LEGGE ELETTORALE: LE PROTESTE NON FRENANO I VOTI DI “FIDUCIA”

DI LUCA SOLDI

Stamani, a partire dalle 9, si riparte da capo. Si comincia con le dichiarazioni di voto sulla terza ed ultima fiducia, quella posta sull’articolo 3 del testo. La votazione avranno inizio alle 11. Dopo l’Aula prenderà in considerazione gli ultimi due articoli del provvedimento, per poi passare agli ordini del giorno e alle dichiarazioni di voto finali.

Ieri tutto era andato avanti secondo un copione non scritto.

A Montecitorio erano arrivati i primi due sì sulla legge elettorale. Subito per il primo articolo del Rosatellum il governo aveva posto la fiducia. Evidente il si con 307 voti favorevoli e 90 contrari, solo nove gli astenuti. Subito dopo la proclamazione del risultato sull’articolo uno che contiene all’interno il sistema elettorale della Camera, l’Aula di Montecitorio aveva dato l’inizio alle dichiarazioni di voto sulla seconda fiducia , quella sull’articolo 2 del disegno di legge, precisamente quello sul sistema elettorale del Senato, che ha ottenuto 308 voti favorevoli, 81 contrari e otto gli astenuti.

Numeri chiari, “tranquilli”.

Ma il Paese, intanto, fuori protesta o meglio quanti sono stati resi consapevoli del funzionamento di questa nuova legge elettorale, gridano allo scandalo.

Per il contenuto ma anche per il modo in cui i quattro autori, ( Pd, Ap, FI, Lega) del patto hanno portato in fondo il loro accordo.

Un metodo che sarebbe stato giustificato solo per l’aumento delle accise sui tabacchi e che invece è diventato e potrà tornare a diventare nel futuro, sistema per cambiare le “regole del gioco” nella democrazia.

Naturale che fuori dal palazzo si urli allo scandalo come è avvenuto nel pomeriggio si sono tenute la manifestazione della sinistra dei cinque stelle piazza Montecitorio e al Pantheon, davanti ai luoghi del potere.

Non erano presenti solo dimostranti di SI o dei grillini: “Gentiloni aveva detto che non sarebbe intervenuto. Ha perso credibilità” ha detto ha detto Pier Luigi Bersani, in modo “grave” arrivando alla manifestazione.

Di fronte a Montecitorio, i cinque stelle hanno continuato Alessandro Di Battista ha messo nel mirino la Lega Nord: “Salvini si è venduto per qualche voto in più cedendo lo scettro di comando a Berlusconi”, ha detto.

A Montecitorio la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni decisamente imbarazzata ha preso le distanze dai suoi alleati: “E’ una legge vergognosa, non non potevamo starci e ci dispiace che altri si siano resi disponibili”.

Durissimo, ma non poteva essere altrimenti, il giudizio di Massimo D’Alema:”Per la seconda volta nella stessa legislatura abbiamo una legge inaccettabile, segno di irresponsabilità del gruppo dirigente del Pd che logora la democrazia e apre la strada al populismo, spezzando il legame già fragile tra cittadini e istituzioni”.