costo del denaro che l’Italia deve pagare, per il rinnovo del suo debito, circa 400 miliardi all’anno sono da rinnovare, e in aggiunta i debiti nuovi, attualmente ca 40 miliardi, anziche di esser quasi nel panico, per reggere l’urto di un graduale aumento del costo del debito gigantesco, questi politici non fanno altro che inventarsi nuove promesse elettorali, sempre in deficit. Da destra a sinistra, da sotto a sopra. Uno peggio dell’altro.
Sarebbe da mettere la casalinga di Voghera a fare i conti, questi qua non sembrano in grado, incuranti dell’evidente Iceberg in avvicinamento, e per vederlo, non serve neanche piu il binocolo, si vede già a occhio nudo.

Risultati immagini per LA NONCURANZA DELLA POLITICA DI FRONTE ALLA CRESCITA DEL DEBITO PUBBLICO