CATALOGNA: L’INDIPENDENZA SOSPESA

DI ENNIO REMONDINO

Catalogna indipendente, ma solo nelle intenzioni di una incerta maggioranza del suo popolo. Il presidente catalano firma l’indipendenza come conseguenza del risultato del referendum ma ne sospende gli effetti per «senso di responsabilità» e per avviare un dialogo con la Spagna. Madrid fa la dura, tensioni in Catalogna, problemi politici per tutti.

«Assumo il mandato del popolo perché la Catalogna si converta in uno stato indipendente sotto forma di repubblica»

«Con i risultati dell’1 ottobre, la Catalogna si è guadagnata il diritto a essere uno stato indipendente». L’orgoglio catalano espresso dal presidente del governo regionale Carles Puigdemont, ma non è l’indipendenza. Con quasi due ore di ritardo, piazze catalane stracolme, e dirette televisive planetarie, la frase storica che fa tremare le cancellerie del mondo.
Ma propone di sospendere l’effetto di questa dichiarazione «per alcune settimane» per dare il tempo di aprire un dialogo, dato che «ci sono diverse iniziative in corso, pubbliche e non».

A leggere ben, una dichiarazione di resa: la legge istitutiva del referendum a cui il Govern de Catalunya dice di inspirarsi, sospesa dal Tribunale costituzionale di Madrid ma difesa a Barcellona, fissava che fosse la giunta elettorale a dichiarare i risultati e poi il Parlament a votare la dichiarazione d’indipendenza. Ma la giunta elettorale non esiste più, e il Parlamento ieri non ha votato nulla.

La Catalogna e il mondo

Il discorso del President rivolto soprattutto agli osservatori internazionali. La lettura catalana degli ultimi anni di frustrazione politica dei catalani rispetto alle ripetute e motivate richieste di maggiore autonomia sempre negate autoritariamente da Madrid. «Non vi aspettate, né ricatti, né insulti», perché tutti, in quell’aula parlamentare e fuori, nel mondo, coscienti della «necessità di abbassare la tensione e di non contribuire con parole e gesti ad aumentarla». Il referendum convocato e celebrato in «condizioni estreme». Dopo aver cercato di percorrere tutte le vie «costituzionali» e «per 18 volte».

Da parte del governo spagnolo, solo un «disprezzo che ferisce verso la lingua e la cultura del nostro paese», ha detto Puigdemont. Passando allo spagnolo ha spiegato che «non siamo pazzi, delinquenti e golpisti: siamo gente normale che chiede di poter votare», perché, ha aggiunto «noi non abbiamo nulla contro la Spagna e gli spagnoli, il desiderio maggioritario è di capirsi meglio; la relazione non funziona da anni, non ci capiamo più».

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