DA SCUOLA A CASA SOLO SE ACCOMPAGNATI DAI GENITORI. LA CIRCOLARE DELLA DISCORDIA

DI CHIARA FARIGU

Non ricordo di essere stata mai accompagnata o ripresa da scuola dai miei genitori. Forse il 1° giorno della scuola elementare. O forse neppure. A quei tempi, fine anni cinquanta/anni sessanta i paesi, soprattutto al Sud erano delle piccole comunità. I vicini di casa erano tutti “tzie-tzii”, si sapeva tutto di tutti. I bambini erano un po’ figli di tutti, c’era un controllo sociale al quale non si sfuggiva. Il traffico era pressoché inesistente, i pericoli, non che mancassero, ma se paragonati a quelli odierni, quasi nulli. Si giocava per strada, si andava a scuola con le amiche. Rigorosamente a piedi. Da madre ho dovuto rivedere metodi educativi e regolamentare la voglia di autonomia dei figli con i rischi e pericoli del momento. Sperimentando e riaggiustando continuamente il tiro. Anche sbagliando. I giochi in strada sempre meno, a scuola sempre, o quasi, accompagnati. Pur senza alcun obbligo a riguardo. E oggi?

I tempi evolvono, i pericoli aumentano le scuole si tutelano. Queste, in sintesi, le novità che stanno facendo discutere e che vedono scuola e famiglie ancora una volta contrapposte. Dopo la querelle panino si panino no e la polemica che ha tenuto e che continua a tenere banco sull’obbligatorietà dei vaccini, arriva l’ultima sulla “culpa in vigilando”. Se queste sono inequivocabili durante l’orario delle lezioni (in casi di incidenti agli e tra alunni a risponderne è l’Amministrazione che, a sua volta, si può rivalere sui docenti), lo sono un po’ meno quando suona la campanella che libera tutti. O perlomeno lo erano.

A fare chiarezza una nuova circolare che sta dividendo l’Italia e che intende rispondere ad una precisa domanda: “A chi vanno affidati, al termine delle lezioni, gli alunni della scuola secondaria di 1° grado”? La risposta, valida da Nord a Sud isole comprese, appare inequivocabile: si esce da scuola solo con mamma e papà. Fino ai 14 anni. Anche se si abita a pochi metri dalla scuola. A stabilirlo una circolare ministeriale che si rifà all’art. 97 del Codice Penale secondo il quale “per i minori di 14 anni è prevista una presunzione assoluta di incapacità” e quindi, “chiunque abbandona una persona minore di anni 14 della quale abbia la custodia o debba avere cura, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni”.

Pertanto la responsabilità della scuola termina nel momento della “traditio” vale a dire esattamente quando l’alunno viene consegnato direttamente al genitore, o a chi ne fa le veci, fuori dal cancello della struttura scolastica o all’autista nel caso in cui rientri a casa con lo scuolabus. A fare luce sull’intera vicenda una sentenza della Cassazione (la N° 21593/17) del maggio scorso che aveva condannato un Istituto scolastico per la morte di uno studente investito da uno scuolabus anni addietro. Una sentenza che pone fine alle tante liberatorie firmate a inizio anno, frutto di accordi tra genitori e scuole, che di fatto esoneravano presidi e docenti dalla responsabilità dei ragazzi pre-adolescenti all’uscita.

Chiarezza però che si accompagna a insoddisfazione. Parecchia. Sia dei docenti che dei genitori. Ai quali si aggiungono anche i pedagogisti. I primi dovranno fare i conti con gli inevitabili ritardi dei genitori, mentre i secondi, impegnati al lavoro o in famiglia dovranno delegare parenti o baby sitter e magari prevedere un ulteriore budget finanziario. “L’età 11-14 è quella dell’autonomia: così precludiamo ai ragazzi ogni percorso di crescita. Li vogliamo chiudere in casa? Non è protezione, ma solo paura”, lamentano i pedagogisti, ricordando che in Italia solo il 30% degli studenti torna da sola a casa a fronte del 90% del resto d’Europa.

Come conciliare una normativa che impone l’obbligo di vigilanza agli istituti scolastici col percorso di autonomia degli studenti che di fatto viene meno con mamma e papà sempre al loro fianco? Quesito che non porta ad alcuna risposta. Almeno per ora. E intanto la polemica continua. Ognuno con le proprie ragioni.

L'immagine può contenere: una o più persone e persone in piedi