STORIE DI METROPOLITANA. UNA RAGAZZA MANDAVA MESSAGGI SU UN VECCHIO CELLULARE

DI MARCO GIACOSA

In metro, una ragazza mandava messaggi su un Nokia 1100.
Aveva i capelli bagnati, una tuta da ginnastica nera con i bordi rossi, lo zaino, doveva essere uscita da qualche sport.
Attorno a lei, un tizio con le cuffie bluetooth hi-tec sto-caz, che toccava uno schermo che si illuminava irradiando il quartiere pure in superficie.
Lei no, faceva una fatica nera a premere quei tasti con il pollice, aspettando qualche secondo, anche, per cambiare la lettera: pqr sullo stesso tasto, per la r aspetti.
Accanto a lei, un altro tizio ascoltava messaggi vocali via Whatsapp, e rispondeva con tocchi leggeri, con il polpastrello danzante come un’étoile.
Lei no, per selezionare il numero in rubrica faceva cinque passaggi, il dito pesante.
Attorno a lei, un tizio appena uscito da un negozio di accessori aveva la valigetta ultimo modello sarcazz, di materiale termonucleare titanico.
Lei no, uno zaino del 1992, con le spillette (che, appunto, appiccicavamo agli zaini nel 1992). Erano cinque, su una c’era la scritta «Buona notte brutta gente».
Le getto gli occhi sullo schermo, leggo che cosa ha ricevuto, «Ok amore», e sorride.

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